In questi giorni il dibattito economico è incentrato profondamente sullo studio errato di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, i quali tramite valutazioni empiriche, attestavano che superata la soglia del 90% del rapporto debito/Pil, i Paesi non erano più in grado di garantire tassi di crescita adeguati. Da ciò il risultato che un elevato debito pubblico deprime la crescita.

Lo studio rivelatosi falso, per l’esclusione selettiva di alcuni dati e per un evidente errore nel foglio di calcolo, apre il dibattito a nuove forme di risoluzione della crisi, un tempo egemonizzato dal mainstream pro-austerity, poiché intriso di quella verità ontologica, dimostrata scientificamente dai professori di Harvard e Maryland.

Se oggi si può affermare che un elevato debito pubblico non porta necessariamente ad un impedimento alla crescita e che le misure di austerity (utilizzate per abbassare il debito) contraggono la crescita e paradossalmente creano più debito, forse è necessario rivedere le misure restrittive europee in termini di bilancio.

I vincoli di bilancio presenti nel patto di stabilità e crescita, fanno fede al trattato di Maastricht che è stato stipulato nel ’92, ma è entrato definitivamente in costituzione con la riforma dell’articolo 81, attuata in aprile dell’anno scorso. Il patto di stabilità ha valore solo nel momento in cui viene certificata la valenza dell’austerity, che come abbiamo visto non produce effetti in un periodo di crisi, anzi ne aggrava le condizioni. Fissare dei limiti al deficit di un Paese (oggi parametrati al 3%) vuol dire impedire investimenti e quindi crescita. Dai dati occultati da RR (come li definisce Krugman) si evince che Nuova Zelanda e Belgio nonostante avessero livelli di debito superiori al 90%, godevano di tassi di crescita alquanto soddisfacenti. Questo testimonia che il problema non è il debito, perché se alcuni contesti economici riescono a crescere nonostante un debito pubblico elevato, vuol dire che ridurre il debito pubblico a tutti i costi non è necessario.  

Per mantener fede all’austerity, in Italia sono state tagliate le pensioni di persone ormai prive di possibilità di reintegro nel mercato lavorativo, in Grecia sono state dimezzate le occupazioni pubbliche, l’Europa sta vedendo il proprio stato sociale sgretolarsi per dei vincoli dettati da una spiegazione scientifica falsata, che oggi non ha più alcun significato.