In Parlamento Giorgio Napolitano ha ottenuto una percentuale bulgara di voti per la sua riconferma al Quirinale. Ma il gradimento, nel Paese, è molto inferiore e si ferma al 55%. E’ quanto emerge dal primo sondaggio Swg per Agorà (Rai Tre) sulla fiducia nel presidente a poche ore dal giuramento davanti alle Camere in seduta comune. Il Napolitano ‘bis’, secondo Swg, infonde fiducia soprattutto agli elettori di centrosinistra (80%) e al 58 percento di centrodestra. Percentuale che crolla invece sul fronte M5S. Meno di un elettore su tre (28%) del Movimento 5 Stelle ha fiducia nel Capo dello Stato. Dunque, la platea di 738 grandi elettori su 1007 (73%) con la tanto sbandierata (quasi all’unanimità dalla stampa italiana) concordia nazionale, non trova riscontro nei cittadini, che – stando al sondaggio – sono molto più divisi sulla fiducia al “nuovo” presidente della Repubblica. Anche perché, sempre un sondaggio Swg per Agorà del 29 marzo scorso, rivelava che a rivolere Napolitano al Colle era solo il 35% degli italiani (54% elettori di centrosinistra, 24% di centrodestra e 25% dei 5 Stelle).

La sorpresa più interessante, però, arriva confrontando i dati di gradimento appena pubblicati con quelli del 18 maggio 2006, una settimana dopo la prima elezione, certamente meno “condivisa” dai principali partiti, visto che il centrodestra non lo votò. In quell’occasione, nonostante titoli ostili da parte della stampa di destra (Il Giornale titolò “sul colle sventola bandiera rossa”), gli italiani accordavano un gradimento superiore a Napolitano rispetto a oggi: “Gli italiani – scriveva l’Ansa il 18 maggio 2006 – dicono sì al nuovo presidente della Repubblica. Più dei due terzi infatti (il 69%) si dice (molto o abbastanza) soddisfatto dell’elezione. Percentuale che sale, come prevedibile, al 90% nel centrosinistra, ma che si attesta comunque al 36% fra gli elettori del centrodestra. Mentre il 72% del totale ritiene che sarà garante di tutti gli italiani”.

Confrontando i due sondaggi (2006 e 2013), emerge un gradimento oggi inferiore del 14% (nonostante i 738 grandi elettori contro i 543 del 2006) con un calo netto tra gli elettori di centrosinistra e un aumento del 22% tra quelli di centrodestra. E’ probabilmente l’effetto combinato delle larghe intese auspicate da Silvio Berlusconi da un mese a questa parte e dello sfaldamento del Pd , la scorsa settimana, proprio a causa degli errori compiuti sulle scelte dei candidati alla presidenza della Repubblica.