Archiviato il “modello Sicilia”, un avvicinamento tra Pd e Movimento Cinque Stelle potrebbe replicarsi dall’altra parte dell’Italia, precisamente nella Regione Friuli-Venezia Giulia, conquistata lo scorso aprile da Debora Serracchiani. Ma al momento le due forze politiche sembrano studiarsi a distanza, e senza esclusione di colpi.

Dopo la delusione per l’esclusione dall’ufficio di presidenza, “pur essendo la terza forza politica di questa regione”, i cinque consiglieri regionali pentastellati sono rimasti quasi spiazzati davanti al programma presentato, nei giorni scorsi all’assemblea di piazza Oberdan, dal neo governatore. Per far imboccare alla sua Regione – anch’essa travolta sul finire della passata legislatura dagli scandali delle spese folli – “la strada del cambiamento”, l’ex europarlamentare ha dettato alcune linee che, almeno sulla carta, fanno ben sperare. “Determinati interventi normativi saranno oggetto di un disegno di legge di iniziativa giuntale – ha precisato – , altri invece saranno portati all’attenzione del Consiglio regionale, per un’autonoma iniziativa dello stesso”. In primis il contenimento dei costi della politica: via innanzitutto il vitalizio (reintrodotto con voto bipartisan lo scorso dicembre, durante una seduta notturna) e il rimborso forfettario delle spese di vitto. Riduzione drastica dei trasferimenti a favore dei gruppi consiliari, al fine anche di evitare la tentazione di spese poco inerenti all’attività politica, e dei rimborsi auto.

Una bella sforbiciata verrà data anche alle indennità di assessori e consiglieri – i grillini, in linea con i colleghi delle altre Regioni, hanno già annunciato di voler trattenere 2500 euro e ora chiedono suggerimenti in rete sulla destinazione dell’extra-stipendio –. Ma ad essere rivista sarà anche l’ indennità del presidente di Giunta, che non potrà più contare nemmeno sul fondo riservato a sua disposizione. La Serracchiani (si) taglia anche quello. E verrà ridimensionata anche la tanto amata indennità di fine mandato (circa 50mila euro): ritornerà ad essere un “modico” assegno di reinserimento.

La rivoluzione annunciata dal presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia non prevede però solo interventi “anticasta”. Come annunciato infatti in campagna elettorale, Serracchiani proverà a reintrodurre il reddito di cittadinanza (inserito in passato dalla giunta Illy e poi eliminato da Renzo Tondo). Ma sia chiaro: “Se si rifiuta un posto di lavoro – sottolinea la governatrice – si perde il sostegno”. E ancora: il superamento dell’”istituzione Provincia”; la sensibilità alle tematiche ambientali (come ad esempio l’impedimento della perdita di ulteriori porzioni di terreno agricolo) e la volontà di rilanciare la banda larga per coprire tutta la regione.

Insomma un programma che, se non si conoscesse il partito di appartenenza dell’estensore, verrebbe facilmente associato al movimento di Grillo e Casaleggio. Tant’è: “Il suo programma di governo appare una meraviglia – ha detto in aula la capogruppo del Movimento 5 Stelle, Elena Bianchi, rivolgendosi alla presidente Serracchiani –. Sembra copiato dal nostro per un abbondante 90%. Sembra evidente che ci sia concordanza di idee su quali siano i problemi e sul desiderio di dar loro una soluzione”.

Voto favorevole dunque? No, almeno non per il momento. “Se il nostro programma è sostanzialmente il loro, avrebbero potuto almeno astenersi”, fa notare il neo segretario regionale del Pd, Renzo Travanut. Le linee programmatiche della governatrice alla fine sono state approvate, con i si di Pd, Sel, Unione slovena e lista civica ‘Cittadini’. Contrari invece Pdl, Autonomia Responsabile, Lega Nord, Gruppo Misto e appunto M5S. “Non possiamo prendere il pacchetto a scatola chiusa – ha spiegato la capogruppo dei Cinque stelle –. Non bisogna mai dimenticare che i nostri elettori ci hanno chiesto di non allearci con gli altri partiti”. In sostanza, la coerenza prima di tutto.

“Aspettiamo di vedere e, provvedimento per provvedimento, voteremo in linea con il nostro programma. Siamo qui per vigilare e contribuire con il nostro impegno affinché, nel corso di questa nuova legislatura, le azioni corrispondano alle bellissime parole spese finora in Consiglio regionale. Al presidente Serracchiani – ha concluso Bianchi – non mancherà il nostro appoggio se e quando lo chiederà”. I presupposti per l’inizio di un dialogo ci sono.