Povera leonessa d’Italia, spelacchiata con le unghie spuntate mentre osserva i domatori di pulci della politica. Lontana dalle dieci giornate del Risorgimento che la resero famosa, oggi non le rimane che leccarsi le ferite di una crisi spaventosa. Il “carrozzone delle libertà” approdato qualche settimana fa con i suoi nani e le sue ballerine ha usato Brescia come palcoscenico per lanciare il suo Venghino signori, venghino. Anche per le amministrative a ridosso del 39esimo anniversario della strage di Piazza della Loggia (28 maggio 1974) con i suoi morti, i suoi feriti e zero colpevoli.

Venghino signori, venghino, i 141mila 629 aventi diritto al voto chiamati a scegliere tra il sindaco uscente e tre candidati che giocano la carta del “ritenta, sarai più fortunato”: Emilio Del Bono (Pd, Sel e liste civiche), Laura Castelletti (ex presidente del consiglio comunale nelle stagioni di Paolo Corsini) e Francesco Onofri. Gli altri pretendenti sono Adriano Paroli (centrodestra) e la new entry Laura Gamba per M5S che i sondaggi sarebbero lontana dalla doppia cifra percentuale, segno che anche per l’ex dipendente del tribunale di Brescia Vito Crimi potrebbe valere il detto “nemo propheta in patria”. Sotto il tendone logoro c’è lo spirito laborioso e la generosità della gente di una provincia che a livello nazionale si colloca ai primi posti per le attività di volontariato. Ma intanto ad aprile mediamente sono fallite due aziende al giorno: le chiusure sono aumentate del 30% rispetto al primo quadrimestre del 2012 quando a chiudere erano state 104 imprese.

È crisi in ogni comparto tanto che nel 2012 le ore di cassa integrazione sono state 44 milioni a fronte dei circa 7 di soli 4 anni prima. Nel frattempo la giunta uscente ha pensato bene di “investire” (o sperperare, dipende dai punti di vista) mezzo milione di euro per riportare alla luce la statua denominata Bigio: fascistissimo nudo maschile rimosso nel 1945. E che dire del carcere di Canton Mombello, fatiscente costruzione di fine ’800 la cui capienza massima è di 208 posti salvo ospitarne costantemente il doppio, elevando così la struttura detentiva tra le peggiori in Italia. Eppure gli equilibristi della politica che si succedono al trapezio nei volteggi elettorali sembrano distanti dall’ esposto presentato dal “Comitato per la chiusura del carcere lager” dopo un caso di tubercolosi attiva.

Povera leonessa d’Italia, dove la politica ha impiegato 20 anni per accorgersi che i bambini della scuola Deledda non possono giocare in giardino perché inquinato da Pcb così come un’ ampia area di città in cui le diossine sono 10 volte superiori a quelle dell’Ilva. Usciti di scena i prestigiatori milanesi di Cl travolti dalle inchieste, a Brescia si sono spenti molti riflettori sull’emiciclo circense di politici inermi davanti alla paurosa crescita di sfratti per morosità “incolpevole” di chi non riesce a pagare l’affitto perché ha perso il lavoro. I sondaggi parlano, guarda caso, di un testa a testa tra Pd e Pdl per governare la leonessa d’Italia. Spelacchiata, ma nonostante tutto ancora viva.

da Il Fatto Quotidiano, 26 maggio 2013