La colomba ministeriale Fabrizio Cicchitto torna a minacciare la diserzione del Consiglio nazionale del Pdl in programma il 16 novembre, come aveva fatto pochi giorni fa. Nelle ultime ore “c’è stata la radicalizzazione dello scontro da parte di fuochisti, lealisti e falchi, per cui sembra che vengano meno le condizioni per un dibattito sereno”, afferma l’ex capogruppo alla Camera in un’intervista al Mattino. “Aggiungo anche che non è chiaro l’ordine del giorno e neanche il contesto nel quale una riunione così delicata dovrebbe svolgersi. Ecco dunque che i dubbi sulla nostra partecipazione sono meritevoli di approfondimento”.

Un’area del partito, chiarisce Cicchitto, si riconosce nelle posizioni del segretario Angelino Alfano, ma “non si tratta di scippo” del partito a Berlusconi. “In ogni caso è assolutamente sbagliato fare quest’accelerazione ai danni del governo” perché, spiega, “se si va a elezioni immediate il centrosinistra è già pronto con Matteo Renzi e noi invece non abbiamo un candidato, visto che Alfano non è condiviso da una parte del partito. Ma se poi non si va al voto le cose non sono meno gravi: da un governo amico si passerebbe a un governo ostile, nel quale il Pdl non ci sarebbe. E allora mi chiedo: che senso ha questa accelerazione?”.

Cicchitto risponde anche al paragone con la magra sorte elettorale toccata a Gianfanco Fini dopo la rottura con Berlusconi, uno spettro evocato dal Cavaliere stesso pochi giorni per frenare le tentazioni scissorie degli alfaniani. “Penso – aggiunge Cicchitto – che non ci sia nessun motivo per cui si debba bollare alcuni esponenti del partito come traditori” mentre “la storia di Gianfranco Fini non c’entra proprio niente con quanto sta accadendo”. Proprio oggi lo stesso Fini, in un’intervsita alla Stampa, ricorda che Alfano e gli altri nulla dissero quando gli fu applicato il “metodo Boffo“, ora denunciato dallo stesso Alfano nei propri confronti: “Chi aveva gli occhi per vedere, già nel mio caso avrebbe dovuto denunciare l’uso di metodi intimidatori che nulla hanno in comune con la libertà dell’informazione”.

I falchi, evocati, rispondono. Daniela Santanchè avverte gli alfaniani che alla fine del Consiglio nazionale potrebbero “risvegliarsi in un incubo“. La Pitonessa spera che sabato finisca così: “Dobbiamo essere tutti d’accordo che si torna a Forza Italia e che tutte le deleghe sono in mano a Berlusconi, che è quello che prende voti per tutti e quindi deve poter decidere. Poi se c’è qualcuno che preferisce la poltrona del ministro, pensando di essere diventato capace e di essere il più bravo, si sveglierà e sarà un incubo”. Ieri sera a “Quinta Colonna” (Rete 4), Santanchè ha voluto ricordare  che “tutto è stato fatto da Silvio Berlusconi: non è che Alfano è diventato segretario perché ha vinto un concorso. Non è che la Lorenzin fa il ministro perché ha vinto un concorso, ma perché Berlusconi lo ha deciso”.

Oggi dovrebbe essere resa pubblica l’annunciata lettera-appello degli autodefiniti “innovatori” guidati da Alfano, indirizzata a Silvio Berlusconi in vista appunto del Consiglio nazionale. Secondo quanto riferito nel documento, firmato da circa la metà dei membri della Direzione nazionale, viene ribadita la necessità di continuare a sostenere il governo Letta anche in caso di decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Nello stesso tempo però non vuole essere elemento di scissione all’interno del partito.