L’invettiva di Napolitano contro “il fanatismo moralizzatore” che uccide la politica ed il richiamo imperativo alle larghe intese sul modello del compromesso storico del ’76, ha sortito obiettivamente l’effetto, altamente prevedibile, di rafforzare il Caimano e di indebolire Bersani.

E non deve essere casuale che a meno di 24 ore dall’intervento quirinalizio, tanto improprio sul piano storico quanto pericoloso nel favorire la proposta indecente dello scambio governo-nuovo capo dello Stato, l’incontro che era solo ventilato tra Berlusconi e Bersani ci sia stato, anticipato di oltre un’ora e con depistaggio dei giornalisti.

Al centro  ovviamente l’accordo sul nuovo inquilino del Quirinale che è la questione clou per Berlusconi;  perché l’interludio dei “saggi” si esaurisce nell’arco di pochi giorni, il governo potrebbe durare poche settimane o pochi mesi ma il presidente della Repubblica rimane in carica per sette anni e cioè un tempo entro il quale si dovrà per forza definire il destino processuale di Berlusconi. A meno che si chiudano i tribunali o si sequestrino i collegi giudicanti.

Dopo l’ incontro Alfano e Berlusconi si sono limitati a ribadire rispettivamente che il nuovo capo dello Stato “non deve essere di parte” e che “deve essere a difesa degli elettori che hanno votato la Pdl”, come se fossero minacciati da un pericolo di immane gravità.

Nel comunicato del Pd Enrico Letta ha parlato di “primo passo che va nella buona direzione” e ha aggiunto speranzoso “passo dopo passo…”. 

L ‘obiettivo condiviso sarebbe quello di un’elezione con la maggioranza dei due terzi già il 18 aprile. Ovviamente da entrambe le parti è stato categoricamente smentito che si siano fatti nomi, e con una sola voce si è fatto riferimento  esclusivamente “al metodo”.

Ma naturalmente circolano molti nomi, vecchi e nuovi: c’è chi parla con insistenza di un bis per Napolitano, più intenzionato di quanto abbia esternato a “sacrificarsi”, e poi si va da Paola Severino a Giuliano Amato, da Franco Marini ad Emma Bonino e sullo sfondo rimane D’Alema, ritornato in queste ore alla ribalta, suo malgrado, per la Milano-Serravalle e l’indimenticabile estate dei “furbetti”.

Personalità molto diverse: “tecniche” e politiche (o meglio partitiche), di lunga e lunghissima data o di recente investitura governativa. Ci sono le tanto agognate donne, beatificate alla bisogna, ed i maestri di collaudati equilibrismi, cattolici osservanti e laici rigorosi come la Bonino.

Con una caratteristica che evidentemente li accomuna almeno agli occhi di chi li caldeggia: e cioè  la predisposizione da presidenti molto “garantisti” a risolvere “il problemino” che affligge Berlusconi. Magari con il combinato disposto di una amnistia ad hoc, nella “deprecata” ipotesi che le sentenze di condanna diventino definitive, e della nomina, con impeccabile tocco bipartisan, di Prodi e Berlusconi a senatori a vita per garantire al giaguaro un’immunità-impunità sine die. E, perché no, depennare tra i papabili al Colle il nome di Romano Prodi massimamente inviso al Cavaliere ed in grado di convogliare pericolosamente anche il voto del M5S.

D’altronde al di là dei recenti sviluppi e del copione imposto da Napolitano a Bersani, fondato su un’analogia impensabile con il ’76, da prima delle elezioni circolavano come condivisi i nomi di Massimo D’Alema e Giuliano Amato e lo stesso Bersani che pure sentiva la vittoria in tasca non faceva mistero che il gradimento del Pdl era una condizione pressoché ineludibile, a differenza di sette anni fa.

L’astro in ascesa delle ultime ore, grazie al placet di Berlusconi ed Alfano che non hanno dimenticato il capolavoro di una legge “anticorruzione” che ha di fatto vanificato il reato di concussione, sembra Paola Severino ministro della Giustizia del governo Monti sotto l’ala del precedente guardasigilli, Nitto Palma, acclamato coordinatore del Pdl in Campania con lo slogan elettorale “condono edilizio per tutti”. Al suo esordio da ministro la Severino aveva annunciato che rivedere la prescrizione non era una priorità e uno dei suoi più recenti interventi è stato per elogiare il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani promotore dell’azione disciplinare contro il Pm Nino Di Matteo minacciato dalla mafia dopo essere stato isolato ed attaccato dalla politica.

Dunque Paola Severino, benché ministro di punta del deprecato (ex post) governo tecnico, sembra interpretare adeguatamente “lo spirito dei tempi” che si è creato attorno al “profilo” del nuovo presidente con il contributo decisivo di Giorgio Napolitano, tanto coinvolto e reattivo da stigmatizzare “palesemente arbitrario e strumentale” il riferimento delle sue parole al M5S, come l’ha inteso Grillo insieme al 99% degli italiani.

Alla faccia delle iniziative di tanti onesti e ingenui cittadini, tra le quali vorrei segnalare l’appello su www.liberacittadinanza.it , che si richiamano ai principi fondamentali della Costituzione, al superamento del conflitto di interessi e alla “questione morale” come criteri-guida per individuare il candidato alla massima carica istuzionale.