Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a New York – come in moltissime altre città d’America da Los Angeles, passando per San Francisco, Chicago, Denver, Baltimora e Detroit- per chiedere giustizia per Trayvon Martin, il giovane di colore ucciso nel febbraio del 2012 a Sanford, in Florida, da una guardia volontaria. Per le strade della Grande Mela hanno gridato tutta la loro rabbia per l’assoluzione di George Zimmerman, urlando slogan come “No justice, no peace”, oppure ‘Who is guilty? All system is guilty” (Chi è colpevole? Tutto il sistema è colpevole).

Un corteo pacifico è partito da Union Square per dirigersi verso Times Square: un corteo pieno di persone di tutte le età – molti i bambini – e multirazziale, composto non solo da afroamericani, ma da ispanici, asiatici, indiani. Arrivati nella piazza simbolo di Manhattan, i manifestanti l’hanno occupata sedendosi in terra e inscenando un sit in. Un cartello mostrava le immagini di un Trayvon bianco e di uno Zimmerman di colore. Sotto la scritta: ‘Il verdetto sarebbe stato lo stesso?”. Tutto intorno il traffico paralizzato, anche se molti degli automobilisti hanno solidarizzato con la protesta, unendosi agli slogan e suonando i clacson.

Parecchi gli agenti di polizia dislocati lungo il percorso della manifestazione, ma la loro presenza è stata discreta, nonostante la folla enorme che alla fine si è ritrovata radunata sotto le luci di Times Square. Le proteste coinvolgono però tutto il Paese, da Sanford fino a New York, Washington, Tampa, Philadelphia, San Francisco.

Poche ore dopo la sentenza, era arrivato anche il commento del presidente Barack Obama: “La giuria ha parlato”, ha commentato, chiedendo ora il rispetto per la famiglia del giovane di colore e lanciando un appello per “una calma riflessione”. “La morte di Trayvon Martin è stata una tragedia per tutta l’America“, ha affermato in una nota, “Dobbiamo ora chiedere a noi stessi se stiamo realmente facendo tutto il possibile per aumentare la comprensione reciproca all’interno della nostra comunità. Se stiamo facendo tutto il possibile per fermare la violenza delle armi che provoca la perdita di numerose vite in tutto il Paese, giorno dopo giorno. Se come società e come individui stiamo facendo tutto il possibile per prevenire tragedie simili in futuro. Come cittadini – ha concluso Obama – questo è quello che dobbiamo fare. Questo è il modo per onorare Trayvon Martin”.