“Un certo calo c’è, ma non ci sembra così vistoso. Non è un risultato così negativo come viene detto”. E’ il primo commento alle proiezioni del candidato sindaco di Roma M5S Marcello De Vito. “Il nostro 13-14% va paragonato al 16,64% delle regionali di febbraio”, sostiene, e non al corposo 27% ottenuto alle politiche. “Entriamo in Consiglio e faremo una bella opposizione. I partiti hanno fatto un grosso investimento economico e hanno intercettato i voti. I giornali hanno parlato poco di noi. Anche Marchini col suo 10% ha tolto anche a noi”. De Vito ha poi precisato che “Il movimento non è Beppe Grillo. Grillo è una persona importante, ha fatto il suo comizio come io ho fatto mezz’ora prima parlando dei temi della campagna romana”, ha spiegato ai giornalisti. “Non ho ancora sentito né lui né Casaleggio. Non li sento tutte queste volte come si può immaginare. Grillo l’ho visto quattro volte, Casaleggio una. Li sentirò probabilmente stasera”. 

IL CROLLO DA SIENA A IMPERIA. Alla prese con la bocciatura anche il M5S usa le parole della vecchia politica. Il capogruppo al Senato Vito Crimi, impegnato in incontri istituzionale, rifiuta di commentare: “I dati di Roma e delle elezioni amministrative? Non li ho seguiti. Non faccio commenti a dati che non conosco”. Se i primi dati e le proiezioni troveranno conferma, appena tre mesi dopo l’exploit delle politiche, il Movimento di Beppe Grillo resterà fuori dai ballottaggi delle principali città. I confronti con i risultati delle politiche di febbraio sono spesso impietosi. A Imperia, dove il Movimento 5 stelle era risultato il primo partito alle politiche, con il 33,65% dei consensi alla Camera, oggi crolla all’8,8%, secondo i primi dati in arrivo dalle sezioni. A Brescia, dove alle politiche di febbraio aveva ottenuto il 16,6% dei consensi alla Camera, cala della metà, attestandosi al 7,7%. A Siena, dove aveva ottenuto il 20,95% dei voti, ora è al 7,8%. A Massa si profila una caduta dal 29 all’11%. I danni sono contenuti a Imola, dove dal 26,1% i Cinque Stelle scendono al 18,8%, sempre secondo i dati parziali.

La giornata è stata caratterizzata da momenti di imbarazzo e confusione al quartier generale a Roma. L’aspirante primo cittadino pentastellato era uscito dalla sala dove era chiuso dalle 15 per commentare le prime proiezioni, che lo davano sotto il 13%, ma il suo portavoce Stefano Zaghis lo aveva convinto a rientrare in attesa di dati reali. Tra il dissenso di altri componenti dello staff del candidato, che avrebbero voluto farlo parlare. In precedenza Zaghis aveva sostanzialmente ammesso il non raggiungimento del ballottaggio cui andranno con tutta probabilità Gianni Alemanno e Ignazio Marino. “Non bisogna paragonare mele e pere – ha detto – le amministrative sono altra cosa rispetto al nazionale”. In serata l’indicazione dello staff comunicazione di Palazzo Madama: secondo indiscrezioni, il consiglio dato ai singoli senatori sarebbe quello di non sbilanciarsi in commenti su un risultato che appare in calo rispetto alle politiche, nelle città in cui si è votato. 

BALLOTTAGGI, IL PD A CACCIA DEI GRILLINI. “Se si dovesse fare una sintesi dalle elezioni politiche ad ora, il Movimento 5 Stelle forse è quello che ha più tradito le aspettative dei suoi elettori”, perché era “percepito come forza di cambiamento” dice il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. “E’ evidente che qualcosa non va nel rapporto di sintonia tra quel movimento e chi lo dirige. Io penso che il Movimento 5 Stelle abbia un elettorato molto aperto, che cambia idea”. Sempre parlando degli elettori del Movimento 5 Stelle, Zingaretti ha detto: “Nel Lazio abbiamo già intercettato quell’elettorato alle regionali. Credo che per il ballottaggio dovremo rivolgerci a tutta la città che vuole cambiare, a prescindere dall’appartenenza, e Ignazio dopo il primo turno è oggettivamente il candidato in grado di concretizzare questa voglia di cambiamento che c’è a Roma”.

