Era un’estate fa e Sergio De Gregorio masticò a lungo, e con molto anticipo, lo stesso pensiero di fondo che si legge tra le righe della dichiarazione di Napolitano dell’altro giorno: chiedere a B. il passo indietro dalla politica. De Gregorio, già senatore dipietrista poi berlusconiano, aveva maturato la decisione di collaborare con i pm di Napoli nell’inchiesta su una compravendita di parlamentari. Quella del biennio 2007-8, per far cadere Prodi, in cui il Cavaliere potrebbe essere rinviato a giudizio per corruzione. De Gregorio disse: “Abbiamo esagerato, Berlusconi farebbe bene a ritirarsi come ho fatto io”.

De Gregorio, servirebbe più di una grazia.
Ma lei pensa davvero che Napolitano possa concedere la grazia?

Se B. paga il prezzo altissimo fissato dal Colle.
Con la grazia si indignerebbe il mondo intero. Alla fine non la darà. La vedo complicata e mi creda su un punto.

Quale?
Dentro di me potrei mobilitare sentimenti di rivalsa e di odio verso Berlusconi.

Niente mobilitazione, invece.
Provo commiserazione per lui, come per me stesso. Sta uscendo di scena nel modo peggiore. La sua è una battaglia impossibile.

Se avesse ascoltato le sue parole un anno fa.
Gli scrissi una lettera. Andiamo via tutti.

Un voce nel deserto, come il Battista profeta.
Dietro l’angolo, per B., c’è ancora un mondo: Napoli, Ruby e altre inchieste.

Un mondo di guai, cui lei ha dato il suo contributo.
Io ho sbagliato e pagherò. Mi sono ritirato, faccio una vita da monaco.

Il monaco De Gregorio ha parlato ai pm di Napoli anche di un episodio che riguarda i diritti tv Mediaset.
La mancata rogatoria a Hong Kong dei magistrati di Milano, nel 2007.

Fondi neri per milioni di euro riconducibili a Frank Agrama, condannato con B. per i diritti tv Mediaset.
Centinaia di milioni di euro. Una montagna enorme di soldi con una triangolazione tra Stati Uniti, Hong Kong e Italia. Il processo ha cristallizzato solo una parte minima dei fondi neri di Mediaset.

Lei aiutò B. a fermare i pm, così ha raccontato.
Sì. E credo che ci sia un’indagine in corso. Non so se a Milano o Napoli.

Lei fu avvisato dal console italiano a Hong Kong.
Mi mandò un fax con le intestazioni cancellate.

Cosa scriveva il console?
Mi informava che i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro erano stati a Hong Kong e avevano sequestrato una mole di documenti a due società di Agrama, socio di Berlusconi. Avevano interrogato anche delle persone.

Perché il console aveva tutta questa premura?
Sosteneva che i magistrati non avessero le autorizzazioni. Infatti quelle carte non sono poi confluite nel processo.

Anche grazie a lei.
Io mi attivai subito. Misi a disposizione l’uomo De Gregorio e le sue relazioni. E sbagliai ancora una volta. Berlusconi e Ghedini non sapevano nulla, appresero tutto da me. Fui stimolato a partire per Hong Kong.

Fu stimolato lei solo?
Partimmo in quattro. Io e altri tre senatori del Pdl: Ferruccio Saro, Valerio Carrara e Giulio Marini. Erano al corrente della mia missione. Fondai anche l’associazione Italia-Hong Kong. La mia presenza lì non fu sporadica.

Solerzia e fedeltà.
A Roma feci presente all’ambasciatore cinese che non si poteva trattare così l’allora capo dell’opposizione, di cui già si parlava come futuro premier.

L’ambasciatore convenne?
Saltò sulla sedia quando gli riferii di quanto accaduto a Hong Kong, regione ad amministrazione autonoma della Cina.

La Cina capì.
Ci fu una cena a Palazzo Grazioli tra B. e l’ambasciatore.

Lei non andò.
Berlusconi me lo chiese. Ma la questione era delicatissima e gli risposi: “Hai già Valentino Valentini (parlamentare tuttofare di B., ndr) come traduttore, basta lui”.

Il più era fatto.
Non so se furono le mie pressioni, ma quegli atti acquisiti dai pm senza autorizzazione non finirono mai nel processo. Ci fu pure un carteggio con il ministro della Giustizia.

Era Mastella, allora.
Esatto.

Manovre su manovre.
Un terremoto di guai.

A settembre ne arrivano altri.
La nostra udienza a Napoli per la compravendita è il 16 settembre, ma credo che si deciderà tutto il 23 ottobre, sia per il mio patteggiamento (un anno e 8 mesi, ndr), sia per il rinvio a giudizio di B.

Lei aspetta.
Le mie pene le offro al Padreterno. Si ricordi però che siamo tutti colpevoli.

Come disse Troisi a Savonarola: “Adesso me lo segno”, arrivederci.

da Il Fatto Quotidiano del 15 agosto