La fantasia del mondo politico contemporaneo, almeno nel nostro contesto nazionale, ha partorito un altro lemma insostenibile, ‘governo di scopo‘, come se esistessero dei governi privi di un fine! Non solo, accanto a tale monstrum linguistico-concettuale, negli ultimi giorni, dopo l’impasse istituzionale verificatosi per i veti incrociati delle forze politiche, si è ricorso all’espediente del dei ‘saggi.

Delegare ad una commissione di “saggi”, ossia di esperti, l’individuazione delle soluzioni in particolare economiche, costituisce l’estremo terminale di quell’ipertrofia economicistica che sta devastando la stessa democrazia rappresentativa. Mi spiego: un sistema economico non può aspirare a rappresentare direttamente, senza mediazioni e controlli – il sistema politico; questo vale in particolare per l’economia di mercato. Quest’ultima, infatti, esprime una vocazione individualistica, mentre la democrazia è costruita sul suffragio universale.

Soltanto la ricerca di un equilibrio tra queste due concezioni contrapposte potrà continuare a far vivere degnamente la democrazia. Qualsiasi lacerazione di tale equilibrio non può non risultare devastante per la costruzione di un autentico assetto democratico.

All’interno di tale campo di tensione, tuttavia, deve rimanere fermo quale quadro di riferimento la priorità della democrazia sull’economia di mercato, in altri termini, il principio economico dovrà essere subordinato alla democrazia e non viceversa. La democrazia, infatti, non può, rappresentando un sistema di valori, essere considerata semplicemente come un sistema politico, mentre l’economia di mercato è solo uno strumento che può risultare compatibile ma anche incompatibile con essa, come stanno dimostrando le ricorrenti crisi finanziarie degli ultimi anni.

Il capitalismo globalizzato, trascendendo la sfera politica, sta diventando sempre di più un sistema totalitario, antidemocratico con effetti perversi: disoccupazione crescente, in particolare dei giovani, crescita esponenziale dell’illegalità e povertà nei paesi sviluppati, miseria insostenibile in molti paesi in via di sviluppo, incremento delle diseguaglianze di reddito pro capite nei paesi. Un processo degenerativo che sta indebolendo sempre di più quel principio di equità su cui era stata costruita sino ad ora la democrazia, ossia sulla sequenza che vede al primo posto la democrazia e solo in seconda posizione, il mercato.

La globalizzazione in ultima analisi, interpretata come principio trascendentale di organizzazione, entra in rotta di collisione con il fondamento stesso della democrazia.

La delega ad una commissione di saggi o di esperti non rappresenta un’alternativa a tale degenerazione ma finisce, acquisendo come dato di fatto l’impotenza della politica dinnanzi all’onnipotenza dell’economico, per costituirne l’estrema sanzione.

I saggi non assumono solo le sembianze di superflue ‘badanti della democrazia’, come sostiene il leader del Movimento 5 stelle, ma quelle ancor più gravi della definitiva messa in mora della democrazia rappresentativa, ormai estenuata di fronte all’aggressività sempre più marcata del super capitalismo finanziario.