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Veloce, tecnica, aggressiva, spettacolare: l’Italia che non ti aspetti schianta la Turchia dopo la figuraccia col Belgio

La seconda partita di Nations League è una piacevole sorpresa: Mancini cambia tutto e vince per 4 a 1 in trasferta, bene tutti i debuttanti, indicazioni incoraggianti per il futuro
Veloce, tecnica, aggressiva, spettacolare: l’Italia che non ti aspetti schianta la Turchia dopo la figuraccia col Belgio
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In una notte di pioggia, abbiamo scoperto l’Italia di Michael Kayode: debutto in azzurro, un gol (quello del 3-0 al 27’), il tiro che provoca il 2-0 di Frattesi (al 22’), una prestazione dominante. Il migliore in campo, insieme a Tonali, nel 4-1 sulla Turchia, a Bursa, che ha fatto rialzare la testa alla nazionale dopo il disastro con il Belgio: il ragazzo di Borgomanero, classe 2004, cresciuto nel settore giovanile della Juventus che poi non ha creduto in lui, dal 2025 al Brentford di cui è diventato titolare inamovibile, ha dimostrato che una buona base tecnica, impegno, dedizione, e voglia di arrivare possono spalancare grandi orizzonti. Italia con otto giocatori nuovi rispetto al ko contro i Diavoli Rossi, Italia subito a segno con Bastoni ed è stato un segno del destino: uno dei maggiori responsabili della disfatta in Bosnia ha dato il via a un successo dove i meriti degli azzurri hanno avuto come contrappeso i demeriti dei turchi. I tifosi di casa hanno invocato l’addio di Vincenzo Montella, uscito malissimo dal mondiale.

Questo ko, che non si può giustificare con le assenze di Calhanoglu e Yildiz per infortunio, potrebbe avere conseguenze pesanti per il tecnico italiano. La Turchia ha avuto il sussulto a inizio ripresa che ha portato al gol di Yilmaz, ma il 4-1 di Esposito, al 50’, ha riportato avanti gli azzurri. Nel finale, assalto all’arma bianca dei “Sultani”, con il talentuoso Arda Guler a ricamare calcio e nazionale a lottare nel fango per evitare problemi. Risultato giusto, il primo tempo dell’Italia è stato da manuale. E un intrigante dato statistico: la scelta di schierare titolari i fratelli Esposito, Pio e Seba, ha riportato il nostro football indietro di 111 anni, quando giocarono nella formazione di partenza Aldo e Luigi Cevenini. Era il 31 gennaio 1915, avversario la Svizzera: finì 3-1 per gli azzurri, Aldo e Luigi segnarono, qualche mese dopo l’Italia sarebbe precipitata nella Prima Guerra Mondiale.

Kayode ha dimostrato che c’è, almeno, un domani. Mancini ha avuto contro la Turchia, in una gara che sapeva di spareggio per non retrocedere in Lega B, il coraggio mancato contro il Belgio: mettere da parte i senatori e dare spazio a chi è in forma, possiede motivazioni forti e non ha la testa intossicata dalla mancata qualificazione al mondiale. Un’Italia con la difesa nuova di zecca (Kayode-Scalvini-Bastoni-Ruggeri), centrocampo con Tonali in regia e la coppia Frattesi-Fagioli sulle corsie laterali, mentre, davanti, i fratelli Esposito e Raspadori. Risultato: distanze dei reparti più sicure, ricerca della verticalizzazione dopo lo strazio dei passaggetti (il copyright è di Fabio Capello) dell’Olimpico, la sfrontatezza di pressare i turchi in ogni zolla di campo. Conseguenza: un primo tempo di alto livello e tre gol nei primi 27 minuti. I dati dei 45’ iniziali sono eloquenti: 58% di possesso, 5-2 i tiri in porta e 10-2 quelli totali a favore degli azzurri. Nella ripresa, un film diverso: 62% la gestione del pallone a favore della banda di Montella e 13-4 le conclusioni complessive a favore della Turchia, ma 3-2 per l’Italia quelle in porta, tanto per ribadire che i Sultani, come al mondiale, hanno limiti enormi in attacco.

Ora, calma e gesso. Una partita, per quanto bella, non può cancellare il recente passato. Bisogna prendere il buono emerso a Bursa e insistere: gioventù, corsa, verticalità, spirito di sacrificio. I problemi del nostro calcio non possono essere ridimensionati dal successo di Bursa: vivai, metodiche di allenamento, uso scriteriato degli stranieri e tatticismo esasperato sono un male profondo che richiede ben altro di un 4-1 in Turchia per essere estirpato. Il caos che ha travolto la federazione, fra gli errori interni commessi da chi ha sottovalutato la questione del tesseramento di Malagò e l’assalto alla diligenza da parte della politica, sono l’aspetto più penoso del nostro calcio. Bursa è già ieri.

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