E’ passata per pochi voti, a Reggio Emilia, la delibera targata Movimento 5 Stelle e Partito Democratico che introduce, in città, un regolamento dedicato al riconoscimento delle unioni civili. 16 voti favorevoli, 11 contrari e 4 astenuti è infatti il risultato della votazione seguita a un lungo dibattimento che ha spaccato a metà la sala tricolore del consiglio comunale reggiano, divisa tra il centrosinistra, favorevole, e il centrodestra, contrario all’introduzione del registro. L’iter che ha portato in aula la delibera, del resto, non è stato dei più semplici. E sebbene il risultato derivi da una collaborazione tra i due schieramenti, quello tra i ‘grillini’ capitanati da Beppe Grillo e i democratici del segretario Pier Luigi Bersani non è stato proprio un sodalizio a tutti gli effetti.  “Più che altro – precisa Matteo Olivieri, unico eletto del M5S in Comune – ci sono venuti dietro”.

“Noi del Movimento – racconta il consigliere grillino – abbiamo iniziato a interessarci del problema molto tempo fa e per presentare la nostra proposta abbiamo fatto riferimento alle altre città, 87 in Italia, in cui il registro è stato introdotto, come Milano e Parma”. Poi però precisa: “Noi siamo stati i primi, poi il Pd ci ha seguito”. A dicembre anche i democratici, infatti, avevano firmato una mozione per chiedere al sindaco di “impegnarsi per istituire il regolamento per il riconoscimento delle unioni civili del Comune di Reggio Emilia” e “promuovere pari opportunità per le unioni di fatto, favorendone l’integrazione sociale e prevenendo forme di disagio, nonché forme di discriminazione fondate sull’orientamento sessuale”. Ma siccome la mozione, spiega Olivieri, “non è altro che una lettera d’impegno che non sarebbe mai stata discussa in aula, con tempi tra l’altro lunghissimi, superiori a un anno, abbiamo deciso di affrettare l’iter presentando una proposta di delibera che in due soli mesi è arrivata Consiglio”.

Di fatto, il registro non ha il potere di introdurre modifiche che influiscano effettivamente sulla vita dei cittadini, in termini, ad esempio, di scuola, servizi sociali o trasporti. Tuttavia, precisano i consiglieri che hanno votato a favore, “non si può dire che sia inutile, tutt’altro”. E per due ragioni. Da un lato, sottolinea la democratica Gigliola Venturini, “dal 2007 al 2011 le coppie di fatto in Italia sono raddoppiate, da circa 500 mila a più di 1 milione, e a Reggio Emilia il trend è più alto della media. A chi, quindi, si chiede a cosa serva introdurre un simile regolamento se poi non ha effetto a livello nazionale rispondo che permette di inserire nelle diverse tipologie di comunità sociali riconosciute anche questa fattispecie, l’unione di fatto tra due persone di uguale o diverso sesso”. Un cambiamento che parte dalla percezione, insomma, e che per chi “ancora oggi si deve nascondere, deve celare il proprio orientamento sessuale, significa molto, significa esistere” spiega Giulia, una studentessa fidanzata con Sofia.

Dall’altro è una base da cui partire “per colmare tutte quelle lacune che in città si sono evidenziate – continua Olivieri – un esempio è quello relativo alla polizia mortuaria. Ad oggi i conviventi non sono autorizzati a gestire le pratiche del compagno in caso di decesso, e questa è un’occasione per modificare le regole”. Oppure c’è la questione relativa all’assistenza: qualora un convivente sia ricoverato in ospedale, al compagno non è concesso offrire assistenza. “Tutti nodi che andranno affrontati – precisa Andrea Capelli, Pd – la forma, del resto, è la sostanza: i diritti civili non si concedono, si riconoscono e non farlo è antiquato in un paese democratico. E se a questo registro si dovesse iscrivere anche una sola coppia, credo che per quella coppia valga la pena lavorare”.

“Oggi abbiamo formulato un impegno – continua il consigliere a Cinque Stelle – quello di lavorare affinché tutte le famiglie possano godere degli stessi diritti. Il cammino è lungo, certo, e purtroppo chi era al governo fino ad ora non si è mai curato delle richieste presentate dai cittadini in questi anni, come le raccolte firme per introdurre leggi di iniziativa popolare. Per questo io, per esempio, non avrei votato per Schifani come per nessun altro. Ma ora i numeri ci sarebbero, in Parlamento, per cambiare le leggi e auspico che si faccia un passo avanti. Intanto la nostra città deve dare un segnale in questo senso, perché è evidente che il tema dei diritti civili per molti cittadini sia una priorità”.

Il ‘sodalizio’ Pd – M5S, che ha portato al voto sul regolamento per le unioni di fatto, a Reggio Emilia non è un caso isolato. In passato i due schieramenti, che a livello nazionale tengono col fiato sospeso gli italiani, in attesa di capire quale governo nascerà da un Parlamento sensibilmente rinnovato, avevano già trovato punti in comune. A dicembre, per esempio, in città si è stabilito un precedente storico: l’affidamento della gestione del servizio idrico integrato a un ente di diritto pubblico. Una mozione votata sia dai grillini, sia dai democratici, nemmeno un anno e mezzo dopo la consultazione referendaria del giugno 2011 che aveva portato alle urne milioni di italiani. E ancor prima, anche sulla questione dei rifiuti i due schieramenti si erano trovati concordi.

Ma la ragione, per i Cinque Stelle, è legata a una sorta di ‘pressione’ esercitata sul partito guidato da Bersani, la stessa che verrà applicata a livello nazionale, presupposto affinché si trovi l’intesa per un governo: “a livello locale abbiamo lavorato insieme perché abbiamo insistito tanto che alla fine il Pd ci è venuto dietro. Ma prima che accadesse ci siamo scontrati duramente in aula di Consiglio”. Il modello, quindi, per una collaborazione tra M5S e democratici a Roma è proprio questo: “quello siciliano – riassume Olivieri – una discussione punto su punto che avverrà, però, solo se ci ascolteranno anche sull’esecutivo. Altrimenti possono prendere i voti di Berlusconi, poi però dovranno pagarne dazio davanti agli elettori. Noi siamo convinti che si possa discutere, ma solo se sosterranno un nostro governo”.