I politici europei devono prendere “misure decisive e durature per rafforzare le prospettive del continente per la crescita ed evitare rischi di stagnazione”. Lo afferma il numero due del Fondo monetario internazionale David Lipton in un discorso a Londra, sollecitando ulteriori riforme “per mettere la crisi nello specchietto retrovisore”.   Secondo Lipton, poi, la Banca centrale europea deve mantenere il suo approccio molto accomodante, ma per eliminare la frammentazione finanziaria – che in alcuni Paesi causa a famiglie e imprese una stretta creditizia e tassi di finanziamento molto sopra la media – probabilmente servirà che la Bce attui alcune “misure non convenzionali aggiuntive”.

Sulla stessa linea il commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn secondo il quale il rigore allenta la sua morsa in Europa grazie alle riforme fatte in questi mesi. “Siamo sempre stati chiari sul fatto che il ritmo dell’aggiustamento di bilancio dovrebbe tenere conto della situazione specifica di ciascun Paese – ha detto intervenendo al Parlamento europeo – In linea con questa politica, il ritmo o la velocità del consolidamento fiscale sta adesso rallentando in Europa”.

Quest’anno, ha chiarito parlando davanti alla commissione Affari economici e monetari dell’Europarlamento a Bruxelles, “lo sforzo di consolidamento di bilancio sarà dello 0,75% del Pil nell’eurozona”, una cifra dimezzata rispetto all’1,50% dello scorso anno ed inferiore all’1,75% previsto per quest’anno dagli Stati Uniti. E questo “è stato possibile grazie a tre fattori – ha spiegato Rehn – l’accresciuta credibilità della politica di bilancio che i Paesi dell’eurozona hanno ottenuto dal 2011, l’azione decisiva della Bce per stabilizzare i mercati, la riforma della governance economica europea, che garantisce un contesto efficace per aggiustamenti di bilancio differenziati e l’avanzamento delle riforme strutturali”.

Ora, ha concluso il commissario, “grazie a questi fattori, abbiamo spazio per una politica di bilancio con una visione più di lungo termine: questo non era stato possibile nel 2010-2011, quando molti Paesi dell’eurozona correvano il pericolo di diventare insolventi o di finire in una spirale di tassi di interesse proibitivamente alti”. Anche Rehn si è soffermato sul tema del credito ricordando che la difficoltà per le imprese di accedere ai finanziamenti rappresenta “il maggiore ostacolo” per la ripresa. “Le condizioni di finanziamento estremamente rigide – ha detto – al momento sono l’ostacolo maggiore alla ripresa della crescita, in particolare nel sud Europa. L’attuale trappola della liquidità è in realtà una trappola dei finanziamenti, nella quale i prestiti o non sono disponibili o sono disponibili solo a tassi di interesse proibitivi”.