Nella capitale il Pd apre immediatamente la caccia al consenso grillino in vista del ballottaggio: “Il M5S ha sottolineato dei temi che anche noi abbiamo sottolineato con grande forza”, ha chiarito il candidato sindaco Ignazio Marino nell’intervento al suo comitato elettorale. Temi come “democrazia partecipata, la riduzione dei costi della politica, una trasparenza all’interno all’interno del bilancio del Campidoglio”, ha promesso, “noi li porteremo avanti anche da domani e spero che gli elettori del M5S apprezzeranno il fatto che noi li consideriamo temi nostri”. 

Il corteggiamento non è gradito al candidato Cinque Stelle De Vito: “Alemanno e Marino sono la stessa cosa, come i loro due partiti. Basta rivedere il film degli ultimi 20 anni o degli ultimi 5 a Roma”. Quindi nessun appoggio dei due contendenti al ballottaggio di giugno. “Lei appoggerebbe un partito che nel 2008 ha lasciato un debito di 12 miliardi in Comune?”, ha risposto De Vito. “Faremo un’opposizione seria e responsabile”.

IRONIA SUI SOCIAL: “DECRESCITA FELICE”. Intanto sui social network si leggono i primi commenti delusi, le ironie ma anche incoraggiamenti. Su Twitter Francesco Longobardo ‏@LongobardoF 36 scrive: “I risultati delle #amministrative2013 fanno molto pensare. Com’è possibile che un movimento che si proclama del ‘popolo’ è andato così male? Molti parlano di ‘decrescita felice'”. Scrive Gianmario Mariniello ‏@gmariniello82 42m: “Sembra ci sia una decrescita felice del #M5S. Chapeau ai seguaci di Latouche: sono coerenti con quel che professano”. Anche Luis Burgos ragiona così: “I Grillini sono stati coerenti, applicano la decrescità felice…”. C’è anche chi tenta una analisi come Roberto Finora: “Il dato più interessante delle #amministrative2013 è che a #Siena il #M5S è per ora fermo al 6.2%”. Heliandros è molto più netto: “Si delinea un crollo del #M5S. Succede, quando sbandieri la rivoluzione e poi ti disperdi nella rendicontazione”. C’è anche l’ironia di Roberto Antonini ‏@RANRoberto 1m: “Arrendetevi? Contatevi! #M5S”. Per Fausto Panunzi “l’unica novità che poteva portare il #M5S alla politica era la riduzione degli stipendi. Non l’hanno fatto e oggi i loro voti si riducono” e poi Chiara Padua: “Le cose belle durano poco. Magari quelli del #M5S possono consolarsi così”.

Anche su Facebook abbondano i commenti. Alessandro Massa posta il suo consiglio: “Beppe visti i primi risultati a Roma c’è da prendere seriamente l’idea di andare in televisione, gli Italiani sono troppo coglioni per capire da soli quello che gli sta succedendo”. Michele Pirina invece esulta: “Che botta che avete preso grillo ahaha la gente si sta stufando delle tue stupidaggini”. Perla Setina torna sulla polemica dei troll: “Forse adesso i grillini capiranno che chi scriveva sul blog di Grillo, esprimendo opinioni non conformi a #M5S non era un troll o un fake, ma una persona in carne ed ossa con idee ed ideali…”. Nicola Semplici: “Grillo, grande, sei un super comico, il top! Com’era quella barzelletta che raccontavi? Ah si, ora ricordo, diceva “De Vito prossimo sindaco di Roma”, sei troppo forte!”.

VENDOLA AI CINQUE STELLE: “FATE I CONTI CON ETA’ ADULTA”. Un filone di critiche fa riferimento al mancato accordo con il Pd dopo le politiche. Se ne fa portavoce il presidente della regione Toscana Enrico Rossi: ”Sono convinto che se Grillo avesse accettato l’offerta di Bersani per un governo di cambiamento, non solo avremmo trasformato questo Paese e messo all’opposizione Berlusconi, ma stasera saremmo potuti stare insieme in piazza a festeggiare un vero cappotto al centrodestra, e anche la partecipazione al voto sarebbe stata più alta”. Intanto Nichi Vendola psicanalizza i grillini: “Da quelle parti bisognerà abbassare i toni e a innalzare i pensieri. La politica non può essere solo rumore. E’ giunto il tempo in cui un soggetto interessante e effervescente come il Movimento 5 Stelle deve fare i conti con la propria età adulta”.