Sento Vendola in un talk show televisivo (Ballarò,  credo) che ricostruisce  le tappe della vicenda che ha portato alla rielezione di Napolitano e al nuovo governo di destra che incombe su di noi. Tutto giusto, soprattutto la tesi (credo di averla scritta anch’io, con mesi di anticipo su Vendola) che la situazione attuale è figlia dello Ur-golpe  napolitaniano del 2011, quando non si rimandò il governo Berlusconi alle camere e se ne contrattarono (a che prezzo? Stiamo ancora scoprendolo) le dimissioni per creare il governo dei tecnici.

Da lì comincia il delitto perfetto che si sta consumando sotto i nostri occhi. Vendola ha ragione. E tuttavia, è stupefacente, per un  cultore della narrazione come lui, l’omissione vistosa di  qualunque riferimento alla foto di Vasto, a Italia dei Valori, a come Sel abbia accettato senza alcuna reazione la cancellazione di Di Pietro e la risibile sostituzione con Nencini e i resti del partito socialista nella triade destinata a costituire il nuovo centro-sinistra. Questo è stato, da parte di Sel, l’originario cedimento, la vera e propria complicità con il golpe  presidenziale.

Vendola accetta da allora la cancellazione di Di Pietro voluta da Napolitano che cerca vendetta per la resistenza di IdV sulla trattativa, i nastri (opportunamente distrutti lunedì a Palermo, non senza lasciare  qualche traccia per possibili ricatti  futuri). Cancellato Di Pietro, il cosiddetto centro-sinistra bersaniano-vendoliano  perde ogni tratto di opposizione al governo Monti. Vendola  va alle elezioni con il partito che sostiene il governo tecnico, e contribuisce così allo screditamento della sinistra e alla vittoria di Grillo e soci. Sel paga anche in termini di voti elettorali questa decisione, compensata solo dalla possibilità di entrare in Parlamento in virtù della porcata del porcellum. Guadagna anche la presidenza della Camera, che fu già fatale a Bertinotti divenuto “atlantico” appena  asceso a quel seggio. E in tutto questo racconto Vendola ha il coraggio di spacciarsi per opposizione, visto che intanto il suo alleato, anche lui in disfacimento, ha sostituito i  suoi voti con quelli della destra esplicita del PdL. della Lega, ecc. 

Certo, indignarsi per questa falsa coscienza (ideologia, la chiamava Marx) storica non significa gran che, aiuta però a capire perché la sinistra, cosiddetta, è ormai completamente distrutta. Missione compiuta, per Napolitano che è sempre stato (un  comunista) di destra, ligio agli Usa e all’atlantismo. Proprio nel giorno della sua rielezione Obama decide di aggiornare e rendere dunque più minacciose le ogive nucleari che ha deciso di stanziare nel nostro paese, in basi – come il progettato MUOS, del resto – totalmente extraterritoriali, le nostre Guantanamo. E’ solo un altro aspetto della “colonizzazione” a cui siamo ormai condannati: le strutture produttive italiane vengono progressivamente distrutte  dalla mancanza di crediti bancari, forse possiamo ancora produrre qualcosa ma solo per esportarlo, giacché i consumi interni sono in caduta continua per mancanza di soldi da parte delle famiglie falcidiate dalla disoccupazione.

Chiediamo investimenti stranieri, ma  solo come un paese coloniale: i profitti sono destinati a tornare ai paesi investitori. Qualche anno fa (per fortuna oggi qualcosa è cambiato persino là) la Colombia era ciò che adesso pare il nostro modello. Un paese dove le multinazionali investivano molto perché la disciplina del lavoro e la pace salariale erano garantite dal fatto che si assassinava un sindacalista al giorno. Noi abbiamo Marchionne, certo meno sanguinario ma mosso dagli stessi ideali. E il governo che si sta insediando per volere del riformista Napolitano è esattamente ciò che la finanza mondiale si aspetta da noi: la riduzione a colonia, a terra di sfruttamento oltre che a luogo di basi militari indisturbate da preoccupazioni pacifiste, ecologiche, ecc.

Dopo qualche mese o anno di fiscal-compact e di disciplina “europea” le industrie e i beni comuni italiani saranno in vendita a prezzi stracciati. Come ricostruire una situazione coloniale in tempi creduti di post-colonialismo. La nostra atavica questione meridionale – nata soprattutto con  la colonizzazione del Sud da parte del  Nord  (ricordiamo Gramsci) si sta dilatando a una generale questione euro-meridionale.  E intanto la presidente dei grillini alla Camera si balocca con le  ricevute perdute con il portafoglio, 250 euro che non potrà farsi rimborsare.

Forse il Friuli è anche una risposta a questo narcisismo imbecille. Si ricordino i grillini che  il loro elettorato non sopporterà a lungo di non aver ottenuto niente, e li punirà nelle urne. Un pensiero che potrebbe persino renderci meno indigesto il nuovo, probabilmente duraturo, governo del presidente.