”Non è stare un mese di più a Palazzo Chigi che mi farà cambiare gli obiettivi: rilancio economico, riforma istituzionale e un’altra Europa”. Così il presidente del Consiglio Enrico Letta, all’assemblea del Pd, annunciando,  che il 26 luglio, il 3 e l’8 agosto ci saranno tre importanti consigli dei ministri. 

Forte di un nuovo ‘monito’ del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sui pericoli delle elezioni anticipate, il premier, che oggi ha incassa alla Camera la fiducia sul dl Fare, avverte: “Non ci sono alternative a questa maggioranza”. “Ora siamo in montagna, la pianura arriverà alla fine dell’anno se portiamo a termine quel che abbiamo messo in moto e la discesa arriverà il prossimo anno” la metafora usata da Letta Pd per descrivere il cammino del governo. Ma da qui alla pausa estiva è una corsa a ostacoli quella che deve provare a vincere per far approvare una serie di provvedimenti urgenti e qualificanti per il suo mandato. In primis il ddl sulle riforme. ”Io ce la metto tutta, penso che cela possiamo fare non solo come governo ma anche come Pd ma tutti. Se non ci fermiamo davanti alla prima difficoltà, l’obiettivo lungo è quello convincente”. ”Basta fare i fighetti, cercar e l’applauso individuale con un tweet o su facebook non basta più, se falliamo saremo travolti tutti insieme e con noi l’Italia”. 

Con un calendario già complicato – oltre ai roventi provvedimenti su riforme, partiti e omofobia vede sei decreti in scadenza – Enrico Letta deve poi provare a dare una stretta ai bulloni che tengono insieme la maggioranza, già provata dalla vicenda Ablyazov

Intanto oggi il nome di Letta è stato proposto per la candidatura alla segreteria. A “minacciarla” Alfredo D’Attorre, fedelissimo di Pier Luigi Bersani. Una provocazione, più che una candidatura vera e propria, che scatena l’ira dei fedelissimi del sindaco di Firenze e rialza la tensione dentro il Pd in vista della direzione di venerdì 26 luglio, alla quale parteciperà proprio Enrico Letta. La tesi dell’ex segretario del Pd è che “serve un segretario che faccia il segretario”, quindi è necessario separare i ruoli di capo del partito e candidato premier. Un nodo ancora irrisolto nella battaglia delle regole che, però, assicura Guglielmo Epifani, si concluderà nella direzione di fine mese. E proprio all’ex sindacalista si rivolge Letta sostenendo che “occorre costruire il Pd’’, un’area “riformista protagonista in Italia e in Europa… Sono solidale con il lavoro che Epifani sta svolgendo e di cui discuteremo venerdì”. 

Se però, insinuano, i bersaniani, Matteo Renzi non molla, convinto che il leader è automaticamente il prossimo candidato a Palazzo Chigi, allora perché non candidare Enrico Letta, che è già presidente del Consiglio? “Ora si scopre la verità – attacca il renziano Ernesto Carbone – Bersani è il guru di Letta. Ognuno si sceglie il guru che vuole ma ora che però il quadro politico nel Pd sembra chiarirsi in vista del congresso, al segretario Epifani non resta che fissare la data”. Il presidente del Consiglio non ha alcuna intenzione di fare il doppio lavoro ed i renziani vedono la prova del complotto contro il proprio leader che ancora non ha sciolto la riserva ma sembra deciso a correre per la leadership del Pd. “Sconsiglio vivamente a Letta di candidarsi a fare il segretario – dichiara Pippo Civati, candidato alla segreteria – Mi pare che il dibattito e l’autonomia dei partiti debbano essere tenuti separati dalle politiche del governo, di un governo così particolare. Dopo 2 mesi a discutere della distinzione fra segretario e premier che riguarda soprattutto Matteo Renzi, mi pare che il dibattito del Pd stia ricominciando da capo e non so se tutto ciò sia utile”. E rincara la dose: “Prima ci spiegano che governo e partito devono stare lontani, non devono confliggere, e poi pensano di candidare il presidente del Consiglio a fare il segretario. E’ indice di confusione totale”. 

Schermaglie precongressuali che però nascondono i nodi veri in vista della battaglia congressuale: la data e il rapporto tra il Pd ed il governo Letta. Sulla data tutti, a cominciare da Epifani, assicurano che il nuovo segretario sarà eletto entro l’anno. Ma in realtà da più fronti ci sono resistenze e soprattutto l’area filogovernativa vorrebbe tenere il governo al riparo facendo slittare l’assise a febbraio così da scongiurare il ritorno al voto in concomitanza con le europee. “O Epifani comunica la data o occupiamo la sede del Pd” ha minacciato nelle ultime ore Gianni Pittella, candidato alla segreteria, ottenendo l’appoggio di renziani e prodiani al suo ordine del giorno che presenterà venerdì. Un sms anonimo che gira tra la base e i deputati vicini a Renzi parla addirittura di “golpe” e della possibilità di adire le vie legali. “Lo Statuto obbliga a fare il congresso entro il 7 novembre, art. 5 commi 1 e 2. Rinviarlo senza una decisione formale di modifica statutaria è un golpe vero e proprio. E se noi andiamo in tribunale otteniamo che le primarie le convochi un giudice!”.

Letta non chiederà in direzione il rinvio del congresso, pur consapevole delle ripercussioni dello scontro congressuale sulla stabilità di governo. Il presidente del Consiglio esclude sue corse alla leadership del Pd ma vorrebbe tenere al riparo l’esecutivo. In suo sostegno potrebbe nascere un’area-cuscinetto dentro il partito che, senza esprimere una candidatura, presenti una mozione che sostenga il lavoro del premier al governo. Oppure, come chiede Dario Ginefra, “tutti i candidati alla segreteria firmino una mozione congressuale unitaria di sostegno a Letta e ai ministri democratici da affiancare alle tesi congressuali che ciascuno intenderà proporre all’attenzione delle iscritte e degli iscritti”.