Il Partito Democratico boccia il Partito Democratico. Doveva concludersi con una votazione e il passaggio in Consiglio Comunale la discussione del regolamento per introdurre, anche a Piacenza, il registro per le unioni civili. Invece, a rimandare indietro il testo presentato su iniziativa del Pd e del Movimento 5 Stelle, primo firmatario il consigliere Rino Curtoni (Pd), è stato proprio il fronte democratico della roccaforte renziana, che in aula si è spaccato in due: favorevoli e contrari. A capitanare i ‘no’ al registro il capogruppo Pd in Comune, Daniel Negri, che ha dichiarato: “Non capisco perché mettere sullo stesso piano chi fa una scelta di impegno e crescita come il matrimonio, con chi sceglie una forma più ‘debole’ di convivenza”. Nel Pd, spiega il consigliere comunale “c’è massima libertà di scelta, e anch’io ho delle perplessità. Questa delibera ha una connotazione ideologica che sembra preponderante rispetto a quella amministrativa. Nel documento parliamo solo di diritti e non di doveri, e personalmente non lo condivido. Mi farebbe piacere sapere quali sono le discriminazioni: capisco il problema dell’assistenza sanitaria. Ma andiamo a sanarla con questo documento?”.

Dubbi e perplessità espresse anche dal centrodestra comunale, da Marco Tassi, Pdl, contrario a un regolamento “che non ha nessun effetto giuridico”, o da Tommaso Foti, Fratelli d’Italia, per il quale il registro “serve solo a buttare un po’ di colore negli occhi della gente”. Il testo, ha dichiarato in aula Foti, “è stato copiato da altri Comuni e male” perché “manca una norma che definisca un minimo di tempo necessario della convivenza, e non c’è un riferimento alla tutela della privacy”.

Aspetti tecnici che però, per il Pd, o almeno il fronte ‘favorevole’ a un provvedimento che “va incontro alle esigenze di una società che cambia”, potrebbero, almeno in parte, essere migliorati. Per “dare un segnale”, quantomeno, “per dire al governo che l’Italia è pronta a una normativa che riconosca pari diritti per tutti i cittadini”. La discussione in commissione, del resto, serve a questo. A evidenziare “punti di forza e punti deboli di un testo così che possa essere modificato, magari tramite emendamenti, e poi votato in aula”.

Il registro per le unioni civili, aperto a tutte le coppie dello etero o omosessuali, maggiorenni e coabitanti nello stesso Comune, unite da un legame affettivo, spiega Giulia Piroli, Pd, “potrebbe avere l’effetto di pungolare lo Stato nell’approvare norme che davvero tutelino le unioni civili”, e in più garantirebbe l’accesso a tutte quelle facilitazioni oggi riservate alle coppie unite da matrimonio, equiparando, ad esempio, il convivente al ‘parente prossimo’ in caso di malattia, qualora intervenissero problemi di salute e fosse necessario, quindi, prestare assistenza. “Lo sviluppo di un paese passa anche attraverso il riconoscimento di diritti come questo” ha aggiunto in aula la Piroli.

Una delle ragioni per cui, in 137 Comuni d’Italia il registro è stato introdotto, l’ultima ad approvarlo, in Emilia Romagna, è stata Reggio Emilia. “E’ ovvio che serva un intervento dello Stato per aggiornare il diritto di famiglia – aveva spiegato la consigliera reggiana del Pd Gigliola Venturini, quando il consiglio cittadino votò per l’introduzione del documento – ma è un dato di fatto che dal 2007 al 2011 le coppie di fatto in Italia siano raddoppiate, da circa 500 mila a più di 1 milione. I Comuni devono prenderne atto e riconoscere, nelle diverse tipologie di comunità sociali, anche questa fattispecie, l’unione tra due persone di uguale o diverso sesso”. Un cambiamento che parte dalla percezione, e che per molti cittadini, “che ancora oggi sentono di dover nascondere il proprio orientamento sessuale, significa esistere”.

Eppure, almeno per Negri, equiparare coniugi e conviventi, e quindi “il rapporto tra chi ha deciso di sposarsi e crescere i figli in un certo modo, con certi impegni, al rapporto di fatto ‘più debole’, meno impegnativo, tra chi ha scelto la convivenza” è difficile. “Oggi come oggi – ha aggiunto il capogruppo Pd – sono più discriminate le coppie sposate che quelle non sposate”.

Contattato da ilfattoquotidiano.it, Negri ha precisato che “ad oggi, secondo i regolamenti comunali, la convivenza more-uxorio è ampiamente tutelata per quel che riguarda i regolamenti e i servizi erogati dai Comuni. E’ evidente che su questioni di sostanza, un esempio su tutti, l’assistenza ospedaliera, sia necessario un intervento legislativo. La mia personale perplessità, in tema di ‘unioni civili’, che ripeto è personale, in quanto il Pd su questioni che hanno risvolti di tipo etico ha al proprio interno anche diverse sensibilità, sta nel voler equiparare dei ‘diritti’ con l’istituto del Matrimonio, senza parlare di ‘doveri’ della coppia, ben chiari invece all’interno del matrimonio considerato di fatto un vero e proprio contratto che una coppia firma con lo Stato”. 

Perplesso il Movimento 5 Stelle piacentino, che non solo si era dichiarato disponibile a votare l’introduzione del registro, e quindi il testo portato in commissione, ma che aveva anche consentito al Pd stesso di stilarlo. “Di solito quando presentiamo una proposta ci bocciano duramente – spiega Mirta Quagliaroli del M5S – così, visto che per noi è importante, anzi, è una questione di civiltà abbiamo deciso di lasciare al Pd la possibilità di redigere il testo. Certo non ci aspettavamo che si spaccassero sulla votazione di un documento presentato da un loro stesso consigliere”. Ma così è stato e ora se ne riparlerà a maggio: il 20 del mese, infatti, concorrerà il termine ultimo per presentare emendamenti al testo, che poi tornerà in commissione per essere votato e infine, verrà calendarizzato in Consiglio comunale. “Presenteremo anche noi qualche emendamento – continua Quagliaroli – ma fin da subito precisiamo che siamo pronti a votarlo, perché crediamo sia un passo importante. Certo, il diritto di famiglia va cambiato, anche perché risale al 1975, ma bisogna rendersi conto che la società è cambiata, e i Comuni, così come lo Stato, debbono prenderne atto”. Speriamo, ha concluso la consigliera ‘grillina’, “che il Pd si ricompatti. Capisco che l’influenza delle varie ‘correnti’ interne al partito sia forte, ma parliamo di un passo importante per i diritti delle persone”.