Un calo del 2,5% dei pernottamenti nel 2012 e del 10% dei fatturati. Si tratta di 7 milioni in meno di presenze e di una perdita di 3 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal rapporto del Centro Studi di Federalberghi. Secondo i dati pubblicati diminuiscono le presenze degli italiani (-5,4% rispetto al 2011), mentre aumentano dell’1% quelle degli stranieri. “Entrando nel dettaglio mensile – si legge – gli italiani hanno fatto segnare indicatori negativi per nove mesi su dodici ad eccezione di marzo (0%), novembre (addirittura +8%) e dicembre (+0,1%)”. Gli stranieri, invece. hanno segnato solo tre mesi di trend negativo (aprile, giugno e settembre), facendo registrare incrementi record a febbraio (+9,7%), gennaio (+9,2%), marzo (+8,6%) e novembre (+6,6%). E le ripercussioni sull’occupazione sono pesanti: “Nel segmento dei lavoratori a tempo indeterminato – spiega l’analisi – il dato annuo è stato di -3,1% con picchi che sono andati dal -1,1% a gennaio al -4,8% di ottobre. Nel segmento dei lavoratori a tempo determinato il dato annuo è stato di -2,8% con picchi che sono andati dall’0% di marzo al -6% di dicembre”. In generale il 2012 si è chiuso con una diminuzione di lavoratori occupati di circa 10mila unità, 60mila a livello aggregato di settore.

I dati “sono sicuramente negativi, eppure – commenta il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – guardando al contesto internazionale c’è qualcosa che comincia a luccicare in fondo al tunnel”. “La speranza – prosegue – è di una ripartenza nel 2013 delle spese delle famiglie italiane e straniere orientate al settore, incoraggiata da tariffe ferme da tre anni e proposte commerciali sempre più ricche di servizi aggiuntivi”. Dal mondo politico gli albergatori si aspettano agevolazioni fiscali, dall’Imu alla Tares, semplificazioni per l’accesso al credito, promozione massiccia verso i Paesi ad economia forte della destinazione Italia, drastica riduzione del costo del lavoro. “Sono le richieste che rivolgiamo ai candidati premier – conclude Bocca – affinché le inseriscano nelle loro Agende, oltre ad un piano strategico di breve-media durata che possa assicurare al turismo una lenta ma certa ripresa, indispensabile per tenere in vita le migliaia di imprese, garantire i milioni di posti di lavoro e mantenere gli introiti fiscali per le casse dello Stato”.