Una cosa positiva della “nota” sulla sanità del governo Letta al Def (documento economico finanziario) è di averci fatto capire per lo meno le operazioni che ha in mente il futuro Letta bis sempre ammesso che prenda la fiducia dal Parlamento.

Tutti i critici di questa nota sono d’accordo nel considerarla un atto controriformatore che chiude definitivamente e drammaticamente un ciclo di politiche che pur riorganizzando, riordinando, razionalizzando il sistema sanitario in questi ultimi 30 anni non hanno mai messo in discussione il postulato principale del diritto alla salute,vale a dire l’universalismo.

Ma c’è chi dice, soprattutto gli economisti che hanno contribuito a scrivere la nota, quindi non del tutto disinteressati alla privatizzazione della sanità, che l’universalismo è già stato ridiscusso nella pratica. A guardare i dati costoro non hanno del tutto torto se pensiamo che oggi:

  • il sistema pubblico spende il 24% in meno degli altri Paesi europei (la media europea è del 15%)

  • buona parte della spesa pubblica si è spostata sul cittadino al punto che ¼ della spesa totale è a carico delle famiglie

  • e che la spesa privata cresce ancor meno di quella pubblica cioè la gente ormai rinuncia a curarsi

Questi economisti hanno torto quando usano questi dati come alibi per giustificare la controriforma nel senso che non sono minimamente turbati dall’ingiustizia sociale che essi rappresentano. Ma per chi crede nelle diseguaglianze di reddito e non nell’eguaglianza del diritto tutto fa brodo. Giusto per capirci, la controriforma della sanità, non è uno scontro di culture diverse, di politiche sociali diverse, di chissà quali strategie di welfare, ma è una competizione di interessi molto più prosaica di quella che si crede.

In pratica con la nota al Def si tratta da subito di mettere le mani con i fondi integrativi su una spesa privata annua di 30 mld pagata almeno per l’88% del suo ammontare direttamente dai cittadini cioè senza l’intervento di un terzo pagatore specializzato. Il Def crea le premesse per sostituire il terzo pagatore pubblico con quello privato. Questa è la vera operazione. Non è un caso se Confindustria in audizione alla Camera sulla sostenibilità (17 settembre) abbia detto con chiarezza che l’obiettivo è intercettare con l’intermediazione finanziaria questa montagna gigantesca di soldi.

Quando il Def dice di voler ridurre le tutele cioè le prestazioni sanitarie garantite (ridefinire il perimetro dei Lea) è per far spazio al privato, cioè per creare le condizioni per dismettere intere aree di prestazioni ad esempio la specialistica, l’assistenza farmaceutica, la diagnostica garantendo queste cose nel pubblico limitatamente agli “indigenti”. A questo punto viene il dubbio se sia il governo che con la scusa della crisi e della sostenibilità si avvale degli interessi speculativi o se sono gli interessi speculativi che con la scusa della sostenibilità e della crisi si avvalgono del governo?

Il dubbio è chiaramente retorico in quanto a leggere la “nota” gli speculatori finanziari e il governo è evidente che appaiano come “compari”. In tanti mi hanno chiesto come mai sia possibile una così compromettente controriforma con un presidente ragionevole e progressista come Letta. I cognitivisti dicono che dietro alle menti vi sono le ragioni delle menti, e i filosofi dicono che le verità sono le cose in cui si crede, cioè “credenze”, e allora quali le ragioni e le credenze di Letta? Non credo che quella nota al Def sia stata scritta perché Letta è stato convinto dal pensiero neoliberista di quella brava ragazza della Lorenzin!

Credo piuttosto che Letta sia un neoliberista moderato a sua volta in quanto egli è un economista che viene dalla scuola di Andreatta, suo grande mentore, grande nemico della sanità pubblica che all’indomani della riforma del 78, sostenne che la sanità pubblica avrebbe messo in pericolo la democrazia. Appartiene ad una componente del Pd (quella degli ex popolari) che ha sempre sostenuto alla luce del sole la necessità della seconda gamba cioè di “integrare” il sistema pubblico con sistemi privati. Pubblicamente non ha mai nascosto le sue simpatie per il libro bianco di Sacconi che di gambe ne prevedeva addirittura tre perché includeva le assicurazioni private.

Per cui penso che la “nota” sia esattamente la fenomenizzazione delle larghe intese, delle ragioni e delle credenze di un orientamento politico definibile come semplice e banale neoliberalismo. La sostenibilità in ragione della quale è stata scritta la nota è un alibi per fare a un tempo sia un’operazione ideologica contro i diritti, che un’operazione finanziaria nei confronti dei grandi interessi in gioco. Larghe intese e emergenza non sono null’altro che le condizioni favorevoli nel momento giusto per seppellire i diritti delle persone.

Non so se Letta prenderà la fiducia in Parlamento, ma so che se la prenderà farà un governo bis quindi avremo un nuovo ministro della Salute perché quello vecchio si è dimesso e chiunque esso sarà avremo una nota bis sulla sanità probabilmente del tutto identica a quella appena scritta qualche giorno fa. Il “riformista che non c’è” non è solo il titolo di un libro. E’ un grosso problema per tutti.