Nemmeno il tempo di mettere piede tra i banchi dell’assemblea dell’Emilia Romagna, che Giampaolo Lavagetto si ritrova in mezzo alle polemiche. Il neoconsigliere parmigiano, primo dei non eletti in Regione, ha preso il posto del capogruppo Pdl Luigi Giuseppe Villani, che si trova ai domiciliari da gennaio con l’accusa di peculato e corruzione per l’inchiesta Public Money ed è stato sospeso dalle sue funzioni secondo il decreto anticorruzione.

Il debutto dell’ex assessore del Comune di Parma tra i banchi dell’opposizione però non è stato tutto rose e fiori, tanto che non tutti i consiglieri hanno votato il suo ingresso e alcuni hanno addirittura lasciato l’aula. Lavagetto, da tempo in rotta con il Pdl e anche con lo stesso Villani, ha infatti sulle spalle una condanna in primo grado a un anno e sei mesi per peculato, arrivata nel 2011 per il caso delle maxibollette per uso improprio del telefono cellulare comunale quando era assessore nella giunta di Pietro Vignali. Per questo, alla proclamazione in aula del neoconsigliere, il capogruppo del Movimento 5 stelle Andrea Defranceschi ha lasciato i banchi del consiglio insieme all’ex M5S Giovanni Favia.

“Votare un condannato in primo grado in sostituzione di un altro agli arresti domiciliari? Ma stiamo scherzando? – ha chiarito Defranceschi in una nota – Seppur conscio del fatto che questo sia un ‘atto dovuto’, in quanto ‘conforme alla normativa vigente’, non è mia intenzione assecondare una legge sbagliata. Nulla a che fare col giustizialismo: se è vero che un condannato non è tale fino al terzo grado di giudizio, è altrettanto vero che la responsabilità personale, istituzionale e morale, passa anche attraverso il messaggio che lanciamo da quest’aula, in merito a ciò che riteniamo accettabile e cosa no”.

Secondo il decreto anticorruzione anche Lavagetto, come Villani, sarebbe incompatibile con la carica di consigliere regionale, ma la procedura richiede prima la proclamazione e poi alcuni mesi per i vari passaggi tra prefettura e ministero. Una questione di burocrazia dunque, che però ha scatenato la bufera tra i banchi dell’assemblea regionale, anche riguardo alla normativa che prevede queste fasi.

“Al di là del giudizio personale, dal quale mi astengo, riguardante il fatto che questa persona ritenga consono o meno ricoprire una carica istituzionale rappresentativa dei cittadini – ha continuato Defranceschi – e anche se comprendo che la presidenza si sia dovuta confrontare con una normativa assurda, fatta da persone che non avevano bene idea di quello che stavano facendo, o più probabilmente fatta in maniera volutamente farraginosa per far si che vengano tutelate persone in questa condizione; io non ho intenzione di partecipare a questo ‘atto dovuto’”.

Defranceschi se l’è presa infine con la maggioranza e con il Pdl: “Non ho avuto modo di accedere alla fase istruttoria, dato che com’è noto per scelta deliberata dalla maggioranza il Movimento 5 Stelle non è rappresentato nell’Ufficio di presidenza. Pertanto, credo che la maggioranza che governa questa Regione si dovrà assumere la responsabilità di applicare questa legge. L’opposizione, in particolare il Pdl che ha per sua abitudine candidato persone indagate, si assumerà la responsabilità di questo”.

L’assemblea legislativa ha comunque approvato l’elezione di Lavagetto, votando inoltre un ordine del giorno per modificare le norme per l’incandidabilità. Il neoconsigliere si è difeso dalle accuse, spiegando di non essere sottoposto ad alcuna interdizione dai pubblici uffici. “Faccio presente all’ignaro consigliere – ha risposto il consigliere in una nota, rivolgendosi a Defranceschi – che il sottoscritto all’atto della condanna del 12 ottobre 2011, nella sua veste di consigliere provinciale, non ha per scelta goduto del beneficio della sospensione, ma si è immediatamente dimesso per propria scelta. A questo punto, dopo che da 19 mesi sto attendendo la fissazione della data di appello, ritenendomi assolutamente innocente, non intendo sottrarmi ulteriormente ai miei diritti costituzionali causa la lentezza della giustizia italiana”.