Il fuorionda di Favia e gli attacchi di Grillo ai giornali, il divieto di andare nei talk show e lo sbarco in tv dei parlamentari Cinque stelle. Gli eletti del Movimento si confrontano per la prima volta in modo diretto con i giornalisti che ogni giorno scrivono e parlano di loro. Il faccia a faccia va in scena a Parma, la Stalingrado di Beppe Grillo che l’anno scorso con l’elezione del sindaco Federico Pizzarotti è diventata centro dell’attenzione mediatica nazionale, l’occasione è il dibattito organizzato dall’associazione culturale Hydra dal titolo “Cronache movimentate”.

A fare il punto sul rapporto a volte complicato tra media, Grillo e i suoi eletti, ci sono oltre a Pizzarotti e il capogruppo comunale del M5s Marco Bosi, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e alcuni giornalisti di testate nazionali come il direttore del Fatto Quotidiano Antonio Padellaro. “Basta con i vittimismi – ha detto Padellaro – non esistono santuari dell’informazione o della politica. Ognuno fa il proprio mestiere, noi abbiamo il diritto di pubblicare quello che riteniamo. Ma forse quando Grillo attacca i giornali coglie anche un sentimento che c’è nella gente, visto che i giornali stanno perdendo copie”. Una posizione condivisa in parte anche da Corrado Formigli di La7, tra gli ospiti con il giornalista del Corriere della Sera Emanuele Buzzi e a Maurizio Chierici del Fatto: “I giornalisti devono fare i giornalisti e i politici devono smetterla di dare lezioni di giornalismo – ha ribadito Formigli – Quando sbagliamo è giusto rispondere, ma il comportamento di Beppe Grillo è inaccettabile perché non può attaccare la stampa in modo così duro”.

 Video di Giacomo Gerboni

Critica, ma anche autocritica, da parte di chi fa informazione e anche da chi è stato eletto nel Movimento. Come Di Maio, che parlando della comparsa in tivù dei parlamentari, ha ammesso: “Abbiamo passato troppo tempo a lavorare dentro il Parlamento e lasciato spazio agli altri. Ora saremo più presenti in televisione, ma continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, decidendo insieme a quali programmi partecipare”.

Botta e risposta anche sull’attenzione dei media riservata “ad argomenti pruriginosi come scissioni o democrazia interna” continua Di Maio. Il problema, secondo Pizzarotti, è che “a volte i giornalisti non danno importanza alla vera notizia. Io rispondo sempre alle domande – ha detto, parlando anche della stampa nazionale – Ma se per un anno ti chiedono sempre le stesse tre cose, è svilente. Oppure se, come fanno alcuni giornali, si strumentalizzano ad arte certe notizie”. Anche perché, come ha ricordato Bosi, “Quello che per i giornali fa notizia a volte ai cittadini non interessa, perché alla gente interessa sapere come risolvere i propri problemi”. Una questione che secondo Buzzi andrebbe risolta anche con un dialogo più strutturato tra stampa e Movimento: “Per le inesattezze o le notizie sbagliate c’è sempre il diritto di replica o le rettifiche. Come in tutte le cose anche noi ci dobbiamo adattare alle realtà che incontriamo, ma se c’è un muro davanti è impossibile trovare un dialogo”.

Dall’intervista a Pizzarotti di Giulia Innocenzi a quella negata a Roma al fattoquotidiano.it, dal caso Milena Gabanelli agli articoli e ai titoli considerati faziosi dal Movimento 5 stelle, fino al blog di Grillo e ai suoi commentatori: il confronto è a trecentosessanta gradi e non risparmia colpi a nessuno, nemmeno al leader e al suo blog. “Del Movimento e di Grillo era perfetta l’idea di accorciare la distanza tra politici e cittadini, fare cose concrete e chiare. Ma poi ci sono state le interviste che venivano date solo ai giornali stranieri quando invece si votava in Italia, e questo mi ha fatto pensare”.

“Stiamo ancora aspettando che il Movimento apra il Parlamento con l’apriscatole, come aveva detto Grillo, per dire ai cittadini come vengono spesi i soldi. Non avete mai fatto una conferenza stampa su questo” ha fatto notare Padellaro a Di Maio, e a rincarare la dose è Formigli: “Certe cautele che noi conduttori abbiamo con il M5S non le abbiamo con nessuno. Ma il Movimento accetta di essere raccontato da giornalisti esterni, riconosce il loro ruolo di informazione?” Su televisione e talk show a rispondere è di Maio: “Non c’è nessun divieto sui talk show perché noi come gruppo parlamentare valutiamo insieme dove andare, e in futuro saremo sempre più presenti, cercheremo di migliorare la comunicazione”. Anche Pizzarotti ribadisce la libertà di apparire in televisione, purché “sia un dialogo civile e si possa far passare un messaggio. Quello che è importante è cercare di far capire chi c’è al di là di Grillo. Oggi abbiamo parlato tantissimo di lui, ma poco dei parlamentari eletti o del nostro lavoro di amministratori”.