Cambiare una Costituzione è un atto straordinario, soprattutto nel caso delle Costituzioni ‘rigide’. Negli Stati Uniti si emenda forse ogni vent’anni, con maggioranze di due terzi dei Parlamentari, ma su un unico punto, dibattuto per anni in tutto il paese; la si cambia per iniziativa di movimenti popolari che emergono dal basso, per aumentare i diritti della gente. Oppure le Costituzioni si cambiano in seguito a una rivoluzione, in seguito a un grande sommovimento di popolo, per (ri)stabilire le forme di un vero pluralismo, di un accesso vasto ed efficace al potere politico.

Dove si cambiano spesso le Costituzioni, è I’America Latina. I politici mirano a una diversa forma dello Stato e di equilibrio fra i poteri. S’adattano, le Costituzioni, alle esigenze del caudillo di turno, e dei suoi cortigiani. Anche voi politici italioti, avete le vostre esigenze: perpetuare il vostro potere politico; aumentare il vostro potere economico; estrarre risorse da un paese prostrato e declinante, grazie ai lauti stipendi che vi assegnate, ai posti della pubblica amministrazione riservati ai vostri amici, al credito distribuito a chi vi compiace, alle regole che vi costruite su misura.

Il bicameralismo è un bersaglio facile della vostra propaganda: “fare in fretta!” Ma fare cosa? Certo, la fine del bicameralismo non ucciderà la nostra ostinata semi-democrazia. Certo, qualcosa bisogna cambiare… Ma è la direzione del cambiamento che non mi piace. Perciò difendo il bicameralismo. Quale legislazione nell’interesse del paese, cui voi tenevate, è stata bloccata di recente dal bicameralismo? Il problema delle vostre leggi non è che non passano: anzi, ne fate pure troppe! Il problema è che non tengono abbastanza in conto l’interesse generale. Le Costituzioni sono scritte apposta per rallentare la produzione di leggi: con la vostra logica la democrazia liberale moderna dovrebbe scomparire. Ma se ci fosse veramente fretta? Ci sono i Decreti Legge. Di cui abusate allegramente.

Il bicameralismo è un freno ai vostri colpi di mano in Parlamento. Se un gruppo di parlamentari, magari foraggiato da una lobby, fa passare una legge contro l’interesse pubblico, la gente viene a saperlo nel corso della prima lettura, e può mobilitarsi in occasione della seconda lettura. Una volta si chiamava ‘diritto di petizione’; ed ha sempre avuto un grande ruolo nel favorire l’apertura dei sistemi politici e sociali: a cominciare dall’Inghilterra del 1700. Il bicameralismo serve alla trasparenza.

Le Costituzioni sono fatte apposta per diluire il vostro potere, spezzettandolo fra una pluralità di ‘poteri dello Stato’. Ma voi, parlamentari auto-nominati, volete cambiare un terzo della Costituzione, anche se il popolo vi ha già detto di no! Procedete a tappe forzate, con una procedura che vi siete votati, contraria alla Costituzione scritta da eletti e approvata direttamente dal popolo. Il vostro popolo soffre per mille problemi, ma voi avete altro per la testa: volete convincerci che dando più potere alla casta, liberandola dei lacci e dei lacciuoli che ne limitano il potere, dalla trasparenza, dal controllo dei cittadini, potrete fare meglio i nostri interessi. Ma da che mondo è mondo, chi ha il potere lo usa nel proprio interesse! Il merito della democrazia è di far coincidere il più possibile l’interesse dei potenti con quello dei cittadini, dando ai secondi la possibilità di vigilare, e di rimuovervi. Ma voi fate di tutto per sottrarvi a questi vincoli.

La Costituzione si può cambiare? Certo. Ma prima l’opinione pubblica vuole una legge elettorale che dia la reale possibilità di selezionare noi donne e uomini che da una vita si battono per i diritti della gente, o che nelle università e in azienda hanno sviluppato conoscenze e soluzioni innovative per i nostri problemi. Vuole che questa legge sia corredata da meccanismi (informazione, tetti alle spese nelle campagne elettorali, decadenza degli incumbent in caso di violazioni gravi, stop ai conflitti d’interesse) che facilitino l’emersione di facce nuove: l’opposto di quel che volete voi. La Costituzione si può cambiare, ma prima l’opinione pubblica vuole che sia attuata nelle numerose parti che non avete attuato. Non solo i diritti socio-economici programmatici, ma anche i diritti democratici che vi stanno di traverso. Come l’art. 49, sul diritto alla partecipazione alle attività dei partiti con metodo democratico.

Poi si può cambiare la Costituzione. Ma per aggiornarla, modernizzarla, applicarne i princìpi, non stravolgerla. Per esempio? Non so… il pluralismo TV? La Tv non c’era nel 1948, e sembra che la Costituzione così com’è non basta! Oppure: le Autorità Garanti, vogliamo spoliticizzarle? Neanche loro c’erano nel 1948, e soffrono, tanto, a causa vostra, perché le trattate come una vostra riserva di caccia. Oppure… la Pubblica Amministrazione. Quella c’era nel 1948, ma dell’art. 97 “Nella pubblica amministrazione si entra per concorso…” ve ne fate beffe, a causa della postilla “salvo i casi previsti dalla legge”. Dovevano essere casi eccezionali: le vostre leggi hanno vanificato l’Art. 97; vorrei modificarlo per ripristinarlo. Ecc. (Commenti: quali parti della Cost. vorreste fossero attuate?)

Voi che rotolate come foste mondi / sul mondo come fosse tappeto per Voi…”, noi lotteremo per i nostri diritti.

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