“Se devono protestare vadano davanti ai palazzi del potere. Sicurezza? Qui lunedì non c’era nessuno”: i negozianti della zona del Duomo tra quotidianità e paura
C’è silenzio in via Torino. Le persone passeggiano, entrano ed escono dai negozi, chiacchierano nella famosa via di Milano che da piazza Duomo porta verso la zona di Porta Ticinese e delle Colonne di San Lorenzo: c’è quel brusio di sottofondo di una mattina qualunque che stride se confrontato con le grida e il frastuono delle devastazioni del weekend. I negozi sono quasi tutti aperti, compresi quelli vittima delle scorribande, facilmente riconoscibili dalle vetrine ammaccate o coperte con pannelli di legno. I commessi accolgono i clienti con gentilezza, il viavai dello shopping non si ferma ma quello che in superficie sembra un ritorno alla normalità è in realtà un sorriso di facciata; le persone che abitano o lavorano in via Torino non fanno altro che parlare degli eventi degli scorsi giorni, e la parola che viene più spesso ripetuta è “paura“.
“Non ce la faccio più, non voglio più vivere a Milano. Qui, per un motivo o per l’altro, devi aver paura a uscire ogni giorno di casa”. Laura, donna sulla cinquantina, lavora a Milano da quindici anni e in via Torino da due. Per paura di nuovi scontri, lunedì ha preferito fare smart working. “La situazione per me non è recuperabile” afferma sconvolta, “ormai i delinquenti sono troppi, specialmente in questa zona”. Sostiene di non sentirsi sicura a girare per la sua città, e sugli scontri ha una posizione netta: “Questi non vogliono manifestare, le manifestazioni sono un’altra cosa: sono dei violenti che vogliono solo spaccare vetrine, questi vogliono vendicarsi“.
C’è chi la paura l’ha provata anche durante le manifestazioni, perché lo scorso weekend stava lavorando: Francesca (nome di fantasia) era da Foot Locker mentre veniva preso d’assalto dai giovani incappucciati. “Lo spavento è stato grosso, per fortuna siamo stati subito evacuati e il giorno dopo siamo rimasti a casa” racconta la giovane commessa, “e tuttora veniamo al lavoro con la paura che possa succedere qualcosa. Purtroppo non possiamo fare altrimenti”. Francesca è a cavallo tra GenZ e Millenial, le proteste per il carovita sono qualcosa che dovrebbero toccarla, che appartiene alla sua generazione; eppure non mostra alcuna empatia nei confronti dei protagonisti dei tumulti dello scorso weekend: “Se devono protestare che lo facciano davanti ai palazzi del potere. Se spaccano le vetrine e i negozi vengono chiusi ci rimettiamo anche noi“.
La paura diffusa si rivede anche nelle parole dei titolari delle attività di via Torino e dintorni. Nicole è la giovane cofondatrice del MAAT, salone di bellezza in zona Duomo, e racconta di diversi clienti che nei giorni scorsi hanno chiamato per disdire gli appuntamenti: “Hanno paura a venire in centro a Milano, preferiscono posticipare o annullare gli appuntamenti pur di non camminare in queste vie” afferma. “Tra l’altro se rompono le vetrine poi i danni dobbiamo pagarli noi: mi è già capitato di dover sostituire le vetrine per colpa di atti di vandalismo, e non è stata una bella esperienza”. Non a caso, passeggiando per via Torino, capita di vedere negozianti armati di metro intenti a rinforzare le proprie vetrine in vista di potenziali futuri assalti.
A dir la verità, però, ci sono negozi che non sono stati nemmeno sfiorati dai manifestanti violenti. Ed è ciò che lascia perplessi i commercianti e i dipendenti che lavorano nella zona. Uno dei video più diffusi degli scontri di sabato e domenica è l’assalto al supermercato Carrefour di via Torino, con un eroico dipendente che prova a tenere fuori i ragazzi incappucciati nonostante il lancio di oggetti di questi ultimi – l’uomo, tra l’altro, è a casa e sta bene a detta dei colleghi. “Proprio dall’altra parte della strada, davanti a noi, c’è un negozio di occhiali. Ci sono Rayban, Cartier, Chanel e chi più ne ha più ne metta: roba di valore. Perché non sono andati lì?” si domandano i dipendenti. Che poi raccontano degli attimi di terrore che hanno vissuto quando sono i facinorosi sono entrati: “Ci sono alcuni che per lo spavento si sono messi in malattia tutta la settimana”.
Ma il vero tema che tiene banco in queste ore tra i commercianti delle vie intorno al Duomo è la preoccupazione per il prossimo weekend. Qualcuno spera “in qualche manganellata in più”, qualcuno addirittura auspica l’utilizzo di proiettili di gomma da parte delle forze dell’ordine; ma, escluse queste posizioni più estreme (a dir la verità non poco diffuse), il problema della sicurezza e della mancanza di sorveglianza da parte delle forze dell’ordine è un tema da non sottovalutare. Sara (nome di fantasia) lavora in un negozio di via Dante vicino a quello di Lacoste che è stato preso di mira dai manifestanti violenti lo scorso weekend: “Sabato hanno spaccato il negozio, domenica la via era piena di polizia e giornalisti, lunedì non c’era più una volante, nemmeno di rappresentanza”.
Foto di Giovanni Scalfi