Un gigantesco buco nero che ingoierà e memorizzerà telefonate, sms, email, conversazioni e “mi piace” su Facebook, messaggi su Twitter, video e ogni altro tipo di dati che milioni e milioni di utenti immettono ogni secondo nella rete. La Cia vuole raccoglierne il più possibile e averli a disposizione “per sempre”, in modo da poterli analizzare allo scopo di garantire la sicurezza degli Stati Uniti. Lo ha spiegato a New York Ira “Gus” Hunt, il responsabile del dipartimento tecnologico della Central intelligence agency. L’annuncio, scrive l’Huffington post, è arrivato due giorni dopo la notizia dell’accordo stretto con Amazon che fornirà all’agenzia la tecnologia per costruire un’apposita nuvola informatica dove conservare quantità di dati mai immaginate prima.

I big data sono il presente e il futuro dell’intelligence e i servizi segreti americani si stanno attrezzando per garantirsi “la possibilità di elaborare tutte le informazioni generate dalla specie umana”. Nel linguaggio dei servizi si chiama “All source analysis”: mettere in relazione tra loro tutte le informazioni a disposizione (“unire i punti”) e “informare il presidente e il segretario alla Difesa”, ha spiegato mercoledì Hunt alla “GigaOM’s structure: Data conference” a New York: “Possiamo conoscere il valore di ogni informazione che possediamo oggi solo quando riusciamo a collegarla ad un’altra informazione che arriverà in futuro (…). Per questo ora stiamo cercando di raccogliere ogni tipo di dati e di memorizzarli per sempre”. La parola d’ordine è “Big Data”, grandi aggregazioni di informazioni create dallo sviluppo vertiginoso dei media digitali, “soprattutto dei social network”: “Lo sapete che il 35% di tutte le foto digitali scattate nel mondo finisce su Facebook e che ogni anno vengono digitati 124 miliardi di tweet?”.

Gli scenari sono quelli inquietanti di un “Grande fratello” globale. “Ormai è vicino il momento in cui saremo in grado di elaborare tutti i tipi di informazioni create dal genere umano”, è il futuro tratteggiato da Hunt. Ovviamente lo scopo dichiarato è proteggere gli Stati Uniti dai nemici e dal terrorismo internazionale, evitando gli errori del passato: “Vogliamo essere in grado di fermare il prossimo ‘underwear bomber'”, ha spiegato ancora Hunt, riferendosi a Umar Farouk Abdulmutallab, che nel dicembre 2009 riuscì ad imbarcarsi sul volo 253 partito da Amsterdam e diretto a Detroit con dell’esplosivo Petn nascosto negli indumenti intimi: “Nonostante la Cia avesse tutte le informazioni necessarie prima dell’evento – si legge in un report della Casa Bianca del 2010 – i suoi uomini non sono riusciti a ‘unire i punti’ e a evitare l’attacco“. Per garantire la sicurezza degli Usa “abbiamo bisogno di un ambiente in cui mettere tutti i nostri dati” e che consenta di “matcharli” agevolmente tra di loro attraverso “una cosa chiamata Cloud“.

Secondo Federal computer week, sito rivolto ai manager del governo federale, è cosa fatta: grazie ad un accordo da 600 milioni di dollari spalmati in 10 anni, Amazon aiuterà l’agenzia a costruire un’infrastruttura di cloud computing privata, che le consentirà di tenere il passo con l’evoluzione del mondo dei big data e, al contempo, contenere i costi. “Storicamente – scrive Fcw – la Cia stivava i propri dati in tante piccole nuvole altamente specializzate (…). Questo accordo porterà un ambiente cloud pubblico tra le mura sicure della community dell’intelligence, fugando ogni dubbio sulla sicurezza delle informazioni riservate“.

Né Amazon né la Cia hanno confermato la notizia. Ma già il 12 marzo Jeanne Tisinger, Chief information officer della Cia, aveva spiegato al Northern Virginia technology council che l’agenzia “sta lavorando con compagnie come Amazon”. Nel febbraio 2012 lo stesso Hunt aveva annunciato di voler comprare tecnologia pagandola “a consumo”, “sul modello Amazon”. Una collaborazione utile ad entrambi: la Cia risparmierà denaro in un periodo di crisi e di budget tagliati per esigenze di bilancio, con il governo che potrà giocarsi la cosa sul piano elettorale; Amazon potrà dimostrare di essere in grado di costruire nuvole ipersicure anche per i committenti privati. La strada è segnata: la Cia sta assumendo personale altamente specializzato nella gestione dei big data. Lo si legge in un articolo postato sul sito dell’agenzia il 29 novembre 2012: “Tutti i dipartimenti”, si legge, stanno cercando “persone capaci di sviluppare algoritmi e metodi statistici in grado di elaborare modelli e trovare relazioni in grandi volumi di dati”.