“Perché la sciura Kyenge non va a fare la Ministra in Egitto?”. Matteo Salvini, vice segretario della Lega Nord, attacca il ministro dell’Integrazione su Facebook, che aveva parlato dell’ondata e dell’accoglienza dei profughi in arrivo dall’Egitto a seguito degli scontri degli ultimi giorni. “La sciura Kyenge – ha detto l’esponente del Carroccio – dice che ‘la crisi in Egitto porterà un’impennata di immigrazione in Italia’ (un genio!) e che ‘una legge sullo ius soli va fatta e si farà’. Come dire avanti, in Italia c’è posto per tutti!”.

Quella di Salvini è però una posizione che molti dei suoi contatti condividono (“Fermatela prima che sia troppo tardi”, “questa è un pericolo per gli italiani”, “che brava, li mantenga lei”, “ma questa quand’è che la si manda via?”, scrivono decine di utenti). Un episodio che si aggiunge alla polemica contro il Colle. Al segretario nazionale della Lega in Lombardia, infatti, non sono piaciute le parole di Napolitano che ha plaudito al salvataggio di 160 profughi da parte dei bagnanti siciliani in una spiaggia del siracusano

Le critiche al titolare dell’Integrazione sono sorte a seguito delle dichiarazioni rilasciate al Quotidiano nazionale sugli scontri in Egitto che, secondo Kyenge, porteranno a un’impennata di immigrazione verso l’Italia. Per questo, ha aggiunto, il governo sta già “rafforzando le strutture per l’accoglienza” anche se l’Europa deve cambiare ruolo. “Nell’ultimo anno – ha detto – sono arrivati in Italia 24mila migranti, un terzo dei quali solo negli ultimi quaranta giorni. Dopo quelle in Libia e in Siria, le violenze in Egitto spingeranno molte persone a scappare alla ricerca di un futuro”. Allo stesso tempo, Kyenge ha osservato che l’Europa deve assumere un ruolo diverso. “È necessario rivedere le procedure fissate dalla Convenzione di Dublino – ha precisato – in base alle quali si può chiedere asilo solo nel Paese dove si è sbarcati. Occorre dare attuazione alla direttiva europea del 2011 che stabilisce che quando ci sono emergenze umanitarie è l’Europa e non i singoli stati a ricevere i profughi”.