Saranno anche solo coincidenze. Forse casualità. Ma mettono i brividi. Negli stessi giorni in cui la Mehari, l’auto di Giancarlo Siani, è ripartita – dopo 28 anni – da dove la mano assassina e codarda della camorra l’aveva fermata trucidando il giovane cronista, il mandante di quel delitto, per molti versi ancora oscuro, è morto nell’ospedale del carcere di Parma. Angelo Nuvoletta, 71 anni, stava scontando l’ergastolo, da qualche giorno era stato trasferito dal carcere di Spoleto a quello di Parma per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute: era da tempo ammalato di cancro, come il fratello Lorenzo catturato nel dicembre del 1990 e morto 4 anni dopo a Marano, comune alle porte di Napoli.

A Poggio Vallesana (Marano) c’è da sempre il fortino, la roccaforte della cosca dei Nuvoletta. Avete letto bene: cosca. I tre fratelli Lorenzo, Ciro (il più feroce, e però fu anche il primo a morire, in un agguato nel 1984) e Angelo si affiliarono alla mafia siciliana del padrino Michele Papa e poi seguirono Luciano Liggio e abbracciarono la fazione stragista dei Corleonesi di Totò Riina. I collaboratori di giustizia lo dissero chiaramente, le indagini lo confermarono: Angelo Nuvoletta, il vero capo dei capi della famiglia, lo decise e lo sentenziò: Giancarlo Siani doveva morire perché ipotizzò in un articolo il tradimento dei Nuvoletta nei confronti del boss emergente di Torre Annunziata Valentina Gionta. Uno smacco insopportabile, il pezzo di Giancarlo, poteva compromettere il patto d’onore con la mafia siciliana e i tanti affari a venire. Questo è quello che hanno sentenziato i giudici. E’ una verità giudiziaria inequivocabile.

Ma forse c’è dell’altro. Anzi sicuramente. Ci fu un’accelerazione repentina nell’uccisione di Giancarlo Siani. Angelo Nuvoletta conosceva, sapeva, custodiva segreti inenarrabili che ha portato domenica scorsa con se nella tomba. Le uniche cose che si è limitato a dire a verbale negli anni sono state : “Dottò, mi avete preso, ma ho giurato a me stesso che non mi pentirò mai. Io non sono un infame. Quelli lì hanno rovinato la Camorra…”. Parole sprezzanti pronunciate quando dopo 17 anni di latitanza venne acciuffato nel suo fortino. Correva l’anno 2001 era il 17 maggio. Il padrino fu catturato a Marano in un palazzo vicino al municipio.  Il bliz fu condotto da 40 uomini della Dia. La certezza che si trattasse proprio di lui la si ebbe quando nello stringere le manette ai polsi mancava un pezzo dell‘anulare perso durante un conflitto a fuoco.

La condanna più pesante, è quella dell’aprile del 1997, quando i giudici della Corte d’ Assise di Napoli gli inflissero l’ergastolo proprio per l’omicidio di Siani avvenuto la sera del 23 settembre 1985. I Nuvoletta rappresentano la vera camorra-mafiosa. Nulla a che vedere con la ‘guagliunera’ di oggi: per lo più bande predatorie di bamboccioni. La cosca dei Nuvoletta sia nella guerra contro la Nco di Raffaele Cutolo, sia contro i Casalesi e il clan retto dal padrino poi pentito Carmine Alfieri hanno mostrato sempre e solo una ferocia criminale senza eguali mai registrata nella storia della camorra e più attinente, invece, alla mafia. E’ loro il copyright dello strangolamento e dello scioglimento dei cadaveri nell’acido. Come i casi di lupara bianca. Insomma tecniche mafiose. Colpire i nemici facendoli soffrire e poi ammazzarli. Questa la ‘filosofia’ del terrore dei Nuvoletta. Una famiglia-cosca criminale con affari in giro per il mondo: contrabbando di sigarette, traffico di droga, calcestruzzo, edilizia, appalti e sub appalti, rapporti con la politica, traffico di rifiuti, gestione delle discariche. Business e potere. Una holding con migliaia di tentacoli. Affari a nove zeri e un fitto cerchio magico di fior fiori professionisti a loro disposizioni. Riciclaggio e investimenti all’estero.

A distanza di di 50 anni di potere capillare nulla si conosce davvero dei Nuvoletta. Dei fratelli Angelo, Ciro e Lorenzo parlarono durante le loro deposizioni collaboratori famosi come Tommaso Buscetta e Totuccio Contorno, mai però dall’interno della cosca è venuto fuori qualcuno disposto a raccontare i segreti dei boss di Marano. Nessuno mai – a livello criminale – negli anni si è mai permesso di mettere in discussione il loro potere. Nessuno mai. Nell’imbastardita geografia criminale e pulviscolare campana i vecchi capi e le terze fila in ascesa nel loro scacchiere d’interessi il territorio di Marano è stato sempre aut. Un riconoscimento e una forma di rispetto dovuti ai Nuvoletta per il loro pedigree e collegamento con Cosa nostra.

Adesso con la dipartita di Angelo Nuvoletta, del capo dei capi, le cose potrebbero cambiare. Il loro storico alleato Giuseppe Polverino detto ‘o barone, finito in cella garantiva, interloquiva e gestiva a livello internazionale anche per conto della cosca di Marano i rapporti. E’ finito in carcere. Si profila insomma all’orizzonte un quadro dinamico. Cito solo un nome Mario Riccio, 21enne, originario di Marano che quando fu costretto a trasferirsi a Scampia con la famiglia promise a se stesso che un giorno sarebbe ritornato nella sua città. Il bamboccione nel frattempo è cresciuto. E’ latitante e bene si è distinto nell’ultima faida di Scampia costruendo e comandando un giovane gruppetto criminale pronto a tutto. Scenari da guerra.

Intanto come era ovvio Angelo Nuvoletta non tornerà a Marano. Niente funerali nella chiesa di Vallesana. La salma dell’ultimo padrino di Marano, sarà cremata. Il no alle esequie è stato deciso per ragioni di ordine pubblico dal questore di Napoli ma anche dal diniego del cardinale Crescenzio Sepe.