Quattro parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno incontrato il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli per esprimere le perplessità sulle infiltrazioni mafiose nel Tav Torino-Lione. I rappresentanti “istituzionali” delle istanze contrarie all’alta velocità hanno incontrato il magistrato (spesso criticato dal movimento No Tav) in compagnia del procuratore aggiunto Sandro Ausiello, capo della Direzione distrettuale antimafia, e del collega Andrea Beconi, capo del pool “Pubblica amministrazione”. “Abbiamo chiesto di incontrare il dottor Caselli perché è notoriamente ritenuto uno dei simboli della lotta alla mafia in Italia e proprio per questo abbiamo espresso il desiderio che si associ alla nostra battaglia di civiltà e di legalità”, fanno sapere i senatori Marco Scibona e Alberto Airola insieme ai deputati Laura Castelli e Ivan Della Valle.

A preoccupare di più gli onorevoli è la ratifica dell’accordo italo-francese siglato a Roma il 30 gennaio 2012. In base a questo patto gli appalti e i subappalti del cantiere transfrontaliero saranno aggiudicati secondo la legge francese che – sottolineano – è “priva di normativa antimafia”. Senza correzioni al testo le imprese in mano alla criminalità potrebbero partecipare agli appalti incassando denaro pubblico: “Verrebbe così vanificato l’impegno di tanti servitori dello Stato che hanno lottato per debellare la mafia dagli appalti pubblici che da sempre sono la sua linfa vitale – si legge nella nota del Movimento 5 Stelle -.
Il sacrificio di Falcone e Borsellino, ovvero di coloro che più di altri avevano individuato nel fiume di soldi pubblici generato dalle grandi opere il vero business della mafia (e la Torino Lione oltre che la più inutile e devastante, è la più onerosa opera pubblica mai progettata in Italia) sarebbe vano”.

Per i No Tav il pericolo di infiltrazioni è reale. Nei mesi scorsi la Pato Perforazioni di Rovigo, che aveva ottenuto un subappalto da Venaus Società Consortile, era stata fermata perché oggetto di un’informativa antimafia: l’amministratore Gaetano Rosini e il socio Valerio Rosini erano stati denunciati per frode fiscale in concorso con Antonio Basile, pregiudicato campano, ritenuto un fiancheggiatore dei Casalesi. L’atto impediva alla Pato di continuare a lavorare nel cantiere, ma a luglio il Tar di Salerno ha annullato la decisione del prefetto di Rovigo ridando alla ditta la possibilità di lavorare nei cantieri pubblici. In passato invece la Italcoge, azienda di Susa impegnata nel cantiere Tav e oggetto di attentati nei giorni scorsi, aveva assunto Bruno Iaria, boss della locale di ‘ndrangheta a Cuorgné, dopo un periodo in carcere mentre in associazione con lei operava la Foglia Costruzioni, intestata a un prestanome di Giovanni Iaria, zio del boss, condannato in abbreviato nel processo “Minotauro”.

I grillini fanno sapere che sull’opera non hanno cambiato idea e restano contrari. “Abbiamo chiesto al dottor Caselli, che nel passato si è già occupato del vergognoso rapporto tra mafia e politica, di esprimersi contro una inammissibile e pericolosissima disapplicazione del codice antimafia – concludono -. Siamo fiduciosi che il procuratore a breve farà sentire la sua autorevole voce affinché venga impedito di sottrarre alle leggi antimafia una parte del territorio italiano e, cosa più importante, la più grande opera pubblica mai progettata nel nostro Paese”.

“Si è svolto un cordiale colloquio su vari temi coi parlamentari del Movimento 5 Stelle – ha commentato la Procura di Torino con ilfattoquotidiano.it -. Per quanto concerne la preoccupazione dei parlamentari, cioè che l’accordo possa avere ricadute negative sull’applicazione della normativa antimafia, abbiamo manifestato una prima opinione di non condivisione per quanto concerne lo stretto ambito di nostra competenza, riservandoci di approfondire il tema”. Il senatore Scibona conferma: “Caselli ci ha detto che analizzerà a fondo il testo e ci terrà aggiornati. Speriamo che le nostre preoccupazioni siano infondate”.

In un comunicato la società Ltf, responsabile della sezione transfrontaliera della linea Torino-Lione, precisa che tutte le aziende operanti in Italia, comprese quelle di diritto straniero come Ltf, devono seguire la normativa antimafia. “L’affidamento concreto di lavori in Italia avverrà però dopo le verifiche antimafia, così come è avvenuto per le oltre 220 imprese cui la Società ha appaltato lavori o richiesto forniture e di cui è stata certificata l’integrità”, si legge nel comunicato nel quale lanciano un frecciata: “Ltf si stupisce di come queste norme siano ignorate da chi è nell’amministrazione pubblica”.