Non abbiamo una particolare simpatia per le battute che evidenziano limiti fisici dell’avversario di turno. Proprio per questo non abbiamo apprezzato neanche quella di Dario Fo su Renato Brunetta, anche perché dal genio creativo del grande autore siamo abituati a ben altre prestazioni.

Dal momento però che, persino il grande Omero, di tanto in tanto si appisolava, sarà pure consentito a Dario Fo, in questa stagione melmosa, di avere uno scatto di ira e di sarcasmo. Contro di lui, invece, si è scatenata la banda del rancore che lo ha accusato di ogni nefandezza. Alfano lo ha definito un individuo spregevole e ignorante. Cicchitto ha parlato di razzismo antropologico. Chiusura in bellezza con Laura Ravetto che ha chiesto alla Accademia di ritirare il Premio Nobel.

Commoventi manifestazioni di amicizia, alle quali non si è associato quell’Umberto Bossi che, invece, lo apostrofò così durante il Consiglio dei ministri: “Nano, non rompere i c…”, quella volta gli amici di Renato non fiatarono, perché temevano di perdere il posto.

Battuta per battuta, in questo clima di imminente governissimo, si possono ricordare le eleganti parole dedicate da Silvio Berlusconi a Rosy Bindi  da: “Lei è più intelligente che bella”, sino alla barzelletta” Orchidea e Orco..” , Con tanto di bestemmia finale, raccontata all’Aquila tra le risate e gli applausi dei presenti. Oppure le parole dedicate alla signora Boccassini, gli agguati  al giudice Mesiano, le tre “giudici donne, femministe e comuniste” che lo hanno condannato a pagare gli alimenti e non solo alla signora Veronica? E che dire delle freddure sugli ebrei, sui ” Partigiani in villeggiatura” , su papà Cervi, sull’Aids, sul posteriore della Merkel, sulle corna  formato esportazione…

Fermiamoci qui per non disturbare troppo chi sta tessendo la “grande alleanza” con questo padre della patria.

Forse prima di puntare il dito su Dario Fo costoro dovrebbero autopuntarsi contro 10 dita e chiedere scusa per gli applausi e le risate di allora. 

In ogni caso di Dario Fo resterà traccia nella storia della letteratura e del teatri, di molti di costoro neanche una riga in cronaca.