Sono arrivati alla Festa dell’Unità di Bologna con uno striscione bianco e una sola richiesta: che “la riforma Gelmini sia abrogata”. E che si “ricominci”, quindi, a “investire nell’istruzione”. E’ un appello quello che i precari della scuola, la notte prima che il decreto legge “misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca” approdasse in consiglio dei ministri, hanno rivolto a Maria Chiara Carrozza, titolare del dicastero dell’Istruzione, attesa come ospite al Parco Nord di Bologna l’8 settembre, ma sostituita, proprio per via dell’appuntamento del 9 a Roma, dal sottosegretario Marco Rossi Doria: “44.000 assunzioni ‘di ruolo’ in tre anni”, come prospetta il piano di stabilizzazione del decreto, “non sono sufficienti”. “I precari, oggi – sottolineano i 30 manifestanti che durante il dibattito in sala centrale si sono alzati in piedi, l’uno accanto all’altro, per protestare contro il “trattamento” subito dalla scuola pubblica in Italia – sono più di 200.000, ed è una vergogna che un governo di centrosinistra si impegni a stabilizzarne appena il 7% all’anno”.

Il comparto, già “massacrato” dalla riforma firmata dall’ex ministro Maria Stella Gelmini, costata all’istruzione oltre 8 miliardi di euro di tagli, dalle ‘cattedre’ che diminuiscono nonostante la popolazione studentesca sia in costante aumento, e da una qualità “che si avvia sempre più verso drastico peggioramento”, tra classi ‘pollaio’ e insegnanti di sostegno che “non vengono assunti anche se ce ne sarebbe bisogno”, “necessiterebbe di interventi concreti e non di altre promesse”. A partire “proprio dalla stabilizzazione dei lavoratori” ‘a termine’: “L’incertezza – spiega il Coordinamento precari della scuola di Bologna – non danneggia solo la vita degli insegnanti, ma anche quella degli studenti, che ogni anno cambiano i docenti, impiegati da settembre a giugno e poi lasciati a casa, con ovvie ripercussioni sulla qualità didattica”.

“A Bologna quest’anno saranno assunti a tempo determinato circa 970 insegnanti e 350 operatori amministrativi, tecnici, e ausiliari, tutti destinati a ricoprire posti strutturali di cui la scuola necessita in maniera permanente per la sua stessa sopravvivenza – sottolinea anche la Flc Cgil – eppure, a fronte di questa situazione sempre più intollerabile, abbiamo ottenuto solo 205 posti di ruolo docenti, di cui appena 36 sul sostegno, su 409 disponibilità, e 86 immissioni di ruolo di collaboratori scolastici che, peraltro, vanno a coprire le mancate immissioni in ruolo dello scorso anno sui profili Ata. Non è questa la strada per dare operatività alle scuole e per poter tornare a parlare di qualità”.

Ma alle proteste dei precari il già sottosegretario dell’ex ministro montiano Francesco Profumo ha risposto ricordando quali sono gli equilibri del governo attuale. “L’Italia – precisa Doria – non ha votato come ho votato io”. “Purtroppo le elezioni non le abbiamo vinte in maniera sufficiente a creare una maggioranza di governo – spiega anche la deputata e responsabile scuola del Pd Francesca Puglisi – i ‘grillini’ agli 8 punti di Pier Luigi Bersani hanno detto ‘no’ e il Partito Democratico, per aiutare il paese a superare la situazione drammatica in cui versava, si è assunto questa responsabilità scomoda”. Quella di governare sotto la forma delle ‘larghe intese’, insomma. “Abbiamo dato battaglia per ottenere che con il decreto si attribuisse alla scuola un cambio di rotta – spiega Doria – e daremo battaglia perché si continui in questa direzione e non si torni indietro. Purtroppo ciò che facciamo è ciò che ci è possibile in queste condizioni”.

I soldi per la scuola pubblica, del resto, sono quelli che sono, anche se, precisa Puglisi, “non sono stati toccati dall’abrogazione dell’Imu”: la copertura finanziaria necessaria a eliminare l’imposta municipale unica “non ha sottratto un euro né all’istruzione, né alla cultura”. Quindi, perché si torni a parlare di investimenti concreti, “ci vorrà tempo”.

“Ciò che possiamo fare in questo momento – ribadisce Doria – è dare un segnale, cambiare rotta rispetto alle politiche portate avanti dal precedente governo di centrodestra”, quello guidato da Silvio Berlusconi, “che per la prima volta nella storia del paese ha inflitto tagli pesantissimi alla scuola”.

“Sicuramente serve un percorso di stabilizzazione – conclude il sottosegretario – soprattutto perché ereditiamo una situazione pesantissima che ha bisogno di essere riparata, e per farlo abbiamo bisogno di insegnanti. Vedremo come il decreto legge lascerà il tavolo del consiglio dei ministri e da lì partiremo”.