Corruzione e peculato all’Agec di Verona, l’azienda comunale che gestisce gli alloggi pubblici, i servizi cimiteriali, le mense scolastiche e le farmacie comunali nella città guidata dal leghista “rottamatore” Flavio Tosi. Giovedì mattina la Guardia di finanza ha arrestato nove tra dirigenti e dipendenti della società municipalizzata. Le accuse formulate dal sostituto procuratore Gennaro Ottaviano, vanno appunto dal peculato alla corruzione passando per l’abuso d’ufficio, le falsità in atti e la turbata libertà in procedure d’appalto. Sotto la lente degli investigatori sono finiti, in particolare, gli appalti per la refezione delle mense (negli anni che vanno dal 2010 al 2013, ) e gli alloggi residenziali pubblici realizzati nella zona di Fondo Frugose.

Le misure cautelari sono state disposte per il direttore generale Sandro Tartaglia, il direttore per i servizi istituzionali Stefano Campedelli, i dirigenti Francesca Tagliaferro, Alessia Confente e Luisa Fasoli oltre ai dipendenti Giovanni Bianchi, Davide Dusi, Giorgia Cona e l’imprenditore di Bressanone Martin Klapfer. Per cinque degli indagati sono stati disposti i domiciliari, mentre Tartaglia, Campedelli, Tagliaferro e Klapfer sono finiti in carcere.

Le indagini delle fiamme gialle sono partite da un esposto presentato il 25 ottobre dello scorso anno dall’ex presidente della società municipalizzata, l’avvocato Michele Croce, sfiduciato e rimosso dall’incarico da Tosi quando ha iniziato a mettere il naso nei conti dell’azienda speciale. Da allora Croce (seguito da una schiera di delusi dal modello Tosi) tramite il blog Verona Pulita ha ingaggiato una lotta contro quello che ha sempre dipinto come un sistema di malaffare che andava ben oltre i confini di Agec. Le denunce di Croce hanno portato all’avvio di un’indagine e dopo le perquisizioni dei mesi scorsi  si è arrivati agli arresti.

“Quanto avvenuto rappresenta la conferma delle mie accuse, a riprova che forse non erano fantasie come qualcuno molto autorevole aveva sostenuto”. Così oggi il principale accusatore del presunto sistema corruttivo ribadisce la propria posizione, accusando l’amministrazione comunale di non avergli dato ascolto: “Prima ancora di recarmi in Procura avevo informato i vertici dell’amministrazione comunale del quadro desolante che stava emergendo, ma invece di ascoltarmi e adottare contromisure adeguate si precipitarono a defenestrarmi da presidente dell’Agec. Il tutto quando iniziai a chiedere chiarimenti su aspetti che mi sembravano inquietanti”.

Croce poi spiega che quanto sta avvenendo dimostra che ormai il sistema non è più in grado di “auto proteggersi” e che anche quelle che un tempo sarebbero state etichettate come crociate contro i mulini a vento, oggi “possono contribuire a fare luce su vicende molto gravi che danneggiano tutta la città”. Secondo l’avvocato veronese i pilastri del potere che sorreggono il sistema Tosi stanno scricchiolando: “L’auspicio è che si vada verso un vero cambiamento, e cercherò di continuare a fornire il mio piccolo contributo perché questo avvenga”.  

“Non è una bella notizia, aspettiamo di avere qualche elemento in più”, ha commentato Tosi. “Conosco Tartaglia da quasi vent’anni è stato direttore con questa amministrazione, con quella precedente e con quella prima ancora – ha aggiunto -; ha lavorato con tanti presidenti, è un uomo delle istituzioni“. Secondo il primo cittadino del capoluogo veneto “l’errore sarebbe quello di condannare ancor prima di avere accertato i fatti”. Il sindaco di Verona ha spiegato che “l’unico collegamento tra i diversi filone d’indagine è che si tratta della stessa azienda. Per ora siamo ancora in una fase iniziale, stiamo a vedere quello che succederà. Ci sono tanti funzionari e dipendenti pubblici coinvolti – ha concluso -, non vorrei che si buttasse la croce addosso e poi invece è tutt’altro”.