Gli avvisi di conclusione indagini chiudono l’inchiesta sull’acquisizione di Antonveneta da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena con un nuovo capo di imputazione per l’ex presidente Giuseppe Mussari, indagato anche per insider trading, e con la novità che oltre a Banca Mps è indagata anche l’americana JP Morgan che avrebbe nascosto a Bankitalia la lettera di indemnity sottoscritta con Rocca Salimbeni. Ma la vera novità è quella che poi, nel pomeriggio, arriva dagli stessi magistrati: “Nell’acquisizione di Antonveneta non sono state trovate tangenti né arricchimenti personali”.

In poche parole “nessun comportamento penalmente rilevante”, se non quelli per reati finanziari, anche gravi, è stato trovato a carico delle persone sottoposte ad indagini nei 20 mesi dell’inchiesta coordinata dai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso e condotta dagli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza del generale Giuseppe Bottillo (275 in totale di cui 10 dedicati solo a questo). “Di tangenti avete sempre parlato voi – ha detto Nastasi – noi ci siamo concentrati sui fatti. Le chiacchiere stanno a zero”.

I reati contestati alle 9 persone indagate e alle due banche, a vario titolo, vanno dalla manipolazione del mercato, all’ostacolo all’autorità di vigilanza fino alle false comunicazioni sociali. L’insider trading, invece, è contestato solo all’ex presidente Mussari che, quando l’operazione con il Banco Santander era stata appena chiusa, per 9,3 miliardi di euro, avrebbe telefonato all’ex sindaco di Siena Maurizio Cenni e all’ex presidente della Provincia Fabio Ceccherini, oltre che al responsabile investment banking di JP Morgan, Enrico Bombieri. L’accusa di insider trading, come sottolineano i suoi legali, Fabio Pisillo e Tullio Padovani, non viene però contestata a Mussari “per arricchimento personale o altrui”.

La banca americana, in una nota, contesta l’accusa di aver nascosto l’indemnity all’autorità di vigilanza, in questo caso Bankitalia, perché “l’indemnity non è poi stata esercitata”. Per i pm, ha spiegato Nastasi, con il Fresh da 1 miliardo di euro, un vero e proprio prestito e non un aumento di capitale, JP Morgan saliva nel capitale di Mps, “e questo secondo noi andava comunicato”. A Mussari, all’ex dg Antonio Vigni e al Cfo, Daniele Pirondini, inoltre i magistrati contestano pure un altro reato: avrebbero fatto false comunicazioni sociali ai soci e ai creditori. Secondo l’accusa avrebbero così ingannato, “soci e pubblico”, rappresentando “la complessiva operazione Fresh quale strumento di capitale in luogo di strumento di debito, nel bilancio 2008”. Mussari, Vigni e Pirondini sono poi indagati, in concorso, per falso in prospetto (reato contestato anche a Raffaele Giovanni Rizzi) e concorso in manipolazione del mercato. L’ex dg è stato accusato anche di ostacolo all’autorità di vigilanza, sempre in concorso, con Marco Morelli, Fabrizio Rossi e con gli ex componenti del collegio sindacale Tommaso Di Tanno, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti.

E’ stato il procuratore Tito Salerno, in una conferenza stampa nel pomeriggio, a spiegare come l’inchiesta su Antonveneta aveva preso avvio, nel novembre 2011, quando “da notizie di stampa” emergeva che la Fondazione Mps, socio di riferimento del Monte, era “in crisi” a causa delle operazioni di aumento capitale, e non solo, legate ad Antonveneta. Ora l’indagine principale è terminata, le eventuali richieste di rinvio a giudizio dovrebbero essere inoltrate al gup entro il mese di settembre.

Di certo, però, i magistrati che hanno depositato oltre 20mila pagine di atti, “ma le intercettazioni sono poche” ha assicurato Nastasi, non hanno intenzione di fermarsi. Da quest’inchiesta, infatti, sono partiti vari altri filoni e quando ai pm viene chiesto se sia possibile ipotizzare un “Antonveneta 2”, magari legata alle inchieste di altre procure come quella romana sullo Ior, la risposta è solo un “no comment”.

Il 13 dicembre 2013, il gip di Siena Ugo Bellini, su richiesta del pubblico ministero ha disposto l’archiviazione della posizione di Marco Morelli e Fabrizio Rossi ritenendo che “le notizie dei reati loro attribuite risultano infondate” e che “comunque non risultano acquisiti nei loro confronti elementi idonei a consentire di sostenere l’accusa in dibattimento”.