E’ il giorno dell’amarezza profonda. Un’amarezza che ti strozza la voce e ti chiude lo stomaco. Si sta per votare la fiducia ad un governo che umilia ogni aspirazione di cambiamento. La colpa e’ di tutti noi. La nostra classe politica ci rappresenta fedelmente. Abbiamo lasciato il paese in mano a poteri cinici e spietati perché non ci siamo mai interessati al bene comune. Abbiamo protestato con veemenza solo per difendere il nostro piccolo orticello, senza visione collettiva. Senza immaginare come avremmo voluto che il nostro paese fosse tra trent’anni. E’ la storia di sempre. Non e’ cambiato nulla. Dalla lotta nelle fabbriche strozzata dal fascismo, al grido inascoltato di Napoleone Colajanni e dei fasci siciliani, al sangue di Giuditta Levato che ha bagnato la terra in cui sono nato.

Da un lato partiti collusi con un sistema finanziario che ci strangolerà, comprimendo il costo del lavoro ed i nostri diritti. Dall’altro la protesta di Masaniello senza costrutto. Avevamo un’occasione storica ma siamo un paese senza memoria e senza coraggio.

L’unica cosa che posso dire è che bisogna partire da questa amarezza, dallo sfacelo che stiamo vivendo per riorganizzare la lotta. Una lotta che può partire solo dal ritorno alla discussione politica, al noi. Nonostante la profonda amarezza non possiamo arrenderci. La canzone del Maggio di De André fotografa il mio stato d’animo e la situazione del paese. Quegli applausi al discorso di Napolitano sono infamanti. Sono uno schiaffo in faccia. Offendono la nostra dignità. Chi sta scegliendo la conservazione batte le mani a parole sferzanti che sottolineano una responsabilità storica pesantissima dei partiti che sosterranno il nuovo governo. Quegli applausi avrebbero dovuto indignarci, portarci in piazza ad esprimere democraticamente il nostro dissenso.

In quel parlamento sediamo tutti nessuno è escluso. Il parlamento più giovane di sempre, rappresenta in realtà un paese vecchio, un paese che ha scelto di rigettare le sfide della modernità e suicidarsi ripiegandosi su se stesso. La maggior parte del paese si sta arrendendo ancora. Si sta arrendendo credendo di poter preservare piccoli e grandi privilegi elargiti da un sistema che sta per crollare. Ma noi, noi che abbiamo la chiara comprensione di quello che sta succedendo, dell’inganno che si sta per perpetrare, non dobbiamo arrenderci. Dobbiamo tornare a fare politica. Dobbiamo tornare a fare politica, per le strade, nelle università, in tutte le situazioni del vivere quotidiano. Dove per politica non deve intendersi la costituzione di nuovi partiti ma la discussione sul bene comune, la discussione sul come cambiare giorno dopo giorno le cose. Dobbiamo. Non dobbiamo farlo solo per noi stessi, ma per la maggioranza degli italiani che avrebbe tutto l’interesse a vivere in un paese più giusto, equo e bello.

Io sono idealmente con i parlamentari del centro-sinistra, specie quelli di un Pd dilaniato, che avranno il coraggio di suicidarsi politicamente votando contro la fiducia. A loro spetta un compito ingrato, difficile. Ridarci la speranza. Dimostrare che esistono persone oneste che siano punto di riferimento di una comunità in movimento, che deve ricostruirsi attorno all’idea di bene comune. Loro che hanno provato a costruire un’ alternativa allo sfacelo, saranno probabilmente espulsi dal loro partito solo perché hanno scelto di non piegare il capo ad un accordo scellerato. Io sono con loro e contro tutti quelli che voteranno la fiducia ad un governo vergogna e contro tutti quelli che hanno gridato alla necessità di cambiamento e poi non hanno avuto il coraggio di formulare un’alternativa concreta per bieco interesse e mera incapacità. Io sto con quel manipolo di donne e uomini, e sono sicuro che con me ci sono molte altre persone, che avranno il coraggio di essere presi a schiaffi in faccia da una maggioranza corrotta ed attaccata al privilegio (resto del Pd e centro-destra) e da una minoranza (il Movimento a Cinque Stelle) inconsapevole del ruolo storico che avrebbe potuto rivestire.

Io credo profondamente ai corsi ed ai ricorsi storici. Non è un caso che tutto questo stia avvenendo tra il 25 Aprile e il Primo Maggio. Quel piccolo spazio di parlamento occupato da deputati e senatori che avranno il coraggio di non piegare il capo per difendere la mia dignità, mi rappresenta e rappresenta tanta gente onesta che lotta ed ha lottato ogni giorno in questo paese senza memoria e senza coraggio. Mi rappresenta e mi da’ la speranza di lottare e impegnarmi per il mio paese.

Anche se ci crediamo assolti, oggi siamo tutti coinvolti. Basta con l’indifferenza torniamo a lottare per il bene comune.

Canzone del Maggio

Anche se il nostro maggio 
ha fatto a meno del vostro coraggio 
se la paura di guardare 
vi ha fatto chinare il mento 
se il fuoco ha risparmiato 
le vostre Millecento 
anche se voi vi credete assolti 
siete lo stesso coinvolti. 

E se vi siete detti 
non sta succedendo niente, 
le fabbriche riapriranno, 
arresteranno qualche studente 
convinti che fosse un gioco 
a cui avremmo giocato poco 
provate pure a credevi assolti 
siete lo stesso coinvolti. 

Anche se avete chiuso 
le vostre porte sul nostro muso 
la notte che le pantere 
ci mordevano il sedere 
lasciamoci in buonafede 
massacrare sui marciapiedi 
anche se ora ve ne fregate, 
voi quella notte voi c’eravate. 

E se nei vostri quartieri 
tutto è rimasto come ieri, 
senza le barricate 
senza feriti, senza granate, 
se avete preso per buone 
le “verità” della televisione 
anche se allora vi siete assolti 
siete lo stesso coinvolti. 

E se credete ora 
che tutto sia come prima 
perché avete votato ancora 
la sicurezza, la disciplina, 
convinti di allontanare 
la paura di cambiare 
verremo ancora alle vostre porte 
e grideremo ancora più forte 
per quanto voi vi crediate assolti 
siete per sempre coinvolti, 
per quanto voi vi crediate assolti 
siete per sempre coinvolti.