La mafia russa non ha più il suo re. Aslan Usoian, bonariamente soprannominato “Ded (nonno, ndr) Ha-san” è stato ucciso mercoledì da un cecchino all’uscita da un ristorante caucasico di Mosca. Era il “padrino” della criminalità organizzata, salito ai vertici di “Seme nero”, il maggior gruppo della tradizione criminale sin dai tempi dell’Urss. “Chi lo ha ucciso – racconta al Fatto Quotidiano Nikolai Lilin, autore di Educazione siberiana, libro sulle famiglie mafiose russe che sarà un film (diretto da Gabriele Salvatores) in uscita tra un mese – ha lasciato la sua ‘firma’: Usoian è stato colpito da 6 pallottole calibro 9 sparate da un fucile di precisione in sequenze di due colpi, nessuno al volto, per lasciarne intatto l’aspetto. Il tipo di arma è in dotazione alla squadre di ricognizione del Gru (Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie), il servizio segreto militare russo” . Lilin parla con scioltezza e precisione di armi e attività degli 007 russi (da cui proviene anche il presidente Vladimir Putin) per la leva compiuta in Cecenia (esperienza raccontata in Caduta Libera), da dove provengono alcune delle famiglie mafiose che in passato hanno avuto grande peso nei traffici illegali dell’ex Urss.

“Dietro questo omicidio c’è l’ennesimo episodio che rivela la guerra tra bande mafiose collegate a due dei maggiori poteri russi: l’Fsb (Federal’naja sluba bezopasnosti Rossijskoj Federacii, più diretto erede del Kgb sovietico, ndr) che è il servizio segreto ‘civile’ e appunto il Gru. L’uno e l’altro spalleggiano e favoriscono gruppi mafiosi rivali, facilitandone gli affari. E il grande business prossimo venturo sono le Olimpiadi invernali a Soci nel 2014”, località turistica sulle montagne che si affacciano sul Mar Nero. Le aziende che costruiscono le strutture sportive avrebbero precisi referenti della malavita legati alle strutture dei servizi che controllano le attività illegali del paese.

“Nel 2011 – dopo l’uccisione di Ivankov, l’altro leader mafioso moscovita, ferito mortalmente nel 2009 – era stato trovato un accordo per la spartizione degli interessi criminali. Ora, con l’omicidio di ‘nonno Hasan’ gli influentissimi servizi segreti militari vogliono far capire alla mafia moscovita che non c’è più un ‘padrino’, un padrone assoluto, ma solo gruppi più o meno affiliati. Hanno liquidato i grandi capi, tradizionalmente modelli per le nuove leve della malavita (Hasan era stato in carcere per la prima volta a 19 anni per aver tentato di uccider e un poliziotto nella sua nativa Georgia, e in prigione aveva avuto la sua investitura come ‘ladro nella legge’, ovvero l’ingresso nella famiglia mafiosa). Un omicidio simbolico, che vuol dimostrare come il vero potere è nelle mani appunto del Gru, degli 007 militari della Federazione russa. Un potere acquisito sempre più dall’inizio dell’intervento di Mosca in Cecenia, tra la fine dei Novanta e gli inizi del Duemila, in un’area di traffici e illegalità”.

Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2013