Non era riuscita a costituirsi parte civile contro il suo ex manager. Ora proverà con l’azione civile. E nel frattempo Carife ha già chiesto, e ottenuto, dal tribunale di Bologna il sequestro conservativo dei beni mobili e immobili di Gennaro Murolo per una somma di 25 milioni di euro. Si consuma così, con una prevedibile azione per un maxi risarcimento danni, il rapporto decennale tra il principale istituto di credito ferrarese, oggi sotto commissariamento straordinario proprio per le diverse operazioni ‘allegre’ dei suoi precedenti vertici, e colui che dal 1999 al 2009 è stato il suo direttore generale.

A dire il vero il rapporto era già finito con l’uscita da Corso Giovecca di Murolo. Che se ne andò forte di una clausola contrattuale che avrebbe dovuto tenerlo al riparo da eventi del genere. Il presidente di allora, Alfredo Santini, gli concesse la rinuncia da parte Carife ad ogni azione risarcitoria eventuale e futura. Una clausola di ferro che però difettava di un vizio di forma: ad approvarla doveva essere l’assemblea dei soci. È questo uno dei punti su cui poggia l’istanza che il commissario straordinario Bruno Inzitari ha posto alla base della richiesta di sequestro. Una istanza accolta dal giudice Daria Sbariscia del tribunale ordinario di Bologna, la cui ordinanza emessa lo scorso 6 novembre ha dato il via libera al “congelamento” degli averi di Murolo. Fino a concorrenza di 25 milioni di euro.

La somma si basa sulla provvisionale decretata dal giudice milanese Marina Zelante, che lo scorso luglio condannò Murolo a tre anni per truffa proprio nei confronti di Carife nell’ambito dell’inchiesta sulle operazioni immobiliari dei fondi di Santa Monica e Miluce che vedeva coinvolti anche i fratelli Siano. La vicenda ruotava attorno al maxi investimento di Carife nel fondo immobiliare Calatrava, gestito dalla partecipata Vegagest Immobiliare. Il fondo si proponeva di realizzare entro la metà del 2011 la costruzione del complesso immobiliare MiLuce, nei pressi della stazione centrale di Milano. Con Murolo finirono condannati Dante e Luigi Siano a 4 anni e 6 mesi, Aldo e Giorgio Magnoni a 4 anni, Sandro Bordigoni a 4 anni e Mirko Leo a due anni e sei mesi. Alle pene detentive si era aggiunta la provvisionale di 25 milioni di euro a carico degli imputati contro i quali Carife si era costituita parte civile.

Tra questi non c’era Murolo. La richiesta di costituzione nei suoi confronti venne respinta dal tribunale di Milano per difetto procedurale. La mancata costituzione lasciava però spazio all’azione in sede civile per la richiesta di risarcimento danni. E questo sequestro conservativo dovrebbe essere il primo passo.