Per la Provincia di Parma l’inceneritore non può partire. Ironia della sorte, a portare avanti la lotta allo stop dell’impianto di incenerimento rifiuti, promessa elettorale del sindaco Cinque stelle Federico Pizzarotti, è proprio l’ente ritenuto tra i responsabili del via libera al Polo ambientale, il cui presidente è Vincenzo Bernazzoli, avversario di Pizzarotti nella battaglia elettorale del maggio 2012.

Da qualche settimana la Provincia sta mettendo i bastoni tra le ruote alla multiutility Iren che a inizio marzo ha cominciato la fase preliminare di accensione dell’impianto. Dopo una prima diffida in cui si segnalavano irregolarità nelle prove di combustione iniziate a fine aprile, l’ente ha preso posizione con una missiva inviata il 23 maggio alla multiutility, in cui si spiega che il termovalorizzatore di Ugozzolo non può partire se i lavori funzionali al corretto esercizio dell’impianto sono ancora in corso, come quelli per il depuratore.

La lettera fa seguito alla comunicazione da parte di Iren Ambiente dell’avvio del forno di Ugozzolo dopo la fase preliminare. Ma dall’ultimo sopralluogo del 22 maggio disposto dalla Provincia, spiegano dall’ente, è emerso che “i lavori per rendere funzionale il depuratore sono ancora in corso. Conseguentemente, allo stato, in considerazione della mancata ultimazione dei lavori funzionali al corretto esercizio dell’attività, si esprime formale diniego all’esercizio dell’attività nel termine prospettato da Iren Ambiente Spa”.

Per la Provincia dunque l’inceneritore non può partire, almeno per il momento. L’ente di piazzale della Pace ha invitato Iren a presentare la comunicazione di avvio d’esercizio più avanti, quando i lavori saranno completati, “allegando alla medesima la dichiarazione sostitutiva di atto notorio a firma della direzione lavori e del collaudatore in corso d’opera, di esecuzione lavori a regola d’arte, e ciò con riferimento a tutte le opere funzionali al corretto esercizio dell’attività, così come autorizzata”.

Nel mirino dell’ente ci sono anche Iren e le dichiarazioni rilasciate dalla multiutility, che alla prima diffida aveva risposto che la situazione del Paip era regolare e sotto controllo. A detta della Provincia invece, il divieto all’accensione dell’impianto si rende necessario poiché la precedente dichiarazione di Iren “non è risultata veritiera, obbligando i vari enti a controlli del tutto inutili in considerazione del fatto che molteplici opere dovevano ancora essere eseguite”.

Tra i punti sotto la lente di ingrandimento dell’ente di piazza della Pace c’è anche la mancanza del certificato di agibilità, più volte citato anche dall’avvocato no termo Arrigo Allegri, che sulle presunte irregolarità dell’inceneritore di Ugozzolo ha presentato più di quattordici esposti e che contro il forno ha manifestato nelle ultime settimane in Comune, in Provincia e davanti al cantiere insieme agli attivisti dell’Assemblea permanente contro gli inceneritori. La Provincia ha infatti ricordato alla multiutility “che sarà necessario il conseguimento dell’agibilità, nelle forme di legge, che costituirà condizione di efficacia del nulla osta che in futuro potrà essere rilasciato”.

Non è solo il depuratore non completato a fermare, o comunque per il momento a rallentare, la corsa all’accensione dell’impianto di Iren, ma una serie di parametri che secondo le autorità di controllo non sono stati rispettati e che quindi non hanno fatto superare alla multiutility la prova di avvio del forno. Fin dall’annuncio delle prove di accensione l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli aveva detto che “non c’erano i requisiti per far partire l’impianto” e nei giorni scorsi il Comune di Parma aveva presentato un esposto in Procura sul permesso di costruzione scaduto. Anche l’Arpa aveva segnalato anomalie nelle modalità di combustione nella prima settimana di prova e la Provincia aveva rincarato la dose con la diffida. “Avevamo preannunciato che saremmo stati inflessibili nei controlli” aveva spiegato l’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Castellani.

“La Provincia ci dà ragione: sin da subito abbiamo sostenuto che l’inceneritore non fosse pronto a partire, proprio perché la sua costruzione non soddisfaceva molti dei requisiti minimi” è stato il commento dell’assessore Folli. “Lo stop all’impianto non è ostruzionismo: come sempre sostenuto dal Comune, rafforzare l’attività di controllo va in direzione del rispetto delle norme di legge. Auspichiamo dunque che anche all’interno di Iren vengano individuate le responsabilità di chi ha fortemente voluto questo avvio anticipato”.

 

Dura la replica di Iren, che ha ricordato che “allo stato attuale il Pai è in fase di esercizio provvisorio” proprio allo scopo di fare le verifiche necessarie all’impianto. Questo “a garanzia di un ottimale futuro funzionamento del Pai a regime e che, come sempre accade nell’avvio di nuovi impianti, deve essere realizzata quando tutti gli apparati sono ultimati e funzionanti”. Per Iren in questa fase non sono invece ancora necessari “elementi accessori al funzionamento impiantistico che dovranno invece essere del tutto completi per l’avvio dell’esercizio a regime”.

“Ribadiamo – conclude la nota – che è inutile strumentalizzare situazioni che rientrano nella normalità dell’iter costruttivo. Tutti gli impianti, a maggior ragione se di elevata complessità, devono effettuare attività di verifica e test preliminari alla messa in esercizio. Non si tratta quindi di accelerazioni nell’avvio dell’impianto, ma del dovuto scrupolo e della dovuta responsabilità tecnica da parte di chi con professionalità sta costruendo un impianto a tecnologia avanzata a servizio del territorio provinciale”.

A Ugozzolo non è ancora arrivato dunque il tempo per cominciare a bruciare i rifiuti. L’accensione slitta in avanti proprio a poche settimane dalla data del 5 giugno, quando la Cassazione dovrà esprimersi sulla richiesta di sequestro del cantiere da parte della Procura, che sull’iter di autorizzazione c’è un fascicolo che vede oltre dieci indagati per abuso d’ufficio e abuso edilizio.