Angelina Jolie si è sottoposta a mastectomia bilaterale profilattica: ha la mutazione di un gene che aumenta molto la probabilità di tumore al seno, per questo (e per rassicurare i suoi figli) ha deciso di farsi togliere entrambi i seni e farli ricostruire dal chirurgo plastico con due protesi.

Sappiamo che alcune donne hanno un rischio di tumore al seno molto alto, sono le donne con una mutazione di uno dei geni che la medicina ha identificato come responsabili (se mutati) della degenerazione tumorale del seno e delle ovaie. Si chiamano BRCA1 e BRCA2, anche se siamo certi che ne esistano altri con una valenza più o meno grande nel rischio di tumore.

Se consideriamo tutti i casi di tumore al seno, quelli legati alla mutazione di geni rappresentano al massimo il 10%: una minoranza, saperlo è importante perché il tumore al seno è una malattia per lo più sporadica che può riguardare qualsiasi donna a prescindere dalla familiarità. Togliersi il seno è la soluzione per vivere tranquille? Direi di no, anche per le donne con un rischio genetico documentato. La mastectomia profilattica, anzi, è una scelta che riguarda un piccolo numero di donne.

Questo tipo di intervento toglie la ghiandola mammaria, riduce ma non azzera il rischio di tumore: una piccolissima porzione di ghiandola resta (sotto la pelle) e deve essere controllata nel tempo perché potrebbe degenerare. La mastectomia è una mutilazione a tutti gli effetti, anche se è subito riparata con bellissimi interventi di chirurgia plastica: a questo la donna deve essere preparata, sia perché ogni intervento chirurgico può avere una certa percentuale di complicanza e fastidi postoperatori, sia perché dal punto di vista psicologico farsi togliere i seni senza essere malate ha un impatto enorme sull’immagine di sé, sui sensi di colpa e di paura, sulla femminilità. Chi ci dà la certezza che saremo soddisfatte, “dopo”? Sorrido amaramente quando si descrive la ricostruzione dopo la mastectomia in questo modo: “E dopo l’intervento, signora, uscirà dalla sala operatoria ancora con il suo seno”. Non è vero: una ricostruzione perfetta, bellissima dal punto di vista estetico non è lo stesso seno di prima, non è la medesima immagine e non ha il significato che la donna aveva sempre attribuito. Ci si abitua, magari poi si sta meglio di prima, ma è necessario un periodo di presa di coscienza e adattamento.

Stabilire se si abbia un rischio alto di tumore è un diritto e non un dovere (quanto pesa l’informazione sulla decisione di avere figli, fare progetti, sentirsi donne in pieno?). La valutazione deve essere precisa e non un mero computo dei parenti che hanno avuto lo stesso tumore, grazie ai test e a colloqui con i senologi e gli psicologi: se la mutazione genetica si trova, le proposte riguardano controlli personalizzati in una vita il più possibile “normale”. Alla mastectomia si può arrivare, ma all’interno di una relazione positiva, chiarissima e ricca di informazioni con i medici e gli psicologi.