Il presidente dell’Abi bacchetta i banchieri. Antonio Patuelli ha richiamato vertici e top manager degli istituti di credito sul versamento, previsto dall’accordo sul contratto, del 4 per cento della retribuzione fissa netta per finanziare il fondo nazionale per l’occupazione, che punta ad assumere giovani, donne e disoccupati.

Nella missiva Patuelli rileva una “adesione insufficiente” e rinnova l’invito “ad aderire con la massima tempestività”. Il numero uno dell’Associazione bancaria italiana ricorda come l’invito a contribuire sia rivolto a coloro che rivestono la carica di presidente, consigliere delegato, amministratore delegato e direttore generale. E alle altre figure con una retribuzione fissa “pari o superiore a 300mila euro”, che può scendere a 200mila per le imprese di dimensioni minori.

Il fondo per l’occupazione, che opera tramite l’ente Enbicredito (Abi e sindacati), eroga secondo gli accordi 2.500 euro per un triennio per ciascun lavoratore assunto. “Plaudiamo all’iniziativa del neo-presidente dell’Abi, che ha sollecitato i banchieri a dare il proprio contributo economico al fondo per l’occupazione”, ha commentato Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, il sindacato di maggioranza dei bancari, ricordando come la misura sia stata prevista nell’ambito del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del credito, per favorire nuove assunzioni a tempo indeterminato nelle banche italiane.

“Qualora i banchieri dovessero sottrarsi a questo impegno, saranno le banche stesse a farsene carico”, ha aggiunto Sileoni, rilevando che “come Fabi verificheremo, banca per banca, se ai buoni propositi seguiranno i fatti e quanti top manager verseranno effettivamente il proprio contributo sul fondo”.