Se è vero che il modo migliore per mantenere una promessa è di non farla nemmeno, sarebbe meglio andarci cauti con l’esaltazione degli azzurrini che stasera affrontano l’Inghilterra nell’esordio della fase finale dei Campionati Europei Under 21 in Israele. Eppure, a osservare le distinte della Uefa, è difficile trattenere l’ottimismo. L’Italia può contare infatti su stelle affermate come Verratti, Destro e Borini, già nel giro della nazionale maggiore e prestati per l’occasione ai loro pari età. Su quelli pronti a spiccare il grande salto come Immobile, Gabbiadini, Florenzi, Marrone, Destro e il baby fenomeno Insigne. E anche sui meno conosciuti al grande pubblico come Caldirola, Saponara, Bianchetti, Biraghi e Bertolacci: ragazzi che si sono fatti le ossa in Serie B, che sono entrati nell’orbita delle grandi e che presto potrebbero cambiare squadra.

Baby campioni in erba e spese pazze
La Gazzetta dello Sport quantifica in oltre 156 milioni il valore di mercato della nazionale Under 21. E anche se le promesse sarebbe sempre meglio non farle, la tentazione ritorna prepotente se pensiamo che l’Italia nella storia ha vinto più Europei Under 21 di tutti: 5 su 18. E che a fronte delle illusorie meraviglie di un Buso o di un Sordo, persi per strada, hanno vinto l’Europeo da piccoli i vari Inzaghi, Totti, Nesta, Cannavaro e De Rossi, ovvero gente che poi ha vinto il mondiale dei grandi. Ieri in panchina sedevano vincenti tra gli allori Cesare Maldini, Tardelli e Gentile, che non hanno avuto la stessa fortuna nei club. Oggi la squadra è allenata dal giovane Mangia, su cui garantisce il supervisore tecnico Arrigo Sacchi, uno alle cui promesse si può davvero credere.

L’altra certezza è che siamo pur sempre l’Italia, e dobbiamo farci riconoscere. E così ecco che, come ha scritto Paolo Ziliani sul Fatto Quotidiano di ieri, domenica la carovana azzurra è stata ricevuta dall’ambasciatore italiano in Israele Francesco Maria Talò, in una sobria festa con 1200 invitati, ricchi premi e cotillon, a cui hanno partecipato anche gli indispensabili Piero Fassino, sindaco di Torino, e l’ex ministro Mara Carfagna. E poi ecco che all’esclusivo resort di lusso alle porte di Tel Aviv, dove è stata istituita la base degli azzurri, sono state prenotate 47 camere: 12 doppie per i 23 giocatori e 35 singole per gli altrettanto indispensabili dirigenti accompagnatori. Alla faccia dell’austerity e delle promesse sui tagli alle spese.

Gli Europei degli under nelle città costruite sopra i villaggi palestinesi
Non solo Tel Aviv. I Campionati Europei Under 21 che cominciano oggi e che oltre all’Italia vedono favorita la Spagna (subito dietro Germania, Olanda e Inghilterra) si giocano in altre tre città: Gerusalemme, Nethania e Petah Tikva. Tutte costruite, o estese nel tempo, sopra i villaggi palestinesi distrutti tra il ’47 e il ’48 in quella che gli arabi chiamano Nakba (la catastrofe). Zone di conflitto dove le promesse di pace sono state troppo a lungo disattese. E per questo molto si è discusso sull’opportunità di fare disputare la manifestazione in Israele. Diverse organizzazioni internazionali hanno aderito alla richiesta di boicottaggio avanzata da BDS, organizzazione della società civile palestinese ispirato dal movimento anti-apartheid in Sud Africa. Dove, spiegano i responsabili, “il boicottaggio sportivo ha svolto un ruolo importante”.

In una lettera aperta all’Uefa pubblicata su The Guardian diverse personalità – dall’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, al regista Ken Loach, all’ex vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini – hanno scritto: “Troviamo sconvolgente che questa stessa organizzazione dimostri una totale insensibilità nei confronti della palese e radicata discriminazione inflitta a donne e uomini sportivi palestinesi da parte di Israele”. E un appello a favore del boicottaggio era stato lanciato anche da 60 giocatori che giocano in Europa, ma Platini non ha voluto sentire ragioni.

Stessa cosa a maggio, quando durante l’annuale esecutivo Uefa a Londra in cui sono state approvate severe misure contro il razzismo nel calcio, aveva preso la parola l’ex promessa del calcio palestinese Mahmoud Sarsak, detenuto illegalmente nelle carceri israeliane per oltre tre anni, e a cui è stata restituita la libertà solo quando lo sciopero della fame ne ha irreparabilmente danneggiato alcuni organi. Come ha scritto il quotidiano britannico The Jewish Chronicle, il trasferimento della sede da Israele all’Inghilterra è stato però molto vicino lo scorso novembre. Era l’apice dei bombardamenti israeliani su Gaza, quando fu distrutto anche lo stadio locale e morirono anche tre bambini palestinesi che stavano rincorrendo un pallone da calcio. Altre promesse non mantenute.