Standing ovation per il premier italiano Enrico Letta dopo l’annuncio della Commissione europea, che si è detta pronta a concedere più flessibilità all’Italia. Un annuncio che, secondo l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), libererà investimenti in infrastrutture per 7,5 miliardi all’anno, che dovranno essere collegati a ulteriori spese per i fondi europei. I membri del governo gridano già vittoria e avvertono che finalmente è arrivato il “riconoscimento dei sacrifici fatti dagli italiani”, ma non fanno proposte concrete sugli “investimenti pubblici produttivi” che, come ha spiegato il presidente della Commissione Ue José Barroso, si potranno eseguire utilizzando della spesa addizionale, distraendosi temporaneamente dall’obiettivo del pareggio di bilancio.

Sull’Italia, però, incombe una minaccia che sembra dimenticata dai membri del governo che hanno accolto a braccia aperte l’annuncio di Bruxelles. Il fiscal compact, o Patto di bilancio europeo, imporrà a partire dal 2015-2016 vincoli molto rigidi ai Paesi membri. L’Italia dovrà tenere il bilancio in pareggio, mantenendo il deficit al di sotto dello 0,5% del Pil, e ridurre il debito pubblico ogni anno di 1/20 della distanza tra il suo livello effettivo e la soglia del 60% del Pil. Che significa, in parole povere, tagliare il debito pubblico di circa 45 miliardi di euro all’anno per vent’anni. Vincoli che, se non saranno rispettati, potrebbero portare la Commissione Ue ad aprire una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

La conferma è arrivata dal commissario agli Affari economici, Olli Rehn. “La flessibilità concessa dall’Ue non può in alcun modo derogare dalla regola del debito scritta nel fiscal compact”, ha avvertito in una lettera ai ministri dell’Economia della Ue, precisando che l’annuncio di Barroso “non significa che i Paesi membri potranno superare il limite del deficit al di sotto del 3% del Pil”. Ma i paletti rischiano di essere ancora più rigidi. Diverse fonti Ue citate dall’agenzia di stampa Ansa affermano infatti che “non ci sarà margine per manovre di crescita” neanche se a novembre il dato del deficit italiano sarà confermato al 2,9% di maggio.

E’ ottimista, invece, il ministro per gli Affari europei, Moavero Milanesi. “Se riusciamo a innescare di nuovo la crescita e manteniamo la spesa sotto controllo la riduzione del debito avverrà spontaneamente”, ha spiegato al fattoquotidiano.it, “riducendo il problema del fiscal compact”. E, mentre Rehn mette in guardia i Paesi membri sui vincoli da rispettare, i ministri italiani gridano vittoria. “Siamo molto soddisfatti”, ha commentato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, spiegando che “abbiamo condiviso un documento che è un passo importante di concretezza sulla scia del vertice Ue della scorsa settimana”.

“Quello di oggi è un successo per l’Italia e per il nostro governo”, ha spiegato invece il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, “per due motivi: è il riconoscimento del fatto che di solo rigore si può morire, servono gli investimenti. In secondo luogo è il riconoscimento dei sacrifici fatti dagli italiani della serietà con la quale abbiamo rispettato gli impegni presi in Europa”. Il ministro ha poi colto l’occasione per ricordare che “i grandi corridoi infrastrutturali che attraversano l’Italia sono strategici per il nostro Paese e per l’Europa: il Tav Torino-Lione, il tunnel del Brennero e le altre grandi opere nella cui realizzazione siamo impegnati sono quindi un volano per la ripresa”.

Mentre il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha denunciato un certo “pessimismo che ancora si sente da molte parti: credo di essere l’unico che continua a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel… e – ha ironizzato – non è il treno che ci viene incontro…”. E ha confermato l’ottimismo dei giorni scorsi, assicurando che “l’Italia in termini strutturali conseguirà nel 2013 il pareggio di bilancio rispettando gli impegni presi in sede europea” e ribadendo che “la ripresa dell’economia è attesa a partire dal quarto trimestre”.