”Se è vero che si vota noi turandosi il naso io me ne vado, domani la direzione nazionale di Fare si convocherà per valutare la vicenda, sono disponibile a qualsiasi tipo di soluzione”. Con queste parole Oscar Giannino, candidato premier del movimento Fare per fermare il declino, ha annunciato la sua disponibilità a fare un passo indietro e a ritirarsi dalla competizione elettorale che si terrà tra cinque giorni. Le parole del giornalista dopo la polemica nata in seguito alla sua gaffe sul presunto master preso a Chicago. Una vicenda ‘denunciata’ su Facebook da uno dei promotori del movimento Luigi Zingales, che per questo ha deciso di lasciare il movimento.

“Se la mia credibilità totale offusca quella di Fare per Fermare il declino, la mia credibilità totale si separa da Fare per Fermare il declino“, ha detto ancora Giannino, che poi ha definito l’errore rappresentato dalla cattiva interpretazione del suo curriculum “un autogol interno che crea un vantaggio alla destra e alla sinistra e per questo è fonte di amarezza” per lui stesso. ”Chiedo scusa ai nostri elettori. Il mio è stato un errore gravissimo – ha continuato – Chiedo scusa a tutti. La linea di chiarezza che vogliamo portare avanti è netta e mi sono assunto tutte le responsabilità“. Il giornalista ha poi spiegato di aver frequentato a Chicago negli anni ’90 delle lezioni di inglese tecnico-economico con un insegnante privato. 

“Mi sono state attribuite online lauree e master a Chicago e il mio gravissimo errore è stato non essermene accorto. La discussione su questi titoli su Wikipedia andava avanti da tempo, ma io non uso Wikipedia e non me ne ero accorto – ha sottolineato il candidato premier – L’equivoco è nato perché io sono stato più volte a Chicago e perché la mia scuola economica di riferimento è quella. Anche il curriculum sbagliato sul sito dell’istituto Bruno Leoni è dovuto ad un giovane stagista che ha preso e messo dentro quanto trovato su Wikipedia”. Quanto all’uscita di Zingales dal partito, Giannino ha detto di non voler fare “illazioni”. “Non so perché ha detto questa cosa a quattro giorni dalle elezioni, spero che ci ripensi – è il pensiero di Giannino – La cosa che mi fa stare peggio è la sofferenza e l’amarezza che ho provocato nella comunità dei nostri sostenitori. Se la mia credibilità totale offusca quella di Fare, la mia credibilità si separa da Fare. Sono disposto a sparire nel nulla”. La vicenda, secondo Giannino, “è una testimonianza importante. Se cominciamo da casa nostra a fare chiarezza a quattro giorni dal voto, vuol dire che non ci fermeremo davanti a niente”.

Il possibile passo indietro del giornalista economico, inoltre, potrebbe avere ripercussioni mica da ridere in Lombardia, dove il suo movimento spaventa – e non poco – la Lega Nord. Su questo tema, però, Giannino non molla di un millimetro: “Non credo che Maroni possa stappare champagne per la Lombardia. Fare per Fermare il declino non si ferma, mi dispiace solo per la soddisfazione di Berlusconi, ma questo è un doppio autogol come quello di Nicolai che i meno giovani ricorderanno”. Gli eventuali voti in libera uscita di Fare per fermare il declino, però, difficilmente andranno a Berlusconi. Ne è convinto Renato Mannheimer, presidente dell’Ispo, secondo cui “non si può sapere con certezza dove andranno i voti di Giannino perché erano molto pochi, circa l’1,5%”. Per il sondaggista “sono cifre minimali difficilmente rilevabili. Direi che una parte rimarranno nel Movimento – ha aggiunto il presidente dell’Ispo – e il restante si disperderà, ma non andrà a Berlusconi”. Perché? “Perché l’atteggiamento dei suoi sostenitori era molto negativo verso Berlusconi”.

Sulla questione è intervenuto anche colui dal quale tutto è partito, alias Luigi Zingales. “Non voglio speculare su questa vicenda, che è molto triste – ha detto il professore – Ho detto tutto quello che dovevo dire e, come ho già spiegato chiaramente nella lettera, mi sono dimesso perché una bugia in tv rompe il legame di fiducia tra rappresentanti politici e cittadini. Perciò non ho voglia di dire altro”. Ma Giannino non la pensa così. “Zingales mi ha cercato senza trovarmi perché ero in campagna elettorale e io gli ho risposto sulla segreteria telefonica” ha detto in conferenza stampa il leader di Fare, aggiungendo che Luigi Zingales non gli ha chiesto spiegazioni “in ginocchio”, così come aveva dichiarato. “Quando altri fondatori mi hanno fatto sapere sabato che c’era questa questione, io l’indomani mattina ho fatto la dichiarazione all’Ansa – ha proseguito il giornalista e candidato – Non metto in discussione che Zingales mi abbia cercato, gli ho lasciato anche in segreteria telefonica la risposta. Non appena l’ho saputo ho chiarito – ha concluso Giannino – Ma per lui il problema resta aperto ed è giusto che la direzione lo esamini. Io spero che ci ripensi”.