Via i carnet, salasso per i pendolari. Grazie Trenitalia! È questo il servizio pubblico che vogliamo
Viaggio tra Torino e Milano da più di cinque anni: tre volte alla settimana, con orari abbastanza fissi. Mi ritengo fortunata perché ho a disposizione dei giorni di smartworking mensili e anche perché sono una pendolare “comoda”: vivo a un chilometro dalla stazione di partenza, il mio ufficio si trova non lontano dalla stazione di arrivo.
Nonostante la stanchezza cronica di chi come me passa buona parte del proprio tempo di non lavoro sui mezzi, ho sempre considerato vantaggioso potermi fare una famiglia nella città che ho scelto e continuare a lavorare in un’altra, tra l’altro quella più ricca (e costosa) d’Italia. Viaggiare poi non mi costringe a cercare un alloggio a Milano, che come tutti sanno ha prezzi altamente proibitivi.
Da questo novembre però dovrò rivedere i miei piani: Trenitalia ha deciso di eliminare lo strumento introdotto durante i primi anni di Covid, il carnet Smart, che consente alle persone come me – che possono lavorare da remoto alcuni giorni a settimana – di spostarsi tra due città senza dover acquistare il costosissimo abbonamento (nel mio caso 374 euro al mese) dell’alta velocità. Usando il carnet Smart riuscivo a coprire i miei circa 12-14 giorni in presenza in redazione (per un totale di 22-24 viaggi a/r) mensili con una spesa che si aggirava – è una stima al ribasso – sulle 250 euro. Stiamo parlando di somme importanti ma per un trasporto veloce, che mi evita un affitto a Milano, il conto è senz’altro in attivo.
La doccia fredda è arrivata lunedì: le condizioni “sono cambiate” e dunque via i carnet, l’unica soluzione è l’abbonamento, ridotto di qualche euro ma con la gabola della prenotazione obbligatoria a 2 euro per ciascuna corsa. Questo significa che io, come altri milioni di pendolari in tutta Italia sulle tratte brevi di alta velocità, vedremo aumentare i nostri costi mensili del 126% (questo il calcolo dell’onorevole Marco Grimaldi – Avs che per primo ha denunciato il salasso), l’equivalente di uno stipendio a fine anno.
Ok, Trenitalia è un’azienda pubblica ma pur sempre un’azienda. Non sono ingenua e mi aspetto che negli anni possa rimodulare le sue offerte commerciali e – soprattutto per l’alta velocità – voglia monetizzare il più possibile. Qui però non si tratta di rincari, ma di un cambio di paradigma. Dice l’azienda: ora che non c’è più la pandemia, quei carnet non servono più. “Alla luce dei cambiamenti nelle abitudini di viaggio e nell’organizzazione del lavoro – spiega nella nota – Trenitalia ha sviluppato una nuova formula di abbonamento, pensata per rispondere alle esigenze sia dei pendolari tradizionali sia degli smart worker”. Quale ottusità!
Quindi – per capire – ora che c’è un sistema che funziona e hai creato una comunità di lavoratori vincolata a quello strumento, al posto di potenziarlo e magari aggiungere nuove corse, cosa fai? Lo rimuovi. Chiaro, no? Ma quale modello sociale vogliamo se un’azienda pubblica è la prima a fare cassa sui lavoratori?
Siamo peraltro in un periodo nero per gli spostamenti visti i costi energetici lievitati a dismisura: andare in auto per me non è un’alternativa sostenibile, non lo sarebbe nemmeno dal punto di vista ecologico; e penso di parlare per migliaia di persone. Sottotraccia poi c’è sempre quel modo di dipingere lo smartworking come emergenziale e non come parte strutturale di un mondo del lavoro evoluto.
In questi giorni, a bordo dei treni, ho sentito tante persone parlare animatamente di questa “novità”: la maggior parte dei commenti era tra il furioso e lo sconsolato. Molti – come me – dovranno farsi i conti in tasca e valutare l’effettiva convenienza di pendolare, già di per sé un’attività usurante. Al momento alcuni parlamentari hanno annunciato interrogazioni al ministro dei Trasporti, le istituzioni locali (nel mio caso l’assessore regionale piemontese) hanno fatto sapere che chiederanno spiegazioni: mi sembra il minimo.
Ai pendolari non resta che arrabbiarsi e denunciare questa stangata a freddo. Sono nati dei comitati, su Change.org qualcuno ha lanciato una petizione, sui social c’è una valanga di commenti negativi. Continuiamo ad attivarci.