Quasi 100mila, lo 0,98% dei minori, in maggioranza femmine (52,51%): tanti sono i bambini o adolescenti vittime di maltrattamenti e abusi in Italia. Per la prima volta nel nostro Paese, infatti, un’indagine a cura di Terres des Hommes e Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso dell’infanzia), presentata oggi a Roma presso la presidenza del consiglio dei ministri, disegna un quadro chiaro del fenomeno. Anche se «i dati emersi», come spiega Dario Merlino, presidente del Cismai, «indicano solo i casi di minori ufficialmente presi in carico dai servizi per il maltrattamento – 15,46% del totale dei casi – mentre le cifre del sommerso potrebbero essere molto più alte: sarebbero circa 700.000 minori a rischio, di cui 140.000 in condizioni di maltrattamento».

Trascuratezza materiale o affettiva (52,7%), violenza assistita (16,6%), maltrattamento psicologico (12,8%), abuso sessuale (6,7%), patologie delle cure (12,8%), maltrattamento fisico (4,8%): queste le tipologie preponderanti del fenomeno, sul quale – come spiega Donatella Vergara, segretario generale Terres des Hommes – la mia associazione fa prevalentemente un lavoro di advocacy, aiuta cioè i decisori a trovare risposte adeguate, in termini di prevenzione e cura».

Ma proprio i decisori, emerge dal convegno, sono un punto debole della catena. Come fa notare nella sua relazione Vincenzo Spadafora, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (che tra l’altro ha potuto iniziare i suoi lavori solo un anno dopo la sua elezione), «attualmente la Commissione parlamentare per l’infanzia e danni ’adolescenza non è operativa, a causa del mancato accordo politico su presidenza e vicepresidenti, e questo ci priva di un interlocutore importante». Stesso problema per l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, attualmente decaduto a causa della rimessa nelle mani di Enrico Letta della delega alla Famiglia del ministero delle Pari opportunità, dopo le dimissioni della ministra Josefa Idem.

L’indagine condotta da Cismai e Terres des hommes, anche in vista degli “Stati generali 2013 sul maltrattamento all’infanzia in Italia” (previsti a Torino il 12 e 13 dicembre prossimo), comincia a colmare un vuoto statistico sempre più ingiustificabile. «Anche se i comuni presi in considerazione sono 49, di cui 31 hanno risposto – spiega Federica Giannotta, responsabile diritti infanzia Terres des hommes – il campione – circa 5 milioni di abitanti, di cui 758.932 minori, di cui 48.280 in carico ai servizi sociali – è comunque rilevante, e non comprende solo grandi città».

Ma anche se le percentuali ufficiali che vanno emergendo, e che pure non comprendono il sommerso, non sono lontane da quelle degli altri paesi – 0,91% negli Stati Uniti, 0,76% in Australia, ma ricerche europee viaggiano su dati analoghi – i tagli ai Comuni stanno mettendo a dura prova l’assistenza attuale, dunque il quadro potrebbe peggiorare ulteriormente. Ne sa qualcosa Roberta Greta, assessore al Welfare del Comune di Napoli, dove il 20% della popolazione è minore e dove, spiega, «molti adolescenti vengono allontanati per comportamenti criminali, invece che tutelati. Oppure molti minori finiscono nei centri di riabilitazione, in cui sono curati solo da neuropsichiatri, senza che si indaghi sulle ragioni della loro sofferenza. Per non parlare, «conclude», del problema della presenza di minori non censiti».

Non basta dunque, continua l’Autorità garante Spadafora, annunciando tra l’altro l’avvio di un’indagine sui fondi spesi e su quelli, europei, non spesi, «approvare ottime leggi o ratificare convenzioni internazionali. Né fermarsi ai casi di cronaca, spesso trattati malamente o spettacolarizzati dai media. Di fronte a un’emergenza crescente (ci sono due milioni di bambini in famiglie povere o poverissime), serve soprattutto la volontà del Parlamento a completare gli sforzi delle associazioni e delle authorities». Il primo, urgente, obiettivo è arrivare a procedure di standard di registrazione e una omogeneità dei sistemi di classificazione. «Per questo», conclude», siamo pronti, nonostante i pochi fondi, a cofinanziare un’ulteriore passo dell’indagine condotta da Cismai e Terres des hommes».