Via libera dal Consiglio dei ministri allo sblocco di 40 miliardi per pagare la prima tranche dei debiti della Pubblica amministrazione. Ora la procedura dei pagamenti dovrebbe essere veloce con l’arrivo dei primi pagamenti entro metà maggio. Un assegno totale da 40 miliardi che dovrà però essere “firmato” anche dalla Commissione europea (Grilli sarà a Bruxelles lunedì per incontrare il commissario Olli Rehn). Ma l’Italia, almeno stando all’ultima bozza del decreto di ingresso, si impegna a un controllo serrato. Sia di come verranno spesi i soldi (in termini di rimborsi) sia a fare in modo che il deficit resti fermo sotto il 3%. In caso di sforamento sono previsti dal decreto “interventi d’urgenza” che nel gergo dei conti pubblici vogliono dire “manovra correttiva”. Mario Monti, dal canto suo, esprime ”sorpresa eleggera indignazione per le tante espressioni di severa critica al governo che ha impiegato 3 giorni in più del previsto che provengono da quelle forze politiche che hanno provocato questo fenomeno”.

“Le amministrazioni potranno cominciare a pagare i debiti subito dopo la pubblicazione del decreto, che immagino sarà lunedì” ha detto il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, spiegando che entro il 30 aprile saranno resi noti “gli spazi finanziari” e entro il 15 maggio la ripartizione delle risorse rispetto alle richieste”. Oltre questi 40 miliardi arriveranno ulteriori tranche “sia in termini di cassa che per le emissioni” con la Legge di Stabilità per il 2014. “Abbiamo 20 miliardi nel 2013 e 20 nel 2014 – spiega il ministro – ma speriamo che le amministrazioni siano così veloci e tutti i pagamenti siano fatti anche in 3 giorni nel 2014”. Dalla pubblicazione nella gazzetta ufficiale del decreto “il governo garantisce il pagamento di debiti per una cifra non superiore ai 2,3 miliardi” ha precisato il ministro. In particolare per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni “sono stati allocati ai Comuni 5 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri 1,4 miliardi che saranno assegnati alle Regioni, le quali poi li trasferiranno a loro volta ai Comuni”.

La priorità è per le imprese, rispetto alle banche: “Noi chiediamo alle amministrazioni un ordine di priorità” nel pagamento dei debiti e questo ordine è “prima le imprese e dopo le banche; e all’interno di queste categoria devono essere pagati prima i debiti più vecchi” e poi quelli più recenti. Il peso “ormai abnorme” dell’arretrato, dice Grilli, “è uno dei nodi principali che ostacolano la ripresa, con effetti diretti sulla liquidità delle imprese”. Il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione sarà effettuato “senza sforare il vincolo del 3% imposto dal Patto di stabilità che potrebbe mettere a rischio l’Italia di sanzioni europee, come richiesto dalle Risoluzioni adottate dalle due Camere il 2 aprile”.

Grilli ha aggiunto che sarà fatta una “verifica dei crediti certi, liquidi ed esigibili”. Questo servirà a programmare le altre trance di intervento e dare certezza di tempi alle imprese creditrici. ”Possiamo introdurre questo maggiore spazio” concesso dall’Ue “unicamente per pagare spese già effettuate nel passato” è ciò “implica che ogni nuova spesa, deve avere nuove coperture”.

Ma nei debiti della pubblica amministrazione, secondo la Cgia di Mestre, non sono conteggiati quelli spettanti alle piccole e medie imprese che porterebbero a un importo complessivo tra i 120-130 miliardi di euro. La Cgia, dopo aver analizzato la Relazione della Banca d’Italia presentata nei giorni scorsi alla Camera, ha scoperto che i 91 miliardi di euro che l’Istituto ha stimato in questo rapporto sono stati calcolati attraverso un’indagine campionaria condotta solo sulle imprese con più di 20 addetti.

“Ciò vuol dire che le aziende con meno di 20 addetti – segnala Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia – che rappresentano il 98 per cento del totale delle imprese presenti nel nostro Paese, non sono state monitorate. Pertanto, i 91 miliardi di debiti in capo della pubblica amministrazione sono decisamente sottodimensionati, visto che non tengono in considerazione gli importi che le piccole e micro imprese devono incassare dallo Stato centrale e dalle Regioni e gli Enti locali. Nonostante siano centinaia di migliaia i commercianti, gli artigiani e i piccoli imprenditori che forniscono materiali o servizi, eseguono manutenzioni o ristrutturazioni in molti Comuni, nelle scuole o negli ospedali, a queste imprese – spiega – non è riconosciuta nemmeno la dignità statistica”.