L’8 marzo del calcio è l’ennesimo racconto di cronaca di un orribile femminicidio. Una storia che comincia tre anni fa, e si conclude oggi con la condanna a 22 anni di carcere per Bruno de Souza, ex portiere del Flamengo, per il barbaro omicidio di Eliza Samudio. Solo ieri, dopo anni di dinieghi e di silenzio, durante l’ultima udienza del processo a Contagem, Bruno ha confessato di essere a conoscenza che la donna, da cui aveva avuto un figlio, è stata uccisa e che il suo corpo è stato fatto sparire. E solo per questa parziale ammissione si è visto ridurre la pena dai 41 anni previsti a 22 anni. Poi ha ribadito la sua innocenza, negando di essere il mandante, e accusando un amico di infanzia e un poliziotto di essere stati gli esecutori del brutale omicidio.

La vicenda comincia il 9 giugno del 2010, quando Eliza Samudio scompare nel nulla. Un mese dopo Bruno è arrestato, e in pochi giorni gli sono formalizzate le accuse di rapimento, omicidio e occultamento di cadavere. E’ un suo cugino a raccontare in aula una storia tragica, condita di orripilanti dettagli. Si viene a sapere che la donna è stata l’amante di Bruno, da cui aveva avuto anche un figlio, Bruninho, che però il giocatore non vuole riconoscere essendo sposato. Per questo il portiere, all’epoca un 26enne di grandi speranze su cui aveva messo gli occhi anche il Milan, avrebbe chiesto all’amico di infanzia Luiz Henrique Romao, soprannominato ‘Macarrao’, di aiutarlo a sbarazzarsi dell’amante, che a suo dire pretendeva soldi e minacciava di rendere pubblica la relazione.

Quello che scoprono gli inquirenti è però qualcosa che va al di là dell’immaginabile. Bruno, insieme ad altre otto persone, tra cui la moglie ed una ex amante, oltre a Macarrao e a un altro amico, l’ex poliziotto Marcos Aparecido dos Santos, avrebbe prima rapito Eliza Samudio, poi l’avrebbe uccisa e fatta a pezzi. Poi ne avrebbe dato il cadavere in pasto ai cani, dei rottweiler dello stesso giocatore, per occultare ogni prova. Mentre altre parti del corpo sarebbero state sepolte sotto una colata di cemento. In aula Bruno nega tutto, persino di essere a conoscenza dei motivi della scomparsa della donna, accusando Macarrao di avere fatto tutto da solo perché ossessionato da lui.

In carcere continua ad allenarsi, con l’obiettivo di giocare tra i pali della nazionale brasiliana ai Mondiali del 2014. Fino a ieri, quando nell’ultimo giorno del processo ammette in lacrime di essere a conoscenza di ogni particolare. Una confessione parziale, che gli ha permesso oggi di avere la pena dimezzata a 22 anni e 3 mesi di carcere. Ma secondo la sentenza, se l’amico e il poliziotto sono stati gli autori materiali dell’efferato omicidio, Bruno era presente sul posto: sia al momento dell’uccisione della donna, sia quando il cadavere è stato dato in pasto ai rottweiler. Macarraao è già stato condannato a 15 anni lo scorso novembre, mentre per il poliziotto, accusato anche di tortura, e per gli altri componenti dell’organizzazione criminale, la sentenza dovrebbe arrivare nei prossimi mesi.