Il presidio di Venaus è pronto. Oggi qui è atteso l’arrivo di una prima colonna da Roma. Perché qualunque cosa accada i No Tav una certezza ce l’hanno: il campeggio previsto per il fine settimana si farà. Il dove dipende dai confini che il ministro dell’interno Angelino Alfano metterà alla “zona rossa”, la chiamano così, per ricordare il G8 di Genova, non “area protetta” come invece l’ha definita il titolare del Viminale nel vertice di martedì 14 maggio a Torino in vista del fine settimana di protesta. A Venaus anche ieri sera si sono riunite le guide storiche dei No Tav.

Michele e Biagio qui vivono dal 2005, hanno comprato questa baracca e trasformata in abitazione: è il simbolo di questa “guerriglia in difesa del territorio”, spiegano. I lavori dell’Alta velocità dovevano partire da qui. Le proteste hanno costretto ruspe e tecnici a spostarsi a Chiomonte, all’interno della valle. Che ora è una zona militarizzata. Ci sono gli Alpini con i Lince, l’esercito con mezzi semicorazzati e l’impiego del 60 per cento delle forze di polizia della provincia, dice un documento riservato inviato a inizio anno dal ministero dell’Interno per fare il punto sulla situazione in Val di Susa. Tutti qui. A difendere un cantiere. Le molotov lanciate contro il cantiere la notte di martedì ancora non hanno una mano che le ha lanciate. E i No tav non ne sanno nulla, non qui a Venaus.

“Quella zona, sopra al cantiere, è illuminata a giorno e piena di telecamere: strano che ancora non abbiano individuato i responsabili“. Il timore, oggi, “è ritrovarsi strumentalizzati, con qualche infiltrato ad hoc“. E ancora. Michele racconta che dopo mesi che non succedeva nulla, nell’ultima settimana “ci hanno accusato di aver preso a sassate un camioncino, di aver colpito un operaio e di aver tirato molotov”. E gli espropri di alcuni terreni dove sorgerà uno svincolo a Chiomonte sono cominciati giusto dieci giorni fa. “Hanno necessità di uscire dalle recinzioni del cantiere e allargare i lavori”.

Che il clima sia teso è un eufemismo. Le riunioni No Tav sono un po’ ovunque. Anche a Bussoleno ieri sera i No Tav si sono visti per organizzare il campeggio, la volontà è farlo a Chiomonte, ma il campo si raggiunge da Giaglione attraverso un piccolo ponte. “Venerdì andiamo a controllare la zona, a pulire i sentieri“. All’area si arriva solo a piedi, quaranta minuti di passeggiata, sia partendo da Giaglione sia da Chiomonte. I paesi delimitano la zona militarizzata. L’area del campeggio, già usata nel 2011 e nel 2012, è a ridosso del cantiere. Lì intorno, su entrambi i versanti, i No Tav hanno delle baracche usate come presidi. Alcune sono state danneggiate e resi inagibili negli ultimi due giorni. A riprova delle parole mostrano le foto. Certo è che il movimento non ha mai preso le distanze dalle violenze. E la presenza di alcuni antagonisti No Tav al funerale dell’ex brigatista Prospero Gallinari a Reggio Emilia, come Davide Mattioli, è passata quasi in sordina. Almeno da queste parti. Anche se, puntualizza Beppe, “non era lì a nome del movimento”. Beppe è la guida del presidio di Giaglione.

Ha preso in comodato d’uso il terreno e ha organizzato l’acquisto collettivo, due anni fa, di 2000 metri quadrati di terra: “Così ora se vogliono, devono espropriarla a noi”. Per sottolineare che “tutto” va preso sul serio, ricorda: “Coniammo lo slogan ‘siamo tutti black block’ quando arrestarono i nostri 50 compagni”. Ma precisa: “Siamo pronti alla violenza, ma solo in risposta alla violenza, solo come autodifesa ed è per questo che con l’operaio ferito, con le molotov noi non c’entriamo niente, non rientra nelle nostre pratiche”. Per la Procura di Torino, invece, si tratta di tentato omicidio. Questa è una delle ipotesi di reato per l’attacco di martedì notte al cantiere Tav di Chiomonte.

Secondo gli inquirenti ad agire sarebbe stata una frangia scollegata dal movimento No Tav ufficiale. Si è trattato di un’iniziativa preparata con cura e condotta con modalità differenti da quelle che, in passato, avevano accompagnato le proteste dei No Tav: un gruppo di persone che, senza raccordarsi con il movimento, ha deciso di compiere un salto di qualità nella protesta. Da queste parti la politica è stata una speranza durata due mesi. e legata a Beppe Grillo. “In due mesi si sono plasmati, anche quelli lì son diventati come tutti i politicanti, basta vedere la storiella degli stipendi“. Perché, aggiunge Beppe, “i politici, tutti a questo punto, qui hanno solo preso”. Ieri il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, ha ribadito che il Tav è “un’opera prioritaria e non possiamo permettere che delinquenti possano mettere a rischio la vita di lavoratori e agenti”.

Il M5S ha risposto presentando un disegno di legge per fermare l’opera “inutile“. Ma, dicono quasi in coro durante la riunione, “serve che vengano a sporcarsi le scarpe quassù, a Roma è tutto inutile”.

da Il Fatto Quotidiano del 16 maggio 2013