Si è svolta questa mattina come ogni anno la sfilata di banchieri e politici sulla scalinata di palazzo Mezzanotte a Piazza Affari. I dirigenti delle principali banche e società quotate italiane sono scesi da lussuose Bmw e Jaguar per assistere alla relazione annuale al mercato finanziario del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, praticamente senza rispondere alle domande dei giornalisti. Una fila di agenti in tenuta d’assalto sorvegliava l’entrata principale, mentre i reporter con telecamera non potevano uscire da un “recinto” di transenne ai lati dell’ingresso. Presente all’evento anche il premier Enrico Letta, che non è stato però di molte parole: dopo un’entrata lampo è infatti uscito di soppiatto dal retro.

All’interno, tante belle parole hanno caratterizzato il discorso di Vegas, che non ha tuttavia commentato i casi più delicati su cui l’organismo di vigilanza dei mercati è intervenuto – o meglio sarebbe dovuto intervenire – a partire dall’affaire Monte dei Paschi di Siena. E, mentre tralasciava di menzionare vicende scottanti che hanno bruciato il portafoglio di molti risparmiatori (oltre al caso Mps, memorabile quello di Unipol-FonSai, finito sotto il lentino di due magistrature prima che della Commissione), il numero uno della Consob secondo il quale oggi “paghiamo gli errori del passato”, si è peritato invece di puntare il dito sulla vendita dei prodotti finanziari.

“E’ cruciale vigilare sui conflitti di interessi nella distribuzione dei prodotti finanziari”, perché i problemi legati al rapporto tra intermediari finanziari e clientela “non possono ancora dirsi risolti”, ha detto, evidenziando i nodi della “significativa presenza delle banche nel capitale delle Sgr (le società di gestione del risparmio, ndr)”, mentre in un altro passo si lamentava la fuga dei risparmiatori da titoli e fondi. Senza però ricordare i numerosi casi di risparmio tradito.

Di fronte ai protagonisti del settore bancario – da Alberto Nagel di Mediobanca ad Alessandro Profumo di Unicredit ed Enrico Cucchiani di Intesa Sanpaolo – Vegas ha poi ripreso un tema già sfruttato dalla Banca d’Italia proprio per difendersi dalle accuse di scarsa vigilanza nel caso Mps, affermando che bisogna “rafforzare i poteri della Consob in tema di condotte illecite poste in essere dagli amministratori delle società quotate”, fino alla possibilità di denunciarli e sospenderli.

Sempre forte, poi, la tentazione della politica. E così l’ex vice di Giulio Tremonti si è spinto oltre i confini di sua pertinenza, auspicando l’avvio di un nuovo processo di privatizzazioni, “non solo delle grandi società di carattere nazionale, ma anche di molte utilities di proprietà degli enti locali”. Dimenticando per altro non solo lo scarso successo di operazioni di questo tipo in Italia, come recentemente riconosciuto perfino da Franco Bassanini, ma anche il fatto che buona parte delle utilities comunali ha in mano anche la gestione dell’acqua, con la cui privatizzazione si è già espressa il referendum popolare del 2011. 

Altro tema caldo affrontato dal capo della Consob è stata la Tobin tax. L’introduzione in Italia dell’imposta sulle transazioni finanziarie, seppur con i correttivi adottati per cercare di “neutralizzarne l’impatto sulle imprese di minori dimensioni”, genera un “rischio di spiazzamento, forse anche irreversibile, sui mercati”, ha spiegato, “in termini di delocalizzazione di importanti comparti dell’industria finanziaria nazionale e di penalizzazione per l’operatività in strumenti derivati”.

Non si è fatta attendere la risposta delle associazioni a tutela dei consumatori. “E’ l’esito di un deludente triennio di governo che ha burocratizzato l’autorità e marginalizzato le competenze tecniche”, hanno tuonato Federconsumatori e Adusbef. “Ancora una volta tante parole, promesse e proclami, ma pochissimi fatti positivi a fronte di molteplici casi di risparmio tradito“, hanno aggiunto i rappresentanti dei consumatori chiedendo conto del “perché la Consob ha impiegato 18 mesi per informare il mercato della soffiata ricevuta con il noto esposto di luglio 2011 sui derivati-Mps” e del perché “non sono stati attivati i poteri di polizia giudiziaria di cui dispone”.

Sul tema  dell’esposto ricevuto dalla Commissione nel 2011 sulle operazioni sconsiderate dei dirigenti della banca senese rimasto in un nulla di fatto per oltre un anno, l’ex viceministro dell’Economia, lunedì 18 marzo davanti alle telecamere del Fattoquotidiano.it aveva rivendicato la tempestività dell’azione della vigilanza, nonostante le denunce anonime molto più datate delle prime inchieste formali e si era trincerato dietro al “segreto d’ufficio”.

Montepaschi a parte, già alla fine del 2012 l’associazione di tutela dei cosumatori aveva denunciato l’organo di controllo per “inerzia a volte sfociata in un’eccessiva vicinanza al mercato e in una scarsa attenzione verso i consumatori” in relazione alla riorganizzazione interna della Commissione. Una situazione che peggiorerà ulteriormente con l’ormai prossima riduzione a tre membri del collegio dei commissari in linea con le misure previste dal governo Monti che, di fatto, incrementerà il potere del commissario Vegas sulle scelte cruciali della vigilanza proprio nell’anno peggiore della crisi.

E intanto, punta il dito il sindacato del credito Fisac-Cgil. “Vegas continua a non centrare il bersaglio. Non è infatti arrivata alcuna indicazione, se non generici appelli, su come utilizzare il risparmio per dare fiato all’economia reale, su come riaprire i rubinetti del credito per rilanciare gli investimenti nella piccola e media impresa che sono la condizione essenziale per aumentare la crescita e creare lavoro”, ha detto il segretario generale Agostino Megale.

Per il numero uno della categoria del credito della Cgil “sono passati sei anni dall’inizio di una crisi, dura e pesante, le cui origini sono attribuite alla finanza strutturata: come può il presidente Vegas, riferendosi all’introduzione anche per via legislativa del ‘product intervention’ per l’identificazione della tossicità dei prodotti finanziari, non rilanciare anche la struttura degli scenari probabilistici? Un segmento che era già presente in Consob ma che lo stesso Vegas ha nei fatti ridimensionato pur essendo l’unico elemento in grado di valutare fino in fondo la tossicità dei prodotti finanziari“.

Inoltre, ha aggiunto Megale, “mi sarei atteso che, proprio sul tema dei prodotti finanziari, dei derivati, venisse avanzata da Vegas la proposta di istituire una commissione d’indagine utile a capire quanti sono, chi li possiede e, di conseguenza, quale azione di contrasto realizzare. Una commissione tale – prosegue il segretario generale della Fisac – per evitare che gli effetti negativi di decine di enti locali coinvolti ricadano ancora una volta sui cittadini con il taglio dei servizi: effetti determinati dall’incapacità della Consob di fornire agli enti locali quegli elementi di conoscenza, indirizzo e scenario per gestire il tema dei derivati. In ultimo mi verrebbe da dire che in Consob c’è bisogno di più collegialità e meno protagonismi: questo dovrebbe portare a completare il numero dei commissari stessi”.