Ravenna capitale della cultura 2019? È ancora troppo presto per dirlo, intanto nella città bizantina la macchina organizzativa è partita e i costi dal 2011 sono lievitati.

Con i dati alla mano del servizio comunale controllo di gestione relativi al 2012, il consigliere comunale di “Lista per Ravenna” Alvaro Ancisi, pur appoggiando la candidatura, evidenzia costi di esercizio che assommano a 468.896 euro, pari a 39.075 di media mensile. Nei sette mesi di attività del 2011 la prestigiosa candidatura aveva richiesto in proporzione un esborso minore: 155.029 euro, pari a 22.147 al mese.

La criticità maggiore per Ancisi è rappresentata dal fatto che il personale impiegato costa di più delle attività promozionali sviluppate per dare risalto alla città e alle iniziative messe in campo per risultare competitiva. Dalle casse del Comune sono stati erogati complessivamente 240.129 euro, di cui 65.313 euro sono stati destinati al personale di ruolo, mentre lo stipendio del coordinatore Alberto Cassani ne ha richiesti 63.381. Poi ci sono i Co.co.co costati 66.816 euro e le collaborazioni professionali (41.602); 2.996 sono le uscite alla voce spese varie (Inail, assicurazione dipendenti, assicurazioni missioni, franchigia dipendenti), mentre in viaggi e rappresentanza si sono investiti 10.433 euro. Le spese per “allestimento convegni, mostre ed iniziative diverse” sono state iscritte a bilancio per 124.175 euro.

“Il personale impiegato – commenta Ancisi – assorbe oltre la metà dei costi ed è pari a quasi il doppio delle spese per le attività vere e proprie messe in campo”. Diversa la lettura dei dati che propone Cassani. Per il coordinatore è normale che nel 2012 siano stati messi a bilancio costi maggiori, poiché “si è intensificata l’azione legata alla candidatura”. Quanto alla polemica sui costi degli addetti al progetto replica: “Il personale non è una cosa poco importante e noi, rispetto ad altre città, spendiamo più sulle iniziative che su coloro che le organizzano. In confronto a Venezia, Matera, Siena abbiamo stanziato budget inferiori. Si pensi ad esempio che la sola Bergamo ha pagato 225 mila euro chi le prepara il dossier di candidatura”. 

LE INIZIATIVE. Anche sulla strategia di promozione Ancisi ha qualcosa da obiettare: “Va considerato – afferma – che 75.781 euro sono andati a coprire le spese di pubblicità, in larghissima parte su giornali locali. Porto ad esempio l’ultima, approvata il 4 giugno 2013, pari a 9.135,50 euro, relativa alla pubblicazione di un allegato al settimanale Ravenna&dintorni, il quale è in grado di promuovere Ravenna Capitale europea della Cultura più tra i cittadini ravennati che in Europa. Altro esempio calzante è stato il costo del Trenino europeo, pari a circa centomila euro, che, nell’ottobre 2012, ha promosso Ravenna Capitale in un tour tra alcune città romagnole”

Per Cassani è solo una questione di tempi. “Arriverà anche il momento di pubblicizzare Ravenna Capitale sui giornali nazionali (non in tv perché costa troppo) e ci stiamo lavorando. Per ora rispondo ad Ancisi che è giusto promuovere l’evento anche nel nostro perimetro, poiché ci sono ancora molti nostri concittadini che non sanno che cosa vuol dire Ravenna 2019. Intanto – continua – abbiamo organizzato diverse azioni di supporto: il treno europeo Romagna Express, il cinema in piazza, il murale dell’artista Ericailcane nel quartiere Darsena e già dal 2011 le iniziative “Cinque Tracce” e “Agorà”. Tantissimi eventi, più di qualunque altra città candidata, ma sempre economizzando i costi, dato che dobbiamo rispondere di ogni euro speso. Anche questo prova la nostra volontà di trasparenza nella gestione. Potevamo fare una fondazione, invece abbiamo deciso di rimanere dentro il Comune”.

“Ancisi vuole parlare solo di soldi – aggiunge Carlo Boattini, direttore generale del Comune – ma per noi Ravenna Capitale è un investimento sul futuro. Qual è il rapporto costi-benefici per un investimento di questo tipo? È questa la sostanza vera del problema”.

I FONDI. Il sostegno della Commissione europea alla struttura incaricata dell’attuazione del programma è poco più che simbolico: il premio consiste infatti nell’erogazione di 1,5 milioni di euro, perché i fondi vanno trovati sul territorio. Ciò potrebbe rappresentare un problema per l’amministrazione comunale, se vorrà tentare seriamente di battere la concorrenza delle altre città.

Per ora la principale voce di finanziamento viene da enti pubblici. I ricavi assommano a 328 mila euro, con un disavanzo di 140.896 a diretto carico del bilancio comunale. Da altri enti pubblici (Regione, Provincia e Autorità portuale) arrivano 35 mila euro, 121 mila dalla Sapir, società a capitale pubblico maggioritario, 100 mila dalla Fondazione Cassa di Risparmio e 50 mila dalla Fondazione del Monte, associazioni aventi finalità sociali con budget specificamente orientati a beneficio pubblico ravennate.

Magra è la contribuzione dei privati: Cna, Confindustria, Ascom, Confartigianato-Fapa e la cooperativa Cmc hanno messo assieme solo 17 mila euro, pari ad appena il 5,2 per cento delle entrate.

Insomma la strada è ancora in salita per Ravenna e per il territorio romagnolo, che appoggia compatto la sua candidatura. Oltre allo sforzo economico necessario per essere competitiva, la città dove riposano le spoglie mortali del poeta Alighieri, dovrà fare i conti con le altre illustri concorrenti ancora in lizza, tra cui Venezia, Urbino, Siena, Matera, Palermo, per nominarne qualcuna solo in Italia.