9 canzoni 9Se è vero che nel rock a fare la voce grossa restano i grandi vecchi, lo è altrettanto sostenere che della musica e dei suoi protagonisti, certo non possono parlarne le nuove generazioni. “L’anzianità regna sovrana anche tra chi si arroga il diritto di disquisirne, quindi – cari pischelli – tiratevi su la frangia e mettetevi a studiare”! La school of rock alla quale siete iscritti conta una moltitudine di professori, taluni – i più intraprendenti – condividono il sapere mediante blog personali, altri, invece, vagano sperduti nel mare magnum della rete, camuffando la propria identità dietro nick improbabili; tuttavia, sono sospinti dal vento delle passioni, nel nome sacrosanto della musica. 

E allora, visto che di scuola trattasi, andiamo a scoprire alcuni profili standard: “Che suoni la campanella della prima ora”! Ovvero quella cui fanno riferimento “le maestranze” nate intorno agli anni ‘50. 

Tali figure conoscono perfettamente quanto espresso musicalmente dagli Stati Uniti e dalla Terra d’Albione (allora si diceva così) tra il 1960 e il 1975. Sul cantautorato vecchio stampo non ammettono repliche, al punto da “giocarsela a Sarabanda” con la qualunque. La logica che li guida esclude a priori la teoria secondo cui la musica si ripropone mediante cicli: “Tutto nasce e muore negli anni supposti”. Cos’altro? Hanno sessant’anni circa, significa che nel 1968 ne portavano “addosso venti”. Riuscite a immaginare cosa potesse significare avere vent’anni in quel periodo? “Costoro” ascoltavano musica ancor prima che la parola “Beatles” cominciasse a riecheggiare “in ogni dove” ma poi, hanno scoperto che il rigore formale di certo pop anni ‘60, applicato alle chitarre elettriche, poteva stridere almeno quanto i denti di Jimi Hendrix sulle corde della stratocaster. A quel punto “fumarsi via” tutto il Flower Power possibile fu logico e conseguente. Per svariati motivi, la parola “rimpianto” è parte del vocabolario personale ma soltanto perché il numero di concerti visti è deficitario; quei pochi – inutile dirlo – restano nella storia.

Capito l’antifona? Confrontarsi con simili docenti è complicato; lo sventurato, potrà provare a sorprenderli (e ci riuscirà) ragionando “lontano da tutto”! Facendo comunque attenzione; per superare la prova di slancio dovrà fare riferimento “a certi viaggi” e magari “condividerli” pure.

Gli insegnanti della seconda ora sono nati intorno agli anni ‘60. Conoscono perfettamente quanto espresso musicalmente negli Usa e in Gran Bretagna (allora si diceva così) tra il 1975 e il 1990 e sul cantautorato vecchio stampo “lasciano correre”, mentre non ammettono repliche su quanto espresso dalla New Wave italiana alla fine degli anni ‘70. La logica che li guida rifugge certe pose passate; nonostante ciò, riconoscono il periodo aureo  della generazione precedente, tuttavia, sono convinti che la vera rivoluzione musicale sia nata intorno al 1977.

Cos’altro? Hanno cinquant’anni circa, significa che nel 1980 “ne portavano addosso venti”. Riuscite ad immaginare cosa potesse significare avere vent’anni in quel periodo? “Costoro” hanno rotto il muro dell’indifferenza attraverso il suono grezzo del Punk, hanno visto nascere i Joy Division e al contempo preso a sassate Johnny Rotten in fuga dai Sex Pistols.

Per svariati motivi, la parola “rimpianto” non è parte del vocabolario personale ma soltanto perché il numero di concerti ai quali hanno partecipato è infinito, tutti esclusivamente visti nel momento giusto e nel posto più figo; ne vanno fieri (come è giusto che sia) e non mancano di rimarcarlo alla prima occasione.

Capito l’antifona? Confrontarsi con simili docenti è complicato; lo sventurato, potrà provare a sorprenderli (e ci riuscirà) ragionando “lontano da tutto”! Facendo comunque attenzione; per superare la prova di slancio basterà sostenere che la New Wave l’abbiano inventata i Talking Heads e David Byrne ne è il suo profeta.

Gli insegnanti della terza ora sono nati intorno agli anni ‘70. Conoscono sommariamente quanto espresso musicalmente in America e in Inghilterra (allora si diceva così) e del cantautorato vecchio stampo, sanno poco o nulla. Di fatto sono i peggiori interlocutori della serie. La logica che li guida è basata sull’arte dell’improvvisazione, ne sono consapevoli (e ne vanno fieri). Non hanno vissuto niente di quanto la storia abbia regalato, la musica che li ha attraversati è figlia del relativismo più manifesto e quindi non possono fare altro che guardare con acredine alle generazioni passate e, al contempo, riversare sulle future tutto l’astio possibile.

Cos’altro? Hanno quarant’anni suonati, significa che nel 1990 ne portavano “addosso venti”. Riuscite  a immaginare cosa potesse significare avere vent’anni in quel periodo? Prima di rispondere occorre fare un balzo indietro; “costoro” erano adolescenti nel 1985, ovvero quando tutto stava inesorabilmente svanendo: la grande stagione del post punk scemava dentro il pop commerciale, qualcuno moriva e qualcun altro era come se lo fosse. Per dare libero sfogo “agli ormoni in movimento”, non restò che… rincorrere il passato, studiandolo e facendoselo proprio.

Le persone in questione si vantano di aver visto i Cure nel 1984 (era già tardi), altri – i peggiori – si inventano di aver visto U2, Simple Minds e compagnia bella nel 1983. La verità racconta che i suddetti, hanno visto tutti i concerti possibili ma nel momento sbagliato (le reunion altrimenti non esisterebbero) e nel posto peggiore; fa male doverlo ammettere ma l’età non è un optional e ciò fa di tale generazione … la più sfigata!

Ma come la piantina cresce forte e rigogliosa all’ombra del fusto, anche lo sfigato è in grado di rivalersi dinanzi agli “odiatissimi predecessori”. L’occasione è data tra il 1988 e il 1997: Pixies, Sonic Youth, Nirvana e Radiohead agitano – e non poco – la situazione e a dire il vero – nello stesso lasso di tempo – anche in casa nostra qualcosa succede. La vendetta è così in parte servita!

Capito l’antifona? Confrontarsi con simili docenti è complicato; lo sventurato, potrà provare a sorprenderli (e ci riuscirà) ragionando “lontano da tutto”! Facendo  attenzione; per superare di slancio la prova, basterà sostenere che il Post Punk avrebbe dovuto nascere alla fine degli anni ’80 e che il Grunge in fondo non aveva nulla a che invidiare agli anni ’70.

“La fine del viaggio” include un desiderio o forse un sogno, in cui “a regnare sovrana” non sarà né l’età né la presunzione “celata dietro tastiere infuocate”, bensì l’umiltà condivisa serenamente tramite il sapere comune.

Il solito dj qualunque – nel frattempo – rammenta di aver avuto sedici anni nel 1985 … ergo è consapevole delle specifiche appartenenze; altresì è cosciente che la parola “rimpianto” è parte integrante del suo vocabolario.

9 canzoni 9 … per (non) avere rimpianti

Lato A

Country death song • Violent Femmes

For Side of Crazy • Wall of Vodoo

Sex Beat • The Gun Club

Private idaho • The B-52s

Lato B

I can’t escape myself • The Sound

Autumn leaves • Minimal Compact

Eisbaer • Grauzone

I can’t leave in a living room • Red Zebra

Yu-gung • Einsturzende Neubauten