Nuove ombre si addensano sulla questura di Bologna, dove negli ultimi anni regnano scandali e inchieste giudiziarie che hanno visto coinvolti diversi dei suoi uomini. Dopo il recente arresto del vicequestore Giovanni Preziosa per corruzione, ora si scopre che alcuni agenti avrebbero fatto pressioni su un pusher maghrebino, testimone in un processo contro dei loro colleghi. L’uomo è infatti una delle vittime delle presunte rapine e violenze compiute da quattro poliziotti delle volanti, per i quali è in corso in questi mesi l’udienza preliminare in tribunale. I fatti in questione risalgono all’autunno 2011 e i poliziotti Francesco Paolo Pace, Alessandro Pellicciotta, Giovanni Neretti e Valentino Andreani devono rispondere dell’accusa di rapina aggravata, lesioni e sequestro di persona legati a due diversi episodi.

Il pubblico ministero Manuela Cavallo ha fatto richiesta al giudice per le udienze preliminari affinché le tre vittime siano sentite in sede di incidente probatorio, quindi in maniera irripetibile e il prima possibile onde evitare che le loro testimonianze siano turbate da queste minacce. La pm nella sua richiesta parla di “accertate turbative della serenità e obiettività dei testimoni, dovute a condotte poste in essere da terzi (…) verosimilmente di concerto con gli imputati o alcuni di essi” che “appaiono tali da giustificare un’anticipazione del contraddittorio alla fase dell’udienza preliminare ancora in atto”.

L’incidente probatorio è stato chiesto dalla Procura anche per una questione legata alla scadenza dei permessi di soggiorno delle tre vittime, che al momento dell’inizio delle indagini erano clandestine e che usufruiscono di permessi di giustizia. Ad ogni modo nell’udienza che si riaprirà giovedì 26 settembre davanti al gup Andrea Santucci si deciderà se chiamare subito i tre a testimoniare.

Secondo la ricostruzione che li ha messi nei guai, l’assistente capo Francesco Pace e l’agente scelto Alessandro Pellicciotta nella notte tra il 20 e il 21 ottobre 2011 rubarono 600 euro a due pusher tunisini minacciandoli. Da lì, dopo la denuncia delle vittime, partì in gran segreto un’indagine. Poche settimane dopo, la notte tra l’11 e il 12 novembre 2011, i poliziotti Giovanni Neretti e Valentino Andreani, rapinarono 900 euro a un terzo spacciatore dopo averlo raggiunto in un bar di Porta Mazzini a seguito della segnalazione di una barista. Lo straniero fu quindi caricato in auto e, giunti in una zona periferica della città, fu picchiato tanto da ritrovarsi con un timpano perforato. Poi fu abbandonato in aperta campagna senza scarpe né cellulare.

Delle lesioni e del sequestro di persona sono accusati tutti e quattro gli agenti visto che Pace e Pellicciotta, gli stessi della rapina di ottobre, raggiunsero i due colleghi in periferia e assistettero al pestaggio portato avanti, secondo la ricostruzione della vittima, solo da uno degli agenti. A quel punto, dopo la denuncia del terzo spacciatore, le indagini della squadra mobile della stessa questura coordinate dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e dalla pm Manuela Cavallo, portarono nel giro di pochi mesi al collegamento tra i due episodi e agli arresti.

Gabriele Bordoni, l’avvocato che difende Andreani e Pellicciotta, non si oppone all’idea di ascoltare subito le tre vittime in sede di incidente probatorio, ma solo per una questione tecnica, quella cioè dei permessi di giustizia. Non sarebbero da accogliere secondo lui le questioni riguardanti le presunte intimidazioni: “Aderisco all’incidente probatorio perché sono convinto che quanto prima sentiamo i tre testimoni, tanto prima sveliamo le cose mendaci che hanno detto. Se le pressioni venissero dagli imputati il ricorso avrebbe senso, ma se invece vengono da altri poliziotti indaghiamo questi ultimi e noi andiamo avanti col nostro processo. Nessuno ha mai detto – conclude Bordoni – e questo va sottolineato, che i quattro imputati fossero gli istigatori di queste presunte intimidazioni”.

Contrari invece alla richiesta di incidente gli avvocati Roberto Godi Savino Lupo, che difendono Neretti. Il pusher oggetto di intimidazioni, infatti, è vittima solo della prima delle due rapine, alla quale parteciparono Pace e Pellicciotta. Di conseguenza, in riferimento alla terza persona offesa (il marocchino vittima della seconda rapina) gli avvocati di Neretti notano che “la genuinità della futura deposizione in dibattimento di quest’ultimo (nel caso in cui gli imputati non dovessero accedere a una definizione delle loro posizioni con rito alternativo) non è allo stato sottoposta ad alcun rischio”.