Solo colpa di anarchici e antiautoritari? O dietro la nuova spirale di violenza in Grecia si nasconde anche disinformazione e (soprattutto) un preciso conflitto tra poteri? L’interrogativo è legittimo all’indomani di un fine settimana caratterizzato dal duplice attacco contro esponenti e sedi del governo. Nella notte di sabato il lancio di una molotov artigianale contro l’abitazione ateniese del fratello del portavoce dell’esecutivo, Simos Kedikoglou. Tra sabato e domenica altre bombe sono state scagliate contro diverse sedi nella capitale ellenica dei due partiti al governo, i conservatori di Nea Dimokratia e i socialisti del Pasok. Sino ai nove colpi di kalashnikov esplosi all’alba di oggi contro lo studio del premier Antonis Samaras, al terzo piano del palazzo che occupa la direzione nazionale del partito ad Atene. Per questo il quotidiano To Vima questa mattina titola “dalla pennetta alle bombe”, alludendo al fil rouge che esiste tra la chiavetta usb contenente i nomi della Lista Lagarde e le molotov che hanno monopolizzato il fine settimana ellenico.

Ma quale rapporto si snoda tra i due fatti di cronaca? Possibile che la tensione contro la politica sia da ritrovare esclusivamente nella disperazione di cittadini vessati da balzelli e memorandum? Il governo sottolinea che la spirale di violenza è frutto della delegittimazione dell’opposizione e di chi rema contro “l’europeizzazione” del Paese. Ma la storia greca insegna che nulla è come appare, e che quel paese è stato in svariate occasioni crocevia di interessi e dinamiche legate alla geopolitica.

Si pensi ad esempio alle brigate terroristiche del 17 novembre, il nucleo armato più misterioso del panorama europeo, sul cui esito molte domande sono ancora senza una risposta. Per 27 anni hanno agito in libertà senza nomi e volti fino alle condanne nel 2002 per il leader Alexandros Giotopoulus, professore di matematica. Avevano iniziato con l’ assassinio di Richard Welch, capo della missione Cia ad Atene, e terminato nel 2000 con l’attacco a Stephen Saunders, addetto militare dell’ambasciata britannica. Nel mezzo la lotta armata contro diplomatici statunitensi, britannici e turchi, le minacce di molti paesi di non partecipare alle Olimpiadi del 2004 se quegli adepti non fossero stati ‘annullati’. Ma anche numerosi indizi di una strumentalizzazione di cui potrebbero essere stati vittime e tanti interrogativi circa un’impunità pressoché totale per tre decenni. O si pensi all’omicidio del giovane giornalista Sokratis Giolias, il primo forse ad aver avuto sentore della portata della Lista Lagarde: fu ucciso il 19 luglio 2010 colpito da quindici colpi davanti alla sua abitazione in Ilioupoli, vicino Atene. Le armi usate erano legate a precedenti attacchi da parte della Setta dei rivoluzionari, un gruppo di terroristi che il giorno dopo fece perdere le proprie tracce e di cui mai più si è parlato.

Oggi alcuni commentatori vorrebbero unire il disagio sociale incarnato dal leader dell’opposizione Alexis Tsipras alla ripresa della contesa armata per le strade di Atene, come lascia trapelare anche il deputato del Syriza Manolis Glenzos, eroe della resistenza greca (issò sul Partenone la bandiera ellenica ammainando quella tedesca). Ma altri analisti si spingono a ragionare sul fatto che il cambiamento delle circostanze, ovvero l’eliminazione delle principali minacce alla moneta unica rappresentate dal rischio default greco e il salvataggio de facto da parte della troika, sia stato controbilanciato dalla Lista Lagarde, deflagrata contro l’intera classe dirigente ellenica (ancora incapace di offrire ai cittadini una risposta credibile), vero elemento di disordine interno. Si pensi che l’ex segretario dello Sdoe (il dipartimento crimini finanziari), John Kapeleris, confutando le accuse fatte dal suo ministro, il signor Papaconstantinou, ammette oggi di non aver “mai visto la lista Lagarde e non ho mai ricevuto il mandato per un controllo approfondito”. Una testimonianza che, se confermata, inchioderebbe entrambi gli ex ministri dell’Economia. L’argomento sarà senza dubbio anche al centro dell’incontro berlinese tra Tsipras e il ministro delle Finanze Schaeuble, dopo che il giovane leader del Syriza in un comizio nella serata di ieri al teatro Volksbühne di Berlino è stato incoronato “la diva europea della sinistra continentale”.

In quell’occasione i co-presidenti del partito tedesco Die Linke, Kipingk e Rixingker Byrd, hanno consegnato proprio a Tsipras un assegno vale 40mila euro per i bambini ricoverati negli ospedali greci. Ma sono state le sue dichiarazioni a provocare la reazione della maggioranza di governo ad Atene. Secondo Tsipras la Grecia è stata la “prima cavia della barbarie neoliberista dell’eurozona”. Anche se una volta resa pubblica la notizia dell’attentato contro la sede di Nea Dimokratia, è stato uno dei primi a telefonare al premier Samaras. In questa storia di depistaggi, bombe ed evasori milionari, forse un po’di chiarezza la si ritrova nelle parole della coriacea leader comunista Alexa Papariga, che commentando l’attentato dice: “Il sistema è marcio e il marcio penetra in ogni cosa”.

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