Brunetta che giura da ministro? La prima cosa che faccio è cercare un seggiolino per poterlo mettere a livello, all’altezza della situazione. Oppure meglio una scaletta, così se la regola da sé”. La battuta del premio Nobel Dario Fo, pronunciata alla Zanzara (su Radio 24), ha fatto insorgere l’intero Pdl, fino ai più alti livelli. “Dichiarazioni dal contenuto spregevole” protesta il segretario Angelino Alfano. “Se penso che c’era chi lo voleva presidente della Repubblica mi vengono i brividi” rincara Maurizio Lupi. “Volgarità razzistica” dice Maria Elisabetta Alberti Casellati. “Una risata lo seppellirà” archivia tutto con sufficienza Fabrizio Cicchitto.

Tutto è nato, come detto, dalla partecipazione di Fo alla Zanzara di Radio 24. Alla domanda sull’eventualità di vedere Renato Brunetta nel governo di Enrico Letta il premio Nobel si offre appunto di “cercare un seggiolino o una scaletta”: “Sarebbe una gentilezza che si fa a Brunetta, e alla società, per non avere l’angoscia di vedere qualcuno che non ce la fa. Il cervello di Brunetta quello sì che è ancora più piccolo”. E “Schifani al governo?”, chiedono i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo: “Il cognome è onomatopeico, dentro il suo nome c’è già tutto, il rifiuto e il senso di angoscia e di repulsione per queste persone. Con questi al governo mi hanno copiato delle scene intere del Mistero Buffo”. 

Fo si è soffermato anche sulla mancata elezione al Quirinale di Romano Prodi: “Quelli che hanno affossato Prodi sono degli zozzoni, dei vigliacchi, dei maledetti e dei bastardi per la situazione in cui ci hanno messo. Sono abili distruttori della parola data. Hanno fatto una cosa indegna perchédovevano dirlo prima: non si può applaudire e poi sparare bordate sul partito. E’ stato un gioco al massacro”. Quanto al governo che sta per nascere “il vero scopo del governo Pd e Pdl è quello di salvare il Pd, un fabulazzo osceno, dalla sbandata in cui si ritrova e salvare dalla galera, o dall’esilio, Berlusconi. L’unica cosa che importa è che Berlusconi sia salvo”.

Tra coloro che replicano c’è Alfano: “Le dichiarazioni di Dario Fo, dal contenuto spregevole, colpiscono per la gratuita volgarità di un personaggio che, evidentemente, è ben lontano dal senso alto della politica e offende impunemente, credendo di divertire come durante uno spettacolo di cabaret di scadente livello. In realtà, offende solo se stesso, la sua storia e la sua professionalità. O forse, in verità, la sua cifra umana è così bassa da non consentirgli altro. Le sue parole incivili non offrono di certo un contributo alla politica, ma sicuramente svelano l’ignoranza di chi ne sconosce il valore e ricorre persino alle offese personali per sentirsi realizzato e per soddisfare il proprio malsano egocentrismo. Ci vergogniamo per lui. Inutile aggiungere altro”.  

Il premio Nobel quindi si guadagna una selva di critiche: “Malgrado faccia finta di parlare sul serio – interviene Cicchitto – è inevitabile che una risata seppellirà Dario Fo e anche il suo razzismo antropologico”. “Dario Fo sragiona – fa eco Gabriella Giammanco – stupisce sentire parlare un premio Nobel in modo così volgare, come diversi intellettuali di sinistra ha perso il senso del buon gusto. Per fortuna il dibattito politico può fare a meno di giudizi così grossolani”.

Più articolato il ragionamento dell’ex sottosegretario alla Giustizia Alberti Casellati: ”La volgarità razzistica degli insulti di Dario Fo ai capigruppo del Pdl Schifani e Brunetta è tipica dei ‘minus habens’. Le dichiarazioni del premio Nobel, già candidato al Quirinale dal leader del Movimento Cinque Stelle, sono beceri attacchi personali e contumelie al limite della decenza. Mi viene da pensare che il vero ‘Mistero Buffo’ è il criterio con il quale gli è stato attribuito il premio Nobel nel 1977. In questo momento di estrema difficoltà per il nostro Paese è opportuno evitare il linguaggio teatrale delle improvvisazioni giullaresche che tanto piacciono all’artista”. Resta che, come noto, il Nobel per la letteratura a Fo è stato assegnato nel 1997